
Nome: Giocatore 456/ Seong Gi-hun
Segni Particolari: Ha vinto due volte gli Squid Game
Attività: Concorrente/Vincitore/Rivoluzionario/Umano
Periodo di attività: 2021-2025 (?)
Non siamo cavalli, siamo esseri umani. Gli esseri umani sono…
Queste le ultime parole di Seong Gi-hun prima (non credo ci sia nessun rischio spoiler) di lanciarsi nel vuoto alla Ellen Ripley memoria. E se ci si pensa bene quei due gesti non sono molto diversi tra loro almeno se li riferiamo al tentativo intimo di entrambi di salvare qualcosa di un mondo schiavo delle sue estremizzazioni e delle sue contraddizioni. Fermando subito questo parallelo comunque stuzzicante, Giocatore 456 è, dal mio punto di vista, la perfetta sintesi di tutto quello che l’uomo è, può essere e che è.
Nei suoi gesti c’è tutta l’irrazionalità di cui siamo capaci e la sintesi del fatto che i pensieri e le circostanze sono fondamentali per segnare le nostre scelte. Rispetto agli altri, ed è servito alla serie per controbilanciare il totale lato oscuro di altri personaggi, lui ha però avuto il coraggio più grande di tutti: riuscire a non perdersi. E attenzione, il suo non è altruismo, ma l’esatto contrario. Tutta quella sete di giustizia, il tentativo di salvare altre persone e far saltare il banco del gioco, è solo un modo per espiare se stesso e tutto il sangue e le scelte sbagliate che ha dovuto e in parte voluto fare nella prima delle sue avventure. L’unico gesto realmente altruista è stato l’ultimo ed è l’apice dell’infinita simbologia che Squid Game ha tirato fuori in queste tre stagioni. La purezza di un infante è, infatti, l’unica carta davanti alla quale chi ancora si trova nel mezzo della lucidità può ancora ritrovare il senso della vita e della condivisione. Tutte le persone (giocatori) che alla fine si trovavano vicino a lui quel confine l’avevano perso e il denaro gli aveva sostituito il sangue e i sogni.
In Squid Game non c’è, però, nessuna espiazione, nessun patto di armonia con l’anima, ma solo la triste considerazione che noi uomini siamo semplicemente noi e che non esiste una strada univoca da percorre. La frase finale di Seong, a mio avviso, vuole dire proprio questo, Gli esseri umani sono…e ognuno ci vede per quello che è e che vuole. E cosi gli esseri umani sono generosi, arroganti, folli, avidi, assassini, sognatori, subdoli, fredigrafighi, impostori, giocatori, innamorati, egoisti, infami, legati, amorevoli, terroristi, senza emozioni, sentimentali, cannibali, atroci, etc, etc, etc. Giocatore 456 questo, durante il duplice percorso nell’estremità di questi concetti, lo aveva capito e in qualche modo l’ha detto a tutti, forse prima a se stesso.
Detto questo, la domanda che ora gira ovunque tra speranza, curiosità e un pizzico di ancora egoistica ossessione è se il prossimo giocatore 456 possa essere ancora lui. In pratica, è Seong Gi-hun ancora vivo? Personalmente credo che l’intenzione di Hwang Dong-hyuk (ideatore della serie) sia stata proprio quella di disseminare gli ultimi minuti di tanti dubbi, lasciandosi cosi una piccola porta di gestione di quello che sarà lo o i spin off della serie. E se ci si pensa questa scelta non può che essere condivisa perché almeno per qualche mese rende Giocatore 456 una specie di ibrido tra uomo e profeta e quindi tra gesti e idea, che è poi è quello che ha rappresentato da un certo punto in poi per la storia.
E senza per ora perdersi davanti alla razionalità delle scelte, per il momento teniamoci strette le nostre emozioni, il modo con il quale abbiamo approcciato questo personaggio e soprattutto, al modo con cui l’abbiamo vissuto. C’è stato e c’è tanto dentro di lui forse ancora di più di quello che realmente ora, anche sull’onda dell’emozioni, crediamo. Basti pensare che ha riscritto le regole di un numero che da anonimo è diventato se non assoluto come l’1 almeno indimenticabile come il 3 e non mi sembra propriamente una cosa da poco.
Jonhdoe1978
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