
“Chi più ne ha, più ne metta!!!”.
Probabilmente è questo il leitmotiv che risuonava nelle teste della coppia di produttori Mario e Vittorio Cecchi Gori, durante le riprese di Grandi Magazzini, pellicola “corale” ad episodi che ruotano tutti attorno all’ idea del consumo ed ai mezzi con cui si arriva a consumare.
Un cast infinito dei volti cinematografici (più o meno) in voga negli anni ’80 in continuo “Work in Progress”, costantemente rimpinzato (a riprese già iniziate) dal duo di produttori, per la gioia di un altro duo…quello formato dai registi Castellano e Pipolo, letteralmente impazziti fra forzature nella sceneggiatura e tagli in montaggio, per “accontentare” un po’ tutti.
Il risultato finale è naturalmente ASSAI rivedibile, ma non è tutto da buttare. Gli attori scritturati attingono tutti al proprio repertorio senza sprecarsi più di tanto. Proprio per questo a funzionare meglio e spiccare nell’ enorme mucchio sono proprio quelli che il repertorio ce l’ hanno: Paolo Villaggio e Gigi Reder nell’ episodio del ladro-robot; Renato Pozzetto in quello del fattorino che da una svolta alla sua vita salpando per “Un viaggio da sogno in paesi inesplorati”…in senso reale e metaforico; Nino Manfredi e Leo Gullotta, rispettivamente attore al tramonto alcolizzato e manager, ridotti a girare spot pubblicitari per campare; Enrico Montesano e Paolo Panelli, vittime di uno scambio di identità che li renderà frutto del desiderio della spietata Laura Antonelli e di suo marito Alessandro Haber.
Svolgono il “compitino” nei loro episodi invece, Christian De Sica e Lino Banfi…anche se il personaggio di quest’ ultimo, un mendicante disabile “Autorizzéto”, viene ancora oggi ricordato per il suo motivetto in rima improvvisata. Appena passabili Massimo Boldi ed Heather Parisi, più per le poche pose assegnate che per loro meriti. Completamente inutile e senza senso l’ episodio di Ornella Muti.
Nel Cast anche Michele Placido, Teo Teocoli, Claudio Botosso, Gianni Bonagura, Massimo Ciavarro, Ugo Bologna, Victor Cavallo, Sabrina Salerno, Massimo Buscemi e Rosanna Banfi, mentre fra i non “accreditati” si possono scorgere per pochi secondi, due giovanissime Eva Grimaldi e Francesca Dellera, nei panni delle improvvisate “Marilyn Monroe” in giallo ed in rosso che vengono spiate dal commesso guardone Claudio Boldi.
A riguardarlo, onestamente, più che ridere come si faceva con l’ occhio spensierato da bambino, si vive più di malinconia e di ricordi: malinconia per un’ epoca dove si percepiva una sorta di “felicità diffusa”, dove si consumava per bisogno e non per compensazione a ciò che manca e ricordi di un cinema italiano che, apprezzabile o no, poteva permettersi di scritturare il meglio (ed il peggio) di due generazioni attoriali in un unico film.
Alessandrocon2esse























Lascia un commento