
La cosa peggiore che possa capitare a una categoria è non capire i propri errori perseverando nel suo atteggiamento poco lungimirante e ingiustificatamente, conservativo. E cosi a soli 4 anni da Non Aprite quella Porta, anche il film Halloween e il suo autore furono inizialmente, bistrattati, riuscendo a trovare luce solo per il modesto investimento di un produttore non americano, convinto più dal fatto che l’eventuale perdita non l’avrebbe toccato che per pura convinzione.
Il risultato è stato di un’opera principe, di quelle che più di tutte ha segnato un determinato genere costruito sullo schema assassino, situazione, preda. Lo stesso Venerdi 13, nonostante il suo protagonista, Jason, abbia con il tempo assunto una “popolarità” maggiore, segue questo andamento, copiandone quindi, le fondamenta.
La magia del film è dovuta dalla splendida capacità di John Carpenter, all’esordio nel genere, di creare tensione senza nascondere. Il protagonista, infatti, è quasi sempre visibile, giocando sulla percezione visiva differente a seconda degli spazi. Si passa cosi, nei minuti, da un Michael lontano e sfocato a uno sempre con maggiori dettagli, quasi a simboleggiare il costante e inevitabile avvicinamento all’esplosione maligna insita nel suo animo. Si è creato cosi, quel misto tra terreno e mistico, con l’Uomo Nero che da psicotico folle diventa quasi la reincarnazione del male estremo, di quella subdola ombra scura che anche la più pura delle luci può solo sfiorare.
Carpenter è un maestro e con Halloween ha mostrato come si costruisce un Thriller (di horror puro c’è poco), innalzando, anche aiutato dal fantastico tema musicale (peraltro suo), in ogni minuto la tensione emotiva e di attesa. Ci ha dissetato un poco alla volta, stando bene attento a lasciare le nostre labbra ben umide e la gola perennemente bramosa di altra acqua. Un connubio perfetto tra tecnica e concetto, con la prima al servizio diabolico e allucinato del secondo.
7.7/10
Jonhdoe1978
TITOLI DI TESTA: Risotto alla zucca su letto di carne umana
TRAILER: Quando devo scrivere una recensione “A sei mani”, consulto sempre il Bignani del cinema, Il Morandini. E manco fosse un compito in classe, faccio copia e incolla:
“Ce sta uno mezzo matto che a Halloween je sta sulle palle, lui preferisce il carnevale, si alle frappe, no alla vellutata. Poi però diventa tutto matto quando se mette la maschera der capitano Kirk de Star Trek e comincia a spanzà tutti quelli che magnano la zucca.”
Detta così pare la follia omicida de no chef che co la zucca nun sa che facce…è infatti è così. Michael Myers, noto chef stellato già a 6 anni, talmente che sbroccava quando doveva cucinà la zucca, che ammazza la famija e finisce in manicomio. Si sà, uno chef lontano dai fornelli non può stare. Così, armato del coltello dello Chef Tony, scappa dar manicomio.
“Vojo rifamme na vita, vojo tornà a cucinà!”. Ma quando torna al suo paese Natale stanno tutti a festeggià Halloween. Aprete cielo! Quello s’incazza e fa una carneficina. Alchè un noto critico culinario si mette sulle sue tracce e quando lo becca je spara. “C’avete rotto li cojoni co i piatti da stellati. La vellutata di zucca della Findus è bona e la fai in 5 minuti!”.
Ma te pare che Michael Myers more davvero? Tornerà in altri 10 film per combattere la sua crociata contro le ricette con la zucca. Il problema è che sti film risulteranno tutti indigesti…sarà er troppo scalogno.
7/10
Mklane
E’ possibile scrivere qualcosa che non sia stato già detto su Halloween – La notte delle Streghe a 42 anni dalla sua uscita? Probabilmente no, ma è doveroso almeno provarci.
Vero spartiacque della cinematografia Horror (quantomeno per quello che riguarda gli “Slasher”), grazie alla sua semplicità narrativa e la tutela dedicata allo spettatore, uno dei pregi che ha contraddistinto la carriera di John Carpenter, ha sicuramente il merito di aver posto le basi per quelle che sono poi diventate le celeberrime “Regole del film Horror”: ricorrenza di una disgrazia, scene di sesso che anticipano l’ omicidio, la vergine come unica sopravvissuta, maschere e costumi iconici, etc.
Carpenter cuoce il pubblico a fuoco lentissimo, lavorando sulla psiche dello stesso e rielaborando l’ idea del Boogeyman. La violenza dei delitti del suo Michael Myers viene spostata in secondo piano dalla tensione delle atmosfere che il regista è riuscito a ricreare, donando al suo personaggio l’ ubiquità e al contempo una spietata lentezza, lasciando le vittime senza evidente via di scampo e all’ interno di un sadico gioco del “Gatto contro il topo”.
Sin dal “Battesimo di sangue” di Michael, Carpenter ci posiziona nella soggettiva dell’ assassino, in quello che sarà uno dei piani sequenza più celebri della storia del cinema. La camera ripeterà lo stesso gioco per ogni successiva vittima, trasformandoci in “Stalker” e facendoci vivere in prima linea le piccole esitazioni e la lucida follia che precedono un omicidio.
Confesso di aver provato una sorta di piacevole “liberazione” ad ogni pugnalata inflitta…e non me ne vergogno, poiché frutto di una serie di elementi studiati ad Hoc affinché accadesse (colonna sonora compresa) e che oggi, nonostante il progresso nei mezzi cinematografici, succede sempre più raramente…proprio perché per fortuna/purtroppo il linguaggio ideato da Carpenter è diventato strutturale per gli Horror, attutendone inevitabilmente la forza.
7.6/10
Alessandrocondueesse
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