
Quando si decide di fare un sequel, la prima operazione da fare è capire e pesare quali siano stati i motivi principali del successo e partire evidentemente da essi. Accanto a questi, è altrettanto necessario decidere con convinzione se portare una storia consequenziale alla prima o distaccarsi (come successo per esempio al secondo Indiana Jones) completamente dalla trama del genitore (luogo o tempo non importa) lasciando uguale solo l’impostazione iniziale e (quasi sempre) il protagonista/i. La storia del cinema ci ha insegnato che mischiare queste due opzioni porta quasi sempre a risultati rivedibile e confusionari.
La prima considerazione che mi viene da fare di questo film è l’intelligenza mostrata dal suo autore. E.B. Clucher ha infatti subito compreso, anche grazie alle reazioni di pubblico e critica, l’enorme valenza del personaggio Bambino e lo ha in questo seguito, a differenza del primo film, reso co-protagonista in tutto e per tutto al Trinità di Terence Hill. Questa scelta, intelligentissima, ha a mio avviso mostrato completamente il carattere misto (di questo ne ho parlato abbondantemente nella recensione precedente e nel Primi Piani dedicato) del personaggio interpretato da Bud Spencer e quindi ancor di più del ruolo di collante tra giusto e sbagliato (ovviamente nella definizione labile che poteva avere nel west) da esso rappresentato.
Nonostante tale impostazione e risultato è indubbio che il film in oggetto sia decisamente inferiore al suo genitore sia come storia che come messaggio generale. L’impressione che si ha, infatti, è che si assista più a una seria continua di singole gag che a un contesto generale lineare e facilmente comprensibile. Soprattutto la parte intermedia, dopo un inizio scintillante su cui torneremo, perde un filo di intensità passando per momenti senza troppi sussulti.
Tali considerazioni, che è giusto sottolineare nascono dalla bellezza del primo film, a cui è impossibile non fare riferimento, e a una percezione naturale alta (meritata ovviamente) che si ha della coppia, non escludono, come detto pocanzi, la presenza di momenti di cinema deliziosi e irripetibili. Dopo un incipit meraviglioso, la storia dei doppi fagioli è quasi geniale, la scena della partita di poker, questo è a mio avviso l’unico momento in entrambi i film nel quale Trinità oscura Bambino, e soprattutto, quella del pranzo, possono considerarsi con cognizione tra quelle indimenticabili. In quest’ultima in particolare, c’è tutta l’essenza di Bud e Terence, fatta di semplicità, fraintendimenti e quella capacità naturale di coprirti di leggerezza e ilarità.
Tornando a quanto detto nella premessa, sul fatto che Bambino andava coinvolto ancora di più abbiamo parlato, la scelta di E.B. Clucher è stata contemporaneamente di continuare temporalmente da dove si era lasciati e di cambiare completamente ambito territoriale e motivazionale. In pratica si è fatto quel mix di cui dicevo e che spesso ha causato drammi. Ma mentre, come sottolineato, normalmente questa operazione diventa un boomerang, nel caso specifico, se si esclude quel momento almeno personale, di confusione tra quando Bambino parte con Faina e Timido alla fine del primo e lo ritroviamo da solo all’inizio di questo, la storia riesce a tenere botta e anche con una certa solidità. Anche in questo caso, anzi forse in misura maggiore al primo film, il merito va ricercato, come ogni loro storia aggiungerei, per merito degli interpreti che riescono spesso a colorare anche i momenti non proprio pensati bene. Come detto, la storia da un certo punto in poi (lo scivolo da dopo la metà del film sino alla fine) perde parte della sua incisività e solo la loro costante presenza scenica fa in modo che comunque al termine tutto funzioni. Anche la fine, preparata bene e poi accellerata troppo, riesce comunque ad avere una buona riuscita con un discreto bilanciamento tra misunderstanding e esaltazione del chiaro/scuro di Bambino. Il suo mugugno finale, uno dei suoi marchi di fabbrica, segna infatti perfettamente il percorso da nulla a nulla che … continuavano a chiamarlo Trinità voleva sottolineare, quasi come fosse contemporaneamente un merito e una condanna.
…continuavano a chiamarlo Trinità ebbe nell’anno della sua uscita, uno dopo lo chiamavano Trinità, un successo incredibile con un incasso addirittura superiore al suo genitore. Senza entrare nel merito del motivo di tale successo, figlio come detto a mio avviso dall’unicità del primo film, è indubbio che questo segna definitamente il passaggio di Bud Spencer e Terence Hill a quello per cui sono diventati immortali. E’ infatti il primo, lo chiamavano Trinità soprattutto in Bambino erano presenti ancora delle scorie marcate di brutalità cieca nata con i primi film western di Colizzi, in cui il duo a tratti diventa completamente “bonaccione” e palesemente contraddittorio. Fregare ed essere fregati, rubare e donare e questo con una consistenza, che poi sarà la loro scelta definitiva, da fiabe popolare. Loro, infatti, in qualche modo hanno rappresentato il modo genuino di intendere la vita, fatta sia di voglia di approfittarsi delle situazioni che di subirle rimanendo spesso con un pugno di mosche in mano, almeno dal punto di vista materiale. Per quello morale ci sarebbe da aprire un capitolo infinito fatto di sogni, speranza e perché no, di una solida pacca sulle spalle nei momenti di sconforto e difficoltà.
Jondoe1978
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