
La maggior parte delle persone, nell’arco della propria vita, tende a creare dei luoghi sospesi tra il sogno e la realtà, atti a ritemprare le proprie fatiche e/o colorare i propri pensieri, decidendo di volta in volta se distribuire qualche invito o presentare un biglietto singolo.
Francesco Puccioli (Francesco Nuti) detto il “Toscano”, dopo aver nettamente battuto “ Lo Scuro” (Marcello Lotti), decide per amore, di lasciare il biliardo seguendo le aspirazioni da musicista di Chiara (Giuliana De Sio).
Un giorno, però, incontra Merlo (Novello Novelli), braccio destro de Lo Scuro, che gli dice che c’è un posto per lui per le qualificazioni al campionato del mondo della specialità. Dopo aver inizialmente rifiutato, causa la rottura con Chiara dovuta alla sua presunta relazione con Daniel (Daniel Olbrychski) famoso imprenditore musicale, decide di accettare.
Per il suo primo film da regista, Francesco Nuti, decide di andare sul sicuro, continuando la fortunata storia portata alla luce tre anni prima, da Maurizio Ponzi in Io, Chiara e lo Scuro, di cui Casablanca, Casablanca è l’evidente continuo. Che la vicenda sia nelle sue corde è lampante sin da subito, e questo sia perché essendo coautore della prima sceneggiatura già ne conosce le dinamiche che e soprattutto, per avere ben chiaro il messaggio che voleva dare. Nonostante questa premessa, l’inizio è lento e macchinoso, quasi che si sia sentita la necessità di mettere ben in chiaro ruoli e concetti, nell’erroneo a mio avviso, tentativo di rendere il film perfettamente fruibile anche per chi non avesse visto il primo. Cosa che reputo impossibile. La prima parte di Casablanca, Casablanca, infatti, senza conoscere le dinamiche del film precedente che ha portato i vari protagonisti a dove sono ora, perde di qualunque senso sia in termini di sensazioni che proprio, di narrazione. Un esempio su tutti: la diversa consistenza emotiva de Lo Scuro nei due film, è figlia nel secondo, fatta di ammirazione e presa di coscienza sulla sua inferiorità nei confronti del Toscano, solo dalla partita conclusiva del primo capitolo.
Stessa cosa riguarda il peso e lo spessore della relazione tra i due protagonisti che se analizzata solo per quanto mostrato qui, sembrerebbe solo una cotta tra scolaretti destinata inevitabilmente alla conclusione.
Anche la parte del campionato mondiale è gestita non molto bene, con situazioni scontate e che sembrano quasi la brutta copia del concetto di rivincita e rivalsa alla vita che dovrebbe rappresentare. Poi però, arriva la parte conclusiva e tutto improvvisamente assume un altro sapore, trasformando quello che sino ad allora era stato insufficiente, con qualcosa di profondamente poetico e struggente. D’incanto la strada sino ad allora chiusa e stretta, si apre improvvisamente in senso verticale, trascinando lo spettatore in un posto sospeso tra il sogno, la possibilità e la realtà. Nuti in un colpo solo prende tutta la magia e l’essenza del film Casablanca del ’42 e la adatta alla sua storia come un prestigiatore che magicamente è riuscito, con la sua bacchetta, a trasportare le emozioni da un tempo all’altro.
Il Rick’s Bar riapre improvvisamente, riavvolgendo lo spettatore degli odori e dei colori che conosce insieme a quel senso di malinconia che tale luogo ha trasmesso e sempre trasmetterà. Casablanca, Casablanca arriva cosi, inevitabilmente, a un secondo livello di conoscenza, perché se come ho detto prima, non può essere capito senza aver visto Io, Chiara e Lo Scuro, allo stesso modo non si può assaporarlo neanche superficialmente, senza conoscere il cuore della storia tra Rick e Ilsa. Il rischio, neanche troppo velato, era di venire completamente schiacciati, visivamente e sentimentalmente da un esempio tanto ingombrante, risultando solo la brutta e povera copia di una storia infinita. Invece avviene esattamente il contrario e quello che poteva essere il punto più debole diventa improvvisamente, il punto di forza, la luce blu con la quale camminare istintivamente mano nella mano.
Nuti, a livello interpretativo, non è cosi travolgente come al solito, anzi in alcuni momenti mi è apparso spento, quasi che fosse stato attento a non esagerare tenendo un profilo controllato e preciso. Al contrario Giuliana De Sio l’ho trovata più spigliata e coinvolta rispetto al film precedente come se il ruolo di una Chiara più intraprendente le si sia cucita meglio.
Nonostante l’inizio a tratti statico e poco coinvolgente, Casablanca, Casablanca, riesce a conti fatti a raggiungere il suo empirico risultato, fatto di sensazioni, aspettative e malinconia.
Nuti ridisegna la storia d’amore tra lui e Chiara per come era stata definita nel primo film, colorandola di delle nuove sfumature che piano piano assumono più i contorni sbiaditi del rimpianto che il rosso acceso dell’amore. E’ come se Casablanca, intesa come luogo, sia il posto della mancate occasioni, di dove due cuori si trovano ma non riescono ad esplodere insieme, impossibilitati da un qualcosa che anche se spiegato, risulta comunque poco accettabile. Il solito con il quale Francesco continua a ordinare nel Rick’s Bar, anche quando entrato per la prima volta, è il chiaro rimando a un qualcosa che si conosce, quattro mura dove si mescolano l’impossibile e il possibile e dove la vita corre più forte dei sentimenti. E comunque qualsiasi luogo si scelga, se uno guarda bene, riuscirà a vedere sempre quella personale luce viola su delle scale sospese nell’aria che segna l’apertura del bar, insieme all’inconfondibile voce di Sam, sempre pronto a cantare la gioia, la speranza e la malinconia.
Jonhdoe1978
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