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Per la realizzazione di Avatar, l’opera visionaria del 2009 diretta da James Cameron che ha riscritto le regole del cinema, grazie all’uso del digitale, venne impiegato il miglior 3D Nativo mai visto.
Il regista di Terminator ebbe l’idea nel 1995, dopo aver visto il classico d’animazione Disney Pocahontas e scrisse la prima sceneggiatura già nel 1996, decidendo però di archiviare temporaneamente il progetto per potersi dedicare, anima e corpo, a Titanic.
Cameron riprese in mano la sceneggiatura soltanto nel 2002, quando dopo aver visto il Signore degli Anelli: Le due torri, capì che gli effetti della CGI (Computer-Generated Imagery) erano progrediti abbastanza.
Gli Oscar per la Miglior Fotografia, la Miglior Scenografia ed i Migliori Effetti Speciali sono la meritata consacrazione all’immenso lavoro di precisione con cui Cameron ha ricreato sullo schermo il magico mondo di Pandora, rendendolo il più vicino possibile a come se l’era immaginato quindici anni prima.
Ma lo stupendo impatto visivo del capolavoro avveniristico e l’ingannevole veridicità delle sue scene, hanno provocato anche effetti negativi, oltre a primati e faraonici incassi al botteghino.
Durante la proiezione del film in 3D, un quarantaduenne di Taiwan che soffriva di pressione alta, morì a causa di un ictus provocato dall’eccessiva emozione provata. Il suo cuore cominciò a battere talmente forte da generare un’emorragia cerebrale.
Inoltre, a partire dal 2009, vennero istituiti dei Forum online per supportare migliaia di persone nel mondo che iniziarono a soffrire di depressione e, in alcuni casi, a tentare il suicidio. Tutte vedevano in Pandora un mondo ideale dove poter vivere lontane dall’ormai, parole loro, poco idilliaco pianeta Terra e dalla disgustosa razza umana. Questa condizione prese il nome di PADS (Post Avatar Depression Syndrome).
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