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Il colibrì (2022) di Jonhdoe1978

⭐11 Maggio 2023 ⭐ Contrassegnato con: Il colibrì, Il colibrì Recensione, Recensione Il colibrì

Il colibri Interna

Appena ci troviamo davanti a un film che è l’adattamento di un libro inizia subito la corsa al paragone. Dopo anni in cui ho partecipato con vigore a questa discussione, sono tantissimi i film da poter prendere d’esempio, ora sono giunto a una drastica conclusione: MA CHISSENEFREGA!

Dal mio punto di vista, il libro deve essere visto e letto per un film, anche se poi ne ripercorre gran parte delle vicende, solo come spunto. Troppo distanti questi due modi di comunicare per essere assimilati e giudicati. I canoni di giudizio sono diversi esattamente come quello che vogliono condividere ed esprimere: immaginazione visiva l’uno e immaginazione creativa l’altro. Pensate, per esempio, al tunnel che ha portato Andy Dufresne alla libertà e a come l’immagine mostrata nell’opera dal capolavoro di Frank Darabont possa e in molti casi, sia diversa da quella che mentalmente ci eravamo costruiti leggendola. Quale delle due è meglio? Semplice, nessune e tutte e due, e questo, qui il motivo della mia considerazione, per le diverse corde emozionali che vanno a pizzicare.

Tutta questa elucubrazione mentale è figlia di quello che ho letto riguardo a Il Colibri di Francesca Archibugi e di quanto la sua rappresentazione sia inferiore al libro, l’omonimo scritto da Sandro Veronesi. Io non ho letto il libro, non credo che lo farò mai, ma quello che mi ha lasciato il film è tanto e allora mi chiedo come si può sentenziare che esso non arrivi pienamente? E’ errato mischiare le proprie convinzioni con quelle generali e cosi non è detto che se uno ama allo stesso modo le opere letterarie e quelle cinematografiche non possa accadere, con lo stesso risultato o rispetto, che un’altra persona emotivamente (ed è il mio caso) preferisca l’una o l’altra. Non è limitata la prima ipotesi e non lo è neanche la seconda..

Detto questo, magari mi sono dilungato un tantino, Il Colibri (da ora sarà riferito solo al film) è un’opera spiazzante e per certi versi dantesca. La storia di Marco Carrera assomiglia, infatti, a una discesa continua nell’inferno seppur dall’alto, paradosso, ti una bontà d’animo che è riuscita a creare nello spettatore prima rabbia e poi rispetto e rassegnazione. Il suo codice etico asimmetrico, probabilmente troppo esasperato nella rappresentazione (vedi dopo la vincita al poker), si basa su elementi non comuni o meglio, che poco hanno a che fare con la società che conosciamo. Questo ovviamente non vuol dire nulla, ma di certo lo rendono, anche in virtù delle proprie convinzioni morali, almeno fuori tempo e “fuori moda”. Dal mio punto di vista, tale abbinamento lo rende e rende tutto il film costantemente interessante e questo per quel tentativo, ambizioso, di assimilare o avvicinare quello che si sta vedendo alla propria storia. E’ indubbio, infatti, che l’opera mentale di tutti è quella di trovare in ogni storia tracce di se, intese anche come semplici aspirazioni o sogni, favorendo cosi il trasporto e l’immedesimazione. In questo a tratti sembra molto complicato, molto estreme le condizioni, ma poi alla fine ci si riesce e l’incastro è sentimentalmente impattante.

A livello di impostazione (ora un bel come il libro o a differenza del libro ci sarebbe stato bene!) la narrazione a flashback è estremamente accattivante e riesce nel duplice intento di sballottolare armonicamente lo spettatore tra un momento e l’altro lasciando però intatta la continuità espositiva. In pratica la storia va perennemente avanti e non si corre mai il rischio di confondersi o perdersi per capire l’arco temporale di riferimento. Ma se questo è vero a livello di struttura ancora di più lo è perché tale impostazione ha permesso di esaltare al massimo quelli che a mio avviso sono i tre temi principali del film (storia): l’amore puro, la simbiosi padre/figlio-a e il rapporto tra coscienza, aspirazione e scelte. Probabilmente, proprio per le ragioni sociali di cui dicevo prima, quest’ultimo è il più complesso da digerire, ma alla fine (almeno cosi è stato per me) lo si inserisce mentalmente in quell’alto senso di se stessi che ognuno ha. In pratica non è importante il mezzo di come si vive ma il fine al quale si vuole portare la propria vita e non importa se attraverso una concessione, una rinuncia o una vera o falsa speranza/illusione.
Il rapporto genitoriale è costruito benissimo e raggiunge picchi di delicatezza elevatissimi. La costruzione di questo rapporto segue si uno schema classico/conosciuto ma si arricchisci di piccoli particolari, la doccia, al di la della meraviglia del contenuto, che poi servirà per il finale, ne è un esempio, che lo portano a essere percepito con pienezza e tenerezza assoluta. E’ normale che l’essere o non essere padre non può non cambiare la prospettiva, ma non è l’unica variabile.

Dolosamente per ultimo ho lasciato il tema amore e quindi il rapporto tra Luisa e Marco. Per quanto possa sembrare strano, al giorno d’oggi ogni rapporto viene tritato dalla velocità e dalla corporalità (comunque importante, non ci nascondiamo), l’idea che i due trasmettono è tutt’altro che anacronistica e fuori portata. Il sentimento e l’idea piano piano prendono emotivamente il sopravvento e creano una specie di giustificazione che va oltre la realtà confinandosi nel più astratto essere se stessi. Il loro vuole rappresentare quell’amore quasi sublime a cui a volte si rinuncia, o magari per colpa o destino, non si riesce a vivere nonostante la focalità e l’unicità che lo rappresenta. E’ chiaro che questa è un’estremizzazione del concetto, ma il suo scopo lo raggiunge pienamente riuscendo a essere, come rappresentazione, abbastanza morbida, come dicevo all’inizio, per essere modellata mentalmente a seconda del proprio modo di vedere e vivere le cose.

Il colibri è un film che se preso per singoli momenti ha molti difetti, ma se considerato nel suo complesso è per lunghi tratti travolgente. La fine in un modo o nell’altro mi ha colpito ed è riuscita a dare una giusta quanto struggente conclusione a tutti i temi (anche se alcuni evidentemente non gestiti benissimo, vedi il motivo del rapporto Marco/Carradori, p.s. Nanni Moretti non mi ha convinto). Certo la sensazione di una vita vissuta parzialmente con il fato che ci ha messo spesso lo zampino rimane molto, seppur dall’alto di scelte che altro non sono state che la conseguenza sia delle convinzioni del momento che in generale di quello che si è nel profondo. In conclusione però, quella marea di se che il film lascia non è altro che lo specchio di ogni vita e questa assimilazione concreta, con contestuale capacità gestionale della Archibugi, lo rende emotivamente pieno…e questo vale più di qualsiasi sterile paragone.

Jonhdoe1978

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Il colibrì

Il colibri
7

Valutazione Complessiva

7.0/10

SCHEDA

  • Regia: Francesca Archibugi
  • Anno: 2022
  • Durata: 126'
  • Genere: Drammatico

Interazioni del lettore

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