
Nome: Andy Dufresne
Segni Particolari: Un poster di Rita Hayworth e un martelletto da roccia
Attività: Detenuto e banchiere
Periodo di attività: 1947 – Zihuatanejo
Non esiste nessuna persona che nell’arco della propria vita non abbia subito un’ingiustizia e questo in considerazione dell’innata opportunistica e egoistica natura che l’uomo ha e che lo porta a salvaguardare se stesso come singolo a prescindere delle conseguenze arrecate a chi gli sta intorno. E’ ovvio che non tutti questi soprusi hanno la stessa gravità ed intensità, ne esistono alcuni cosi pesanti e insormontabile che il rischio di perdersi è molto più alto rispetto a quello di riprendersi. Ed è questo il caso capitato e successo a Andy Dufresne, banchiere tradito che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato ma con il movente giusto.
Due ergastoli, nessuna possibilità di appello, una prigione dove l’ingiustizia della quale viene erroneamente accusato è ancor più radicata che nella società esterna e un’indole solitaria che ha poco di auto conservativo. Ci sono insomma, tutti gli elementi per impazzire, per lasciarsi andare, per smettere di lottare abbandonandosi a una sorta segnata da una verità oggettiva negata.
Ma proprio in questo inferno imposto, Andy trova la forza e soprattutto la calma per crearsi un cosmo alternativo nel quale rifugiarsi, un calendario personale che dal futuro retrocede al presente in cui trovare una motivazione, una speranza, un pizzico di vita su cui fantasticare. Si aggrappa disperatamente alle sue conoscenze intellettuali per dare un minimo di dignità a se e a gli altri, alla sua innata capacità analitica per trovare soluzioni anche nelle situazioni più contorte, ma soprattutto a un poster di Rita Hayworth, mai cosi bella, a uno martelletto da roccia e a Red, l’amico inaspettato. Per quanto apparentemente controllato e razionale nulla avrebbe potuto fare senza la presenza di quest’ultimo e questo per la forza che ha, anzi, si sono riusciti a dare anche solo con la semplice presenza.
Su di loro si sono abbattute ingiustizie su ingiustizie, un piccolo mondo con dei confini cosi stretti infatti, amplifica ancora di più ogni situazione costrittiva che risulta spesso, essere più dura che in altre circostanze. Ma Andy incassa e si rialza, sanguina e non muore e questo in nome di un qualcosa di inafferrabile, di una potenza emotiva e sognatrice che travalica ogni cosa, in contrasto con l’apparenza di rassegnazione che lo contraddistingue. Una imperturbabilità fittizia, un menefreghismo che nasconde un cuore immenso, un’anima che ha la capacità di estendersi all’infinito per poi ritornare alla realtà ma sempre a un metro da terra, condizione indispensabile per non impazzire.
E nel momento in cui comincia a strisciare nella merda per metri e metri tutti abbiamo avuto un sussulto, una specie di sensazione di speranza condivisa, di presa di coscienza della possibilità di trovare sempre, anche nelle situazioni più a limite, un motivo per provarci, una fiammella per vedere il futuro. Le sue braccia al cielo sono le nostre, cosi come la pioggia incessante sono le lacrime di tutti, i sogni di tutti insieme a un vaffanculo inevitabile verso chi, ognuno per la propria esperienza, ha provato sino in fondo a stritolare la nostra vita e le nostre ambizioni. Cosi come l’abbraccio finale all’amico sospirato con sullo sfondo, finalmente, l’immensità del mare e del cielo, è lo stesso che ognuno di noi avrebbe voluto dargli quale simbolo e conferma che a volte il giusto può vincere, che c’è ancora posto per la bellezza e per i sogni.
Jonhdoe1978
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