
Savannah, 1981. Mentre attende seduto a una fermata dell’ autobus, Forrest Gump (Tom Hanks) comincia a raccontare la storia della sua vita ad ascoltatori occasionali che si alternano di volta in volta.
Il piccolo Forrest (Michael Conner Humphreys) è nato e cresciuto a Greenbow, un piccolo paesino dell’ Alabama, insieme alla madre (Sally Field). Forrest è affetto da uno sviluppo cognitivo lievemente inferiore alla media, oltre a gravi problemi di postura, per questo la madre continua a ripetergli che non dovrà mai permettere che gli altri si considerino superiori a lui. Il primo giorno di scuola Forrest incontra sull’autobus la piccola Jenny Curran (Hanna R. Hall) e i due diventano subito amici. Un giorno Forrest scopre le proprie straordinarie doti di corridore, mentre scappa dai bulli che lo perseguitano ed incitato da Jenny a fuggire. Qualche anno dopo Forrest, ormai adolescente, viene notato dall’ allenatore della squadra di football dell’ Università dell’Alabama, dove viene ammesso per meriti sportivi. Qui le vite di Forrest e Jenny (Robin Wright) cominciano a separarsi, poiché lei studia ad un college femminile e comincia a frequentare altri ragazzi. Terminata l’ università, Forrest decide di arruolarsi nell’ esercito, rivelandosi da subito un eccellente soldato. Nel campo di addestramento, diventa amico del caporale Benjamin Buford Blue (Mykelti Williamson) detto “Bubba”, soldato afroamericano affetto da un leggero ritardo mentale come Forrest, con il sogno di possedere un peschereccio di gamberi. Dopo l’ addestramento Forrest e Bubba vengono spediti in Vietnam, dove conoscono il tenente Dan Taylor (Gary Sinise), comandante del loro plotone. Forrest non smette mai di pensare a Jenny le scrive lettere di continuo, anche se nel frattempo lei ha iniziato a girovagare per l’ America con un gruppo di hippies.
Questa volta vorrei partire dai numeri. Non perché siano stati devastanti, ma ci tenevo in particolare a specificare che tutti i riconoscimenti (giusti o sbagliati che siano) questo film se li è accaparrati sgomitando fra pellicole del calibro di Pulp Fiction di Quentin Tarantino e Le ali della libertà di Frank Darabont…giusto per citarne due. In soldoni: 13 Nomitations agli Oscar e 6 statuette vinte (fra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore); 7 Nomination ai Golden Globe di cui 3 portate a casa; una vera infinità di altri premi in giro per tutto il globo terracqueo.
Il segreto del successo di questo film sta tutto nell’ inserimento di un personaggio come Gump in una sceneggiatura che ha il sapore dell’ epico: un protagonista completamente “imperfetto” che riesce a vivere una vita straordinaria ed assolutamente impensabile, anche solo da immaginare, per la stragrande maggioranza di tutte le altre persone considerate “normali”.
I continui “salti temporali”, di cui il regista Robert Zemeckis è assoluto campione olimpionico, danno modo allo spettatore di godere della fitta narrazione, saltando (grazie ai flashback) dalla statica panchina iniziale a tutti e sei i continenti e spaziando fra i più disparati generi cinematografici (commedia, guerra, sportivo, drammatico, etc.) mantenendo, però, un perfetto equilibrio fra due estremi accuratamente delineati: il dramma e la commedia brillante.
I principali compagni di viaggio svolgono un’ importantissimo ruolo nella crescita dello stesso Forrest da “invisibile” a vero e proprio “simbolo americano”. Ognuno di loro lo accompagnerà nella comprensione dei principali valori della vita:
– Jenny è l’ amore: eterno, rifiutato, non sempre corrisposto…ma che alla fine (disgraziatamente troppo tardi) riuscirà a regalargli anche un figlio.
– Bubba è l’ amicizia: fedele e sempre presente…gli lascerà in eredità il proprio sogno, da condividere con il tenente Dan e che si trasformerà in uno scopo di vita e di rivalsa, dopo gli strascichi dell’ esperienza in Vietnam.
– Dan è la gratitudine: grazie ad una promessa sarcastica, pronunciata a mezza bocca, ritroverà un proprio ruolo nel mondo al fianco della sua ex-recluta, imparando ed insegnando allo stesso tempo che per quanti uragani possano incrociare il proprio percorso, c’è sempre un motivo valido per sorridere alla vita.
Non cadiamo però nella più classica delle trappole in cui si possa incappare dopo aver visto questo film: Forrest Gump non è in alcun modo da considerare una pellicola “conservatrice”…anzi. Già in passato Zemeckis ci aveva abituato a vagonate di critiche alla società americana, sapientemente nascoste all’ interno di pellicole “per famiglie”. Se si presta attenzione, si possono facilmente percepire osservazioni caustiche riguardo il tradimento a tutti quei bei valori a cui gli Stati Uniti d’ America sono tanto affezionati e che hanno paventato a destra e a manca in decine e decine di film. Forrest Gump è il simbolo di quell’ ingenuità di ideali che potremmo tranquillamente definire come ultima espressione degna di nota del “Sogno Americano”…paragonato a quelli che sono gli pseudo-ideali decantati da chi governa attualmente il paese delle opportunità: l‘ Imperatore Trump.
Alessandrocon2esse























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