
La boxe è uno di quegli sport maggiormente usati a livello cinematografico. Le implicazioni emotive che spesso, si nascondono dietro a un incontro, sono talmente tante che si possono raccontare sensazioni diverse, storie diverse e valori diversi riuscendo ad andare, con disinvoltura, in profondità.
Bud Graziano (Bud Spencer), detto Bomber, è un ex pugile che vive in una vecchia barca come Capitano. Sfrattato, incontra sulla sua strada Jerry (Jerry Calà), proprietario di una palestra di pugilato sgangherata, salvandolo da delle persone che vogliono picchiarlo. Lo stesso Jerry, scoperta la natura pugilistica di Bomber, anche con l’aiuto della sorella Susanna (Gegia), lo convince ad aiutarlo a trovare un pugile per l’incontro con la palestra di Rosco Dunn (Kallie Knoetze), vecchia conoscenza dell’ex campione.
Non c’è nulla da fare, le entrate in segna nei film, di Bud Spencer, sono assolutamente straordinarie, riescono a regalarti un sorriso anche al termine delle giornate più stressanti. Ha quella capacità innata di trasmettere leggerezza e positività, quel dono unico di alleggerire l’animo, lasciando solo il buono.
Bomber è il diretto continuo di Lo chiamavano Bulldozer, non per la trama, ma per la struttura, le modalità, il messaggio e i sentimenti. E se questo normalmente, potrebbe essere un punto debole, nel caso specifico diventa un punto di forza, un qualcosa accettato immediatamente e godibile come se fosse unico. D’altronde chi vede un film del genere cerca uno sviluppo conosciuto, delle dinamiche che ama e non trovarle sarebbe sbagliato, per il contesto e soprattutto, per il personaggio.
E cosi abbiamo il saggio e vecchio campione che dona tutte le sue conoscenze al giovane Giorgio Desideri (Mike Miller), detto Giorgione, nel tentativo di infondergli tecnica e cuore, movimenti e anima, gioia e sacrificio. Il sudore è la condizione essenziale dell’obiettivo, cosi come le lacrime, anche se invisibili, che hanno segnato una scelta, di vita, di concetto, di prospettiva. Il rispetto verso se stesso e verso quello che si vuole fare, con amore, con spirito, rifiutando di accettare il sopruso e l’arroganza di chi pensa di poter fare quello che vuole.
Ancora una volta Bud Spencer ci racconta una storia partendo dal basso, confondendosi con i più deboli, prendendoli per mano per mostrargli la vita reale, fatta di valori, di punti fermi e di certezze.
Lo fa mostrandosi per primo lui il più debole, colui che è scappato da una rivincita da chi gli aveva tolto la fama guadagnata, non riuscendo più ad affrontarla. Ma la vita, ed è questo il messaggio, ci offre quasi sempre una seconda possibilità, magari non con le stesse esatte modalità, ma comunque utili per scacciare quello che ci ha segnato, logorandoci e asfissiandoci. Tutto questo a suo modo, tra una scazzottata e un tramonto, tra un sorriso e il mare, tra un mugugno (il suo) e i suoi piccoli occhi a fessura.
Questo è stato l’ultimo film di Michele Lupo, regista che negli ultimi suoi anni ha stretto a doppio filo la sua storia con quella di Bud Spenser. Anche in questo caso, giustamente, non ha messo gabbie al nostro Gigante Buono, facendolo esprimere liberamente in quel suo modo unico di accompagnarci nei film, con la sua brutale delicatezza. Delicatezza ancora più esasperata in questo capitolo, in cui il nostro Bud balla e canta, in momenti di ilarità assoluta, spontanea, pura.
Il suo ballo tirolese ritengo, con tanto di calci nel sedere, sia un dei suoi innumerevoli momenti indimenticabili, di quelli da registrare e di tanto in tanto rivedere, giusto per fare pace, anche per pochi secondi, con il mondo.
In Bomber troviamo anche un giovanissimo Jerry Calà, lontano ancora pochi mesi da Sapore di Mare e dalla ribalta definitiva. Personalmente non credo sia una delle sue performance migliori, si trascina tra frasi fatte e gestualità esasperata, benchè adeguate al contesto del film. Ciò non toglie che lascia parte delle tracce sceniche, che poi ammireremo in tantissimi dei suoi lavori futuri.
Anche qui ritroviamo rappresentata un’America meschina, usurpatrice, convinta di poter gestire tutto, con la forza e con il denaro. Un nemico grande, da affrontare e da sconfiggere, con coraggio, sottolineando i nostri confini, i nostri limiti, il nostro voler essere come loro per poi riconoscerci in un’altra identità.
Il percorso di Giorgione, accompagnato da Bomber, non è altro che la crescita personale, il fare conto con propri errori, affrontarli, sconfiggerli, per trovare noi stessi. E il suo è il percorso di ogni uomo, ognuno di noi ha avuto una persona da seguire, una persona che ha segnato il suo tracciato, consciamente e inconsciamente, che ci ha delimitato carattere e inclinazione poi condite, ovviamente, con la nostra personalità.
E allo stesso modo, ognuno di noi ha delle ferite, dei momenti che ci hanno segnato e a cui presto o tardi dobbiamo tornare, per affrontarli e magari fare come Bomber, alzare le braccia in segno di trionfo, e questo, senza necessariamente avere un qualche spettatore.
Jonhdoe1978























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