
Eravamo convinti che con Dexter: New Blood avevamo in qualche modo detto la parola fine al nostro serial killer preferito. Certo, la conclusione non ci aveva soddisfatto e in qualche modo stonava con quella metaforica e d’impatto della “serie regolare”, ma non c’era nessuna base (e forse l’intenzione era proprio quella) per un qualche continuo. E invece, Showtime (spinto dallo stesso Michale C. Hall, in questo titolo produttore) non solo ha rilanciato, ma ha addirittura raddoppiato. Aspettando quello che sarà di Dexter: Resurrection, dobbiamo dire in maniera decisa che la strada intrapresa è decisamente quella giusta. Dexter: Original Sin, questo il titolo, è , infatti, un prodotto validissimo e che riporta nello spettatore quasi tutta l’esaltazione che aveva provato con Dexter nelle sue 8 stagioni.
Il motivo di tale riuscita, dal mio punto di vista, ma credo che possa valere per tutti, è aver ripreso i canoni narrativi del genitore: un cattivo principale da portarsi per tutta la stagione, tutta una serie di piccoli villain tanto da stratificare la carriera del protagonista e una continua evoluzione emotiva/affettiva/evolutiva di tutti i personaggi principali. Un mix esplosivo e bellissimo che con New Blood si era perso, sostituito da un canovaccio più classico e meno coinvolgente (non ha caso nella recensione corrispondente ho sottolineato come la parziale riuscita della stagione risiedeva molto nell’idea che avevamo più che per quello che ci stavano facendo vedere).
L’incipit è di quello che non ti aspetti (certo, viste le ultime notizie era abbastanza scontato) ed è un corretto (forse un tantinello forzato e sarà l’unica di tutta la stagione) apripista di quello che era l’intenzione di questo nuovo progetto: andare agli albori di Dexter e mostrare come tutto è cominciato e come erano i rapporti iniziali con il padre Henry e la sorella Deb. Idea sulla carta più rischiosa che opportuna e che invece, come detto, puntata dopo puntata regala emozioni su emozioni. La gestione di ogni aspetto della vicenda, anima e morale compresa, è tanto meticolosa quanto affascinante e fa capire ancora una volta come un argomento non è mai finito se c’è un pensiero vero dietro. Dopo pochi minuti (i primi 10 sono un po’ di assestamento emotivo) si viene di nuovo rapiti da quel mondo estremo fatto di vittime e carnefici non definiti e nel quale la moralità e le intenzioni perdono i normali connotati. Nella recensione di Dexter sottolineavo l’aspetto paradossale della serie che portava lo spettatore a tifare per il protagonista, al di la delle discutibili sulla carta gesta. In Original Sin si ricrea la stessa situazione accentuata, se mai ce ne fosse stato bisogno, dalla sorpresa dell’intensità ritrovata che cosi ti esalta forse un po’ di più di quello che dovrebbe. Tanto per essere chiari: una grandissima parte di persone (me compreso) ha iniziato a vedere questa stagione perché in qualche modo doveva e non perché lo voleva. La sorpresa di ritrovarsi un prodotto cosi ben fatto ha di fatto accentuato il piacere e questo per quel meccanismo perverso e inversamente proporzionale tra aspettative e realtà che la nostra mente si crea.
Da applausi come si è riusciti a utilizzare i personaggi dell’epoca (ovviamente più giovani) senza dare la sensazione di distanza. I vari Bautista, Masuka, LaGuerta e anche lo stesso Dexter, sono assolutamente compatibili e riescono a creare la stessa ragnatela di personalità che avevamo fin troppo bene conosciuto. Un discorso a parte credo meriti Christian Slater e il suo Henry. Personalmente credo che a parte l’inizio della carriera, Slater non sia mai riuscito ad andare oltre il compitino e questo un po’ perché non ne aveva voglia e un po’ (opinione personale) perché non ne era in grado. Qui, invece, è meraviglioso e dal mio punto di vista fa la sua interpretazione migliore. Trasmette tutta l’anima complessa di Henry con una potenza incredibile. Si entra nelle sfaccettature del personaggio in maniera piena riuscendo, cosa complicatissima, ha dargli una dimensione enorme anche in virtù di quello che già sapevamo. Prova inaspettata e sublime.
Sottolineato ciò, devo dire che tutto il cast funzione benissimo (Patrick Dempsey e soprattutto, Sarah Michelle Gellar, quasi un peccato che, almeno di qualche sorpresa, non la ritroveremo più) sono anch’essi molto bravi riuscendo, cosa sorprendete, a vivere molto di vita propria più che di riflessi del passato.
Dexter: Original Sin è la vera sorpresa di quest’anno e non intendo il 2025. Mi ha prima sorpreso, poi ammaliato e alla fine conquistato. La voce fuori campo del vecchio Dexter, con le inclinazioni e i propositi che conosciamo, è quasi poesia e questo soprattutto perché si amalgama fonicamente e quindi anche idealmente a quella del Dexter giovane. In sostanza, pur essendo due voci e quindi due doppiatori, la sensazione di unità e continuità è dilagante. Ed è un merito enorme di chi è riuscito a costruire una cosa del genere. Lo stesso Patrick Gibson ha avuto il merito di riuscire a instillare nella nostra mente il suo volto senza stravolgere quello di Michael C. Hall e, ovviamente, non era la cosa più semplice del mondo. Per carità, l’influenza mentale ha aiutato, ma penso che il vero motivo è che la costruzione della seria è cosi solida che alla fine le cose sono venute naturali.
La bellezza di Original Sin apre evidentemente, nel nostro cuore tutta un’altra attesa per Dexter: Resurrection. Personalmente credo che la lezione di New Blood sia stata acquisita e che lo schema narrativo ripreso non verrà più lasciato (ne sarei sorpreso e deluso). E’ ovvio che anche le aspettative e quindi quel rapporto tra attesa e realtà di cui si diceva, ora cambia e questo comporta probabilmente un’attenzione almeno pari a quella meravigliosa avuta in questa stagione. Non resta che attendere, stavolta però con l’adrenalina già pronta per essere soddisfatta.
Jonhdoe1978
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