
Anno 180 D.C., il generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) guida l’ esercito romano alla vittoria durante la guerra in Germania, ordinata dall’ anziano imperatore romano Marco Aurelio (Richars St. John Harris). Quest’ ultimo, malato da tempo e prossimo alla fine, non accetta il proprio figlio Commodo (Joaquin Phoenix) come proprio successore, considerandolo inadatto al ruolo. Decide quindi di designare del titolo di imperatore il generale Massimo, considerato da sempre il figlio che avrebbe voluto.
Comunica la propria decisione al figlio, giunto da Roma insieme alla sorella Lucilla (Connie Nielsen); Commodo, deluso per la scelta, lo uccide soffocandolo contro il proprio petto prima che la decisione venga resa pubblica ed ordina a Quinto (Tomas Arana) di far decapitare Massimo e di crocifiggere la sua famiglia.
Massimo, condotto nella foresta per essere giustiziato, riesce ad afferrare una spada e a uccidere tutti i pretoriani del manipolo, ruba due cavalli ed intraprende il lungo viaggio verso casa, dove però scopre la moglie (Giannina Facio) e il figlio (Giorgio Cantarini) crocifissi tra le rovine della propria abitazione data alle fiamme. Sfinito dalla stanchezza, viene catturato e venduto come schiavo a Proximo (Oliver Reed), un ex gladiatore che Marco Aurelio aveva insignito del “Rudis”, la spada di legno, simbolo della libertà riconquistata combattendo sulla polvere del Colosseo.
“Un generale che diventò schiavo, lo schiavo che diventò un gladiatore, il gladiatore che sfidò un imperatore.” Sarebbe bastata questa battuta recitata da Phoenix nel film, per spiegare in pochissime parole la sinossi, perché in realtà descrive alla perfezione in tre soli blocchi quello che è il percorso del protagonista di questo autentico Kolossal del cinema…ma sarebbe davvero ingiusto nei confronti degli enormi sforzi dello sprezzante Ridley Scott che, manda letteralmente a quel paese secoli di verità storiche, per poter dare vita a questa splendida creatura proprio come l’ aveva sempre sognata e voluta.
Avrò visto questo film più di 50 volte ed ogni volta che mi si presenta l’occasione di rifarlo (che sia dall’inizio, a metà o sul finale), nemmeno sto lì a ragionarci sopra…mi metto comodo e lo rivedo per l’ennesima volta, acquisendo (magari) microscopici particolari che mi erano sfuggiti nelle precedenti visioni.
Detto questo, il mio giudizio su questo film potrebbe risultare troppo “di parte” e rischiare di non essere obiettivo, ma fortunatamente a sostenere quanto già accennato e quanto dirò in seguito, ci sono 12 Nomination agli Oscar ed altre 5 Nomination ai Golden Globe (con 5 statuette e 2 globi portati a casa), bottino più che sufficiente a non farmi passare come un ragazzetto alla sua prima “cotta”.
In 155’ c’è tutto quello che si possa desiderare di trovare in un film: sequenze d’ azioni girate in maniera magistrale, combattimenti all’ ultimo sangue, scenografie e costumi studiate in ogni minimo particolare, straordinarie interpretazioni attoriali (Djimon Hounsou deve al ruolo di Juba tutta la sua sua successiva carriera), un’ indimenticabile colonna sonora interamente scritta da Hans Zimmer ed affidata alla voce di Lisa Gerrard, frasi rese immortali dalla loro trasformazione in citazione nei discorsi di tutti i giorni, un percorso esistenziale del protagonista segnato da dolore, sangue, perdite, riscoperta di una nuova vita, spiritualità, speranza, rabbia, sete di vendetta, sacrificio, riscatto, morte, prigionia e libertà…e mi fermo qui, perché a voler analizzare ogni piccola sfumatura, finirei per superare le 2000 parole per questa recensione.
Il merito del folle amore che nutro per Il Gladiatore, però, è da assegnare ad un nutrito gruppo di fantastiche persone, il quale lavoro passa troppo spesso inosservato e viene messo (per pochi attimi) sotto le luci dei riflettori, solo in caso di vittoria di qualche premio…questo gruppo di persone portano il nome di The Mill, una compagnia britannica specializzata nella Computer-Grafica del cinema, meritevole di essersi occupata (in Post-produzione) della realizzazione delle scene della Roma “ricostruita”.
Le migliaia di frecce infuocate scagliate in aria durante le scene di guerra, le tigri reali filmate davanti ai Blu Screen e sovrapposte poi alle scene di combattimento, le folle da più di 35.000 persone ricreate filmando le “sole” 2000 comparse a disposizione per le riprese…tutto questo, nonostante abbia impegnato centinaia di ore di lavoro, risulta (ai miei occhi) nulla al cospetto di sole due brevissime, ma formidabili scene: la carrellata dall’alto, in pieno stile drone (che drone non è), sui fori imperiali che termina sul Colosseo e la carrellata circolare (che si trasforma in panoramica) all’ingresso dei gladiatori che, arrivati dall’Africa, si ritrovano per la prima volta all’interno del Colosseo. Durante la seconda scena si ha davvero l’ impressione di trovarsi, insieme agli altri gladiatori, al centro dell’Anfiteatro Flavio nelle sue originali fattezze e le reazioni e le grida del pubblico (anch’esso ricostruito), rendono ancora più verosimile questa immedesimazione. E pensare che soltanto con la prima The Mill aveva dato fondo al budget a disposizione per gli effetti speciali in Post-produzione, solo un intervento dello stesso Scott riuscì a persuadere la produzione a sforarlo per terminare il lavoro in programma.
Tutto il lavoro della The Mill ha aggiunto alle riprese reali solo 9’ ed entrambe le due scene di cui sopra durano pochissimi secondi ciascuna, se ci si sofferma a pensarci, ma hanno il merito di aver ridato lustro e splendore cinematografico, non solo ad un genere che mancava dai tempi di Ben Hur, ma anche all’ antica immagine della Roma “circensem”…quella Roma dei giochi e della violenza che tanto piaceva al popolo e che, a distanza di migliaia di anni, pare che piaccia ancora…se non siete d’ accordo, ci sono circa 457 milioni di ottimi motivi che potrebbero smontare la vostra tesi.
In conclusione, vivo nella Capitale da quasi 20 anni e da quando mi ci sono trasferito, le pessime gestioni amministrative che si sono susseguite hanno portato Roma ai limiti dell’invivibilità. Eppure, ogni qual volta passo fugacemente in macchina o passeggiando a piedi sotto l’ombra del Colosseo, resto sempre estasiato davanti la sua eterna bellezza e storia…e se anche per pochissimi secondi, ogni qualvolta rivedo la scena di Crowe che entra per la prima volta al suo interno ed ogni volta, ascoltando il pubblico gridare “Massimo, Massimo, Massimo” mi sento gladiatore anch’io, beh…chiamatemi scemo, ma per me questo è quello che deve essere il CINEMA.
Alessandrocon2esse























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