
Nome: Dart Fener (Darth Vader)
Segni Particolari: è il primo vero villain della storia del cinema
Attività: comandante dell’Impero galattico nonché braccio destro dell’Imperatore
Periodo di attività: 1977 – 2005
Prima di ogni altra cosa credo che sia necessario dare una definizione preciso dell’ambito di questo approfondimento. Queste righe vogliono riguardare il primo Dart Fener e quindi quello della prima trilogia. I motivi sono semplici e possono essere raggruppati in due principali: la parabola di Anakin Skywalker da Jedi a, appunto, Dart Fener dal mio punto di vista è un’appendice supplementare e quindi al limite meriterebbe un altro approfondimento e non messo nello stesso discorso. Secondo e più importante, l’impatto sociale e cinematografico che ha avuto questo personaggio è temporalmente chiaro, uscirne sarebbe come diluirne (sempre per me) l’importanza).
Premessa finita, Dart Fener, cosi come tutto il progetto Guerre Stellari, è stato un personaggio in divenire. L’inizio ci parla di una persona che incarna il male assoluto, l’essenza del buio e della distruzione, ma anche un senso del dovere gerarchico importante. La sua è una figura che inquieta e forse proprio per questo affascina. Non c’è da stupirsi che nel primo film è nettamente quella che rapisce l’occhio e che in qualche modo avvolge l’emotività dello spettatore che nei suoi riguardi prova repulsione e fascino. Il taglio preso da L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi ha evidentemente scompigliato le carte portando il discorso su un lato nettamente più umano. Se, infatti, nel primo film la sensazione era di un personaggio veramente fuori dimensione, negli altri c’è una sorta di ridimensionamento ma solo nella concezione non nell’impatto che rimane assolutamente devastante. In lui, infatti, in alcuni momenti ancor di più che in Luke, c’è proprio l’essenza della forza, anche se incanalata nella direzione sbagliata. Quel suo respiro metallico e quell’imponenza fisica, infatti, strutturavano di più l’immagine di potere anche psichico diventando quasi più affascinante di quello dello Jedi vero e proprio. Questa attrazione si sposa con quell’inclinazione ambigua che quasi ogni spettatore ha e che vuole che nelle storie di fantasia si tende a parteggiare con l’elemento meno puro.
Tale inclinazione è diventata certezza nel momento in cui, una volta appurato che egli era il padre di Luke, inizia il percorso di redenzione e contrasto. Anche in questo caso la sua figura prende il sopravvento sulle altre essendo di fatto l’emblema principe di quello che è l’uomo: una figura persa tra errori, rinascite e seconde possibilità. Non stupisce che alla fine tutti ci siamo trovati dalla sua parte sperando che, appunto, avesse una seconda possibilità. Ma poi invece, il fatto che non ce l’abbia fatta ci ha fatto fare uno step mentale in più anche più affascinante: quando si supera un limite non c’è ritorno e se c’è può essere solo idealmente e non concretamente. Sostanzialmente Dart Fener è diventato un ideale, un simbolo del bene e del male e proprio questa sua “strutturazione” l’ha reso uno degli emblemi di tutta la saga.
Ad arricchire questa percezione, e qui anche il motivo del mio non voler mischiare la trilogia prequel con l’originale, il mistero sulla sua origine, o meglio il motivo e il percorso che lo ha reso tale. Tra questo c’era, e molto, anche la domanda da dove derivasse la sua “divisa” e perché avesse quella maschera. Domande ingombranti ma che proprio per come messe hanno aggiunto misticismo alla sua figura e nella stessa interpretazione del personaggio. Con questo non voglio dire che tutta la spiegazione fornita anni dopo abbia in qualche modo annacquato questa sensazione, ma di certo l’hanno in qualche modo modificata.
Nel 1977 la parola villain non esisteva, c’era quella di cattivo. Con il significato che poi con gli anni la prima ha avuto non c’è dubbio che Dart Fener (ricordo che questo è il nome italiano) è stato se non il primo, uno dei prima della storia del cinema. E come accade sempre per questa figura, le sue gesta si sono mescolate al fascino provocato e la malvagità alla complessità del pensiero umano. Un personaggio appunto complesso che ha rapito generazioni e che ci ha mostrato, cosa difficilissima, l’apice del male e l’apice del bene ridefinendo emotivamente e concettualmente quindi l’elastico tra le due.
Johndoe1978
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook


Lascia un commento