
Ci sono i film…poi ce stanno questi! Dopo i “Bellissimi di Rete Quattro”, una nuova puntata de i “Dimenticabili di Cineastio”
TITOLI DI TESTA: Coratella
TRAMA: Cannibal Holocaust è uno de quei film che te fanno dì “ok, è storia del cinema”… ma pure “ma chi me l’ha fatto fa de vedello fino alla fine?” Cioè, sta roba nasce come finto documentario, tutto sporco, traballante, co sti quattro disgraziati che vanno nella giungla a fa i fenomeni…e già lì capisci che finirà male. Ma male male. Tipo gita scolastica organizzata da Satana.
Il problema non è solo che è disturbante — quello lo sapevamo — è che a un certo punto diventa proprio una gara a chi la spara più grossa. Violenze, robe gratuite, scene messe lì solo per scioccà…manco fosse un reel de Instagram fatto da uno che ha scoperto il gore ieri. E poi oh, parlamo de sti personaggi: insopportabili come la sabbia nelle mutande. Te viene da tifà per la giungla. Anzi, pe i CANNIBALI proprio. Che almeno c’hanno un’etica: vedono sti cretini e dicono “oh, ce famo na carbonara diversa stasera”.
La cosa assurda è che certi lo difendono a spada tratta, tipo: “No ma è una critica alla società occidentale!” Sì vabbè, come no…allora pure quando me cade la pizza per terra è una riflessione sul capitalismo.

“Magnate sta coratella!”
Chiaro, Ruggero Deodato qualcosa voleva pure dì, eh. Il messaggio c’è: l’uomo civilizzato è più mostro dei mostri. Però…ce serviva davvero vedé tutto quello che ce fà vedé? È come se per dirti che il vino è bono te faccio beve direttamente la vigna co le radici.
TITOLI DI COSA: Cult? Sì, pe quelli che se gasano co’ le robe estreme e se sentono profondi mentre guardano gente che fa cose improponibili. Per tutti gli altri…è più un’esperienza che un film. Di quelle che dopo te lavi le mani. Due volte. Come direbbe l’emisfero sinistro del mio cervello: il suo linguaggio anticipa molto cinema successivo. L’uso del found footage, l’idea di autenticità costruita, il confine tra realtà e rappresentazione: elementi che diventeranno centrali negli anni successivi. Ma qui sono ancora grezzi, non filtrati, e proprio per questo più potenti. È un’opera che respinge e attrae allo stesso tempo. Che obbliga a confrontarsi con ciò che si sta guardando…e con il motivo per cui si continua a guardare. Come direbbe l’emisfero destro del mio cervello: importante si, ma bello manco pe sbaglio…dimenticabile solo perché se spera che dopo te lo scordi!.
EXTRA: contorno di verdure
Mklane























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