
TRAILER: guai a nun fallo
TRAMA: il titolo dice già tutto e infatti io nun me sò mosso pe tutto il film, non ho fatto na piega perchè come m’ero seduto poi me sò arzato. Su Netflix c’è scritto prodotto da Sam Raimi ma vai a capì che c’ha visto lui perchè io nun c’ho trovato niente.
Ce stà na tipa a cui jè morto er fijo e allora te decide de falla finita. Manco er tempo de buttasse da un burrone, che t’arriva un piacione con busto troppo lungo…dice che le bugie c’hanno le gambe corte, e infatti questo je racconta tutta na serie de fregnacce solo pe tramortilla e portassela in auto.
Dato che la puzza de “girl power” è nell’aria, questa se riesce a liberà ma subito dopo lui je dice che j’ha iniettato un siero che tempo 20 minuti te diventa come Pinocchio…un pezzo de legno!
Così questa te scappa, inizia a nun sentisse più le dita, poi li piedi, poi er culo e comincia st’epopea der pezzo de legno. Così tra un vecchio che prova a sarvalla, formiche che passavano di lì, botte varie, coltelli sui piedi, regazzini che se fanno i cazzi loro e na gita in barca che finisce male, sto pezzo de legno ritorna a movese pe fatte capì er vero significato del film: bisogna dasse na mossa contro il patriarcato, basta rimanè immobili.
Quindi tranquilli, tutto è bene quello che finisce bene, ma te ritrovi l’ennesima variazione sul tema dove in termini di realizzazione a falla da padrone è il piacione de turno, solo perchè alla fine il ruolo femminile risulta passivo, privo di esprimere emozioni per via di una sceneggiatura scritta co li piedi.
Mklane
Voto 3/10
Incipit ridicolo, sviluppo terribile e conclusione imbarazzante. Se dovessi schematizzare al massimo il mio pensiero su Don’t Move, nuovo film targato Netflix, diretto da Brian Netto e Adam Schindler e prodotto, ahinoi da Sam Raimi, questo sarebbe il risultato. Sostanzialmente potrei anche chiudere qui la recensione, la mia opinione sarebbe chiarissima, ma credo, che qualche specifica in più, seguendo comunque lo schema indicato, sia comunque necessaria.
La premessa del film è di una povertà di pensiero quasi spiazzante. E’ chiaro che serviva una miccia per far partire la storia, ma quella scelta, considerando che poi nella contesto narrativo del film non serve a nulla, fa più sorridere che altro.
Lo sviluppo, tanto per non modificare il livello iniziale, è tra l’avvilente e il comico. I vari momenti sono, infatti, cosi appiccicati e irreali da creare nello spettatore un misto tra stupore e isterica ilarità. Non si contano le volte in cui la mano sfiora il viso in segno di disgusto/rassegnazione, almeno sino a che ci si abbandona a una rassegnazione attiva (si guarda di continuo quanto tempo manchi alla fine). Due parole meritano gli effetti speciali. La scena delle formiche in faccia alla protagonista meriterebbe uno studio di cosa non fare nel ventunesimo secolo con il computer.
Ma quando sembrava che ormai il peggio fosse passato, ecco che arriva la fine e la luce dell’obbrobrio si accende. Vi garantisco, a prova di confronto, che non ricordo una conclusione tanto visivamente ed emotivamente brutta quanto questa. Si è unito, e non era per nulla facile, l’impossibilità materiale di un gesto (nel senso che umanamente non si può fare quello che ci hanno mostrato) a un’emotività non solo assente, ma al limite del grottesco (quello brutto).
Questo è uno di quei casi cinematografici in cui non è possibile salvare nulla. Mi chiedo come un prodotto del genere possa superare il taglio minimo di qualità di qualsiasi produttore e/o selezionatore di una tv streaming non avendo nessuno e ripeto nessuno, elemento minimamente salvabile. Mistero e disastro.
Jonhdoe1978
Voto 1.9/10
Don’t Move, diretto da Adam Schindler e Brian Netto, racconta la storia di Iris (Kelsey Asbille), una donna afflitta dalla perdita del figlio e ormai decisa a togliersi la vita. In un parco isolato, proprio mentre è sul punto di buttarsi da un dirupo, viene fermata da Richard (Finn Wittrock), un uomo che sembra comprenderne il dolore. Ma quello che sembra l’inizio di una salvezza si trasforma rapidamente in un incubo: Richard si rivela uno psicopatico che, dopo averla paralizzata con un anestetico, intende farle del male.
Il film si distanzia dai tipici horror, in cui i protagonisti agiscono in modo irrazionale: qui il realismo delle reazioni umane crea un’atmosfera credibile, in cui ogni personaggio secondario (dal giardiniere al poliziotto, passando per la donna alla stazione di servizio) intuisce che qualcosa non va, ostacolando il piano di Richard. Tuttavia, la scelta narrativa di tenere Iris paralizzata per gran parte del film presenta delle sfide. La protagonista è costretta in uno stato di passività estrema e, mentre cerca di difendersi con movimenti minimi, le scene perdono tensione, evidenziando un limite sia narrativo sia emotivo: il personaggio di Iris appare privo di profondità e sviluppo psicologico e la sua trasformazione finale risulta poco convincente.
Il tema della paralisi prova a diventare anche una metafora della mancanza di controllo delle donne sui propri corpi, affrontato però in modo discutibile. La sceneggiatura, scritta da un team maschile e fin troppo numeroso, tende a ridurre Iris a una vittima, trascurando la possibilità di darle una rappresentazione più autonoma. Sebbene la performance di Wittrock sia efficace, la sua presenza finisce per oscurare quella della Asbille, relegando la protagonista a un ruolo secondario in un film che avrebbe potuto darle più voce.
Don’t Move, pur avendo intenzioni lodevoli, fallisce nel proporre una riflessione incisiva sull’autonomia femminile, evidenziando quanto il cinema di genere abbia ancora bisogno di rappresentazioni autentiche e complesse per le donne.
Ah…dimenticavo: almeno dura poco.
Alessandrocon2esse
Voto 2.8/10
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