
Ognuno di noi ha una sorta di doppia personalità, un lato più o meno dormiente opposto e contrario a quello che si è normalmente. Solitamente questi due noi stessi non vanno in contrasto trovando un punto comune sia nel conscio che nell’inconscio per trovare la loro soddisfazione, altre volte invece si crea una frattura turbando equilibrio e giudizio.
Estella Miller è una bambina con una vivacissima creatività. Tale esuberanza, però, la porta spesso a mettersi nei guai soprattutto in ambito scolastico dove viene ripresa e segnalata in continuazione. All’ennesimo danno, la madre, con la quale elle vive, è costretta a ritirarla dalla scuola che frequenta decidendo di trasferirsi con lei a Londra dove ricominciare una nuova vita. Prima di sistemarsi, vista la loro situazione di povertà, si recano in un castello dove è in corso una fastosa festa in maschera, per parlare con una persona che dovrebbe aiutarle. Ma proprio mentre la donna parla con la suddetta persona, rimane vittima di un apparente incidente nel quale rimane uccisa, e del quale Estella si sente colpevole per aver disatteso l’ordine di aspettarla in auto.
La sensazione di inutilità e di stortura che tutti i rifacimenti in live action dei classici Disney mi ha lasciato, mi ha fatto approcciare al titolo in oggetto con molta circospezione, convinto di assistere all’ennesima evitabile forzatura. E invece Cruella (o Crudelia) esce da questo sterile e inconcludente esercizio mediatico a cui ci hanno obbligato negli ultimi anni, per offrirci un film completamente nuovo e che ha solo nel nome, e neanche tutto, il rimando alla carica dei 101. Il risultato è di un qualcosa di estremamente piacevole, una lettura in chiave moderna e originale di quella che è stata senza dubbio una delle figure più senza scrupoli della cinematografia del colosso californiano. La pura cattiveria lascia spazio a un percorso più complicato, un viaggio introspettivo che porta la nostra protagonista a definire priorità e carattere, in una sorta di scalata morale e sociale del proprio genio e diversità. La definizione delle sue radici diventano la molla del suo agire, la cartina di tornasole tra la vendetta e l’aspirazione con sullo sfondo un modo personale e non scevro di altruismo, di comportarsi e pensare. E proprio questo passaggio tra l’egoismo più cupo e l’attenzione verso il prossimo è sicuramente il passaggio più importante che il film fa rispetto alla storia originale, ridefinendo completamente i contorni del personaggio.
Improvvisamente lo si sente vicino, e questo perché probabilmente istintivamente, la mente si stacca dal ricordo dando a tutta la vicenda un aspetto completamente nuovo e inaspettato. E il merito di questo non può non essere di chi questo film l’ha pensato e diretto riuscendo nella difficile impresa di rendere credibile un qualcosa di cosi distante dalla trama generale, mettendo le persone giuste e gli avvenimenti giusti in un contesto moderno ma con le stigmate del classico.
Devo essere onesto questo processo di trasformazione è avvenuto anche grazie a Emma Stone e questo sia per la sua smisurata bravura che proprio, per la percezione che si ha del suo essere attrice. La sua è una figura, infatti, indubbiamente positiva oltre che strascinante, nel panorama cinematografico mondiale, e questo non poteva non ripercuotersi sulle vibrazioni che il personaggio poteva trasmettere. E’ come se inconsciamente sapevamo sin da subito di trovare un po’ di umanità in Cruella, negando istintivamente la possibilità che chi l’ha impersonificava non ne avesse.
Tolta la parentesi I Pirati dei Caraibi, i vari Stars War, X-Man e Marvel sono tutti semplicemente assimilati, la filmografia in live action degli ultimi anni della Disney ha lasciato decisamente a desiderare. La crisi di idee, il riproporre i classici era già una spia, è ormai evidente, figlia, a mio avviso, di una politica più dell’acquisire (vedi con la Pixar) che di trovare linee narrative nuove e originali. Cruella esce da questo grigiore offrendoci uno spettacolo di alto livello che però, solo il tempo ci dirà essere solo un’eccezione o una ventata fresca quale inizio di una nuova era. La combinazione, personaggi, trama, ambientazione e conclusione è di un’attenzione e di una cura a tratti entusiasmante insieme a una sorprendente capacità di armonizzare gli elementi cardine storici con una visione completamente rivisitata della storia. La sensazione immediata, è di un qualcosa di assolutamente plausibile, un mondo nel mondo nel quale ci si sente comodi come se si fosse sempre conosciuto. Il motivo, oltre a tutte le cose evidenziate, va ricercato anche nel modo diretto e senza indugi con cui il film è iniziato, quasi avesse voluto sin dal primo istante scrostare dallo spettatore pregiudizi o idea preesistenti alla visione. Tutto questo, come spesso accade, anche grazie a una fine intelligente che ha avuto il merito sia di far in qualche modo conciliare, appunto elementi conosciuti, vedi Pongo e Peggy, in chiave nuova e sotto un’altra prospettiva che aprire uno scenario in divenire senza macchiare o lasciare colpevolmente aperta la storia appena raccontata.
Jonhdoe1978
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