
TITOLI DI TESTA: Nicolino detto il Selvaggio
TRAMA: ci sono film che raccontano una storia d’amore. E poi ci sono quelli che raccontano due persone che sembrano appartenere a un altro pianeta, e che proprio per questo riescono a parlare dell’amore in modo molto più autentico. Cuore selvaggio è uno di quei film.
Diretto da David Lynch e tratto dal romanzo di Barry Gifford, è un road movie, una favola nera, un melodramma, una commedia grottesca e un incubo americano. Tutto insieme. Eppure, come spesso accade nel cinema di Lynch, ogni elemento trova il proprio posto.
La storia segue Sailor Ripley, interpretato da Nicolas Cage, e Lula Fortune, interpretata da Laura Dern. Due ragazzi innamorati che decidono di scappare insieme dopo che la madre di lei, ossessionata dal controllo e incapace di accettare quella relazione, mette sulle loro tracce criminali e sicari. Ma il viaggio è soltanto un pretesto. Come in ogni grande road movie, il movimento è soprattutto interiore. Sailor e Lula attraversano motel, deserti, locali decadenti e incontri sempre più assurdi, ma in realtà stanno attraversando l’America più malata, quella fatta di desideri repressi, violenza improvvisa e personaggi che sembrano vivere costantemente un passo oltre la normalità.
Lynch costruisce questo mondo come se fosse un sogno febbrile. Non cerca mai il realismo. Ogni volto sembra appartenere a una caricatura. Ogni dialogo oscilla continuamente tra il quotidiano e l’assurdo. Anche la violenza arriva senza preparazione, improvvisa, disturbante, quasi casuale. Non serve a spettacolarizzare. Serve a ricordare che questo universo non segue le regole del nostro. E dentro questo caos, Nicolas Cage realizza una delle interpretazioni più sincere della sua carriera.

Sentirsi dentro il personaggio…
Sailor è impulsivo, romantico, ingenuo, a tratti ridicolo. Si muove con la sicurezza di chi vuole sembrare più forte di quello che è davvero. Il suo giubbotto di pelle di serpente — “simbolo della mia individualità e della mia fiducia nella libertà personale” — diventa molto più di un semplice capo d’abbigliamento. È un manifesto. Un modo ostinato di affermare sé stesso in un mondo che prova continuamente a schiacciarlo. Laura Dern gli risponde con un personaggio altrettanto intenso. Lula è passionale, fragile, istintiva, ma mai passiva. Insieme costruiscono una coppia improbabile eppure profondamente credibile. Due persone che sembrano vivere sempre sopra le righe, ma che riescono a trovare una verità emotiva rara.
E poi ci sono i continui riferimenti a The Wizard of Oz. La strega cattiva. La strada. La ricerca di una casa. Lynch prende un immaginario che appartiene alla cultura popolare americana e lo trasforma in qualcosa di oscuro, sporco, quasi perverso. Come se il sogno americano fosse stato lasciato troppo a lungo sotto il sole.
TITOLI DI CODA: Cuore selvaggio non è un film da interpretare come un rebus. È un film da attraversare. Da accettare nei suoi eccessi, nelle sue immagini, nei suoi improvvisi cambi di tono. Perché sotto tutta la follia, sotto la violenza e il grottesco, Lynch racconta una cosa sorprendentemente semplice. Che amare qualcuno significa continuare a sceglierlo anche quando il mondo sembra fare di tutto per separarvi. Ed è forse questo il più grande paradosso di Cuore selvaggio. Più il film diventa folle…più i suoi protagonisti diventano umani.
EXTRA: Nicolino in pelle di serpente vale il prezzo della visione…
Mklane
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