
Borotalco, il film che segnò l’ascesa definitiva di Carlo Verdone, rischiò paradossalmente di metterne in discussione la carriera.
Due dettagli apparentemente innocui contenuti nella pellicola avrebbero potuto trasformarsi in gravi inciampi legali.
Il primo riguardava il titolo del film, che corrispondeva a un marchio registrato di una nota azienda di prodotti per l’igiene. Quando la società scoprì l’utilizzo non autorizzato del nome, inviò una comunicazione ufficiale a Verdone e Enrico Oldini (quest’ultimo co-autore del soggetto e della sceneggiatura) con l’intenzione di procedere per vie legali. La situazione si sbloccò solo grazie agli eccezionali risultati al botteghino: l’impresa riconobbe nel film una forma di promozione gratuita e ritirò ogni accusa.
La seconda questione coinvolgeva Lucio Dalla, presente nella trama come riferimento diretto. Sebbene il celebre cantautore avesse inizialmente accettato, aveva posto una condizione: evitare di comparire nei materiali promozionali. Tuttavia, in alcune città (tra cui Bologna, la sua città natale) il suo nome venne usato in grande evidenza per attirare pubblico. Infastidito, il musicista minacciò azioni legali. Ma una volta visto il film, commosso dal tributo ricevuto, cambiò completamente idea e telefonò personalmente all’autore, stavolta non per protestare, ma per ringraziarlo calorosamente.
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