
TITOLI DI TESTA: Boom Boom batte il cuore…
TRAMA: ci sono thriller che costruiscono la tensione attraverso la paura. E poi ci sono quelli che la costruiscono attraverso il tempo. Blown Away – Follia esplosiva appartiene a questa seconda categoria. Diretto da Stephen Hopkins, il film prende la struttura del classico action degli anni Novanta e la trasforma in qualcosa di più personale. Non racconta soltanto una serie di attentati. Racconta il passato che torna a reclamare il conto.
Al centro della storia c’è Jimmy Dove, interpretato da Jeff Bridges, artificiere della polizia di Boston. È un uomo che ha trovato una nuova vita, una nuova famiglia e una nuova identità dopo essersi lasciato alle spalle gli anni trascorsi in Irlanda del Nord. Ma il passato, come spesso accade, non scompare. Aspetta soltanto il momento giusto per riemergere. Quel momento ha il volto di Ryan Gaerity. Interpretato da Tommy Lee Jones, è uno degli antagonisti più affascinanti del cinema action degli anni Novanta. Non è semplicemente un terrorista. È un uomo brillante, ironico, imprevedibile, che trasforma ogni ordigno in una firma personale e ogni esplosione in un messaggio rivolto esclusivamente a Jimmy.
Il loro rapporto è il vero cuore del film. Non si combattono soltanto per fermare o compiere un attentato. Si conoscono. Condividono un passato fatto di ideali, errori e tradimenti. Ogni bomba diventa un dialogo rimasto in sospeso. Ogni detonazione è un ricordo che torna a galla.

Foto di un uomo tranquillo
Stephen Hopkins costruisce la tensione con grande equilibrio. Le sequenze dedicate agli ordigni funzionano ancora oggi proprio perché non si limitano allo spettacolo. Ogni filo tagliato, ogni timer che scorre, ogni decisione presa in pochi secondi racconta qualcosa dei personaggi. Jeff Bridges interpreta Jimmy con una stanchezza che lo rende profondamente umano. È un uomo esperto, ma mai invincibile. Ogni intervento porta con sé il peso della paura e della responsabilità. Tommy Lee Jones, invece, si prende la scena ogni volta che appare. Il suo Ryan alterna leggerezza e follia con una naturalezza impressionante. Può sorridere mentre parla di esplosivi e, un istante dopo, diventare completamente imprevedibile. È uno di quei villain che non cercano di intimidire. Lo fanno e basta.
Anche la regia riflette perfettamente il cinema d’azione degli anni Novanta. Grandi esplosioni, effetti pratici, stunt reali e una fisicità che oggi si vede sempre meno. Non c’è la ricerca dell’eccesso digitale. Tutto sembra avere peso, volume, consistenza.
TITOLI DI CODA: Blown Away non reinventa il thriller. Ma prende una storia apparentemente semplice e la rende sorprendentemente intensa grazie ai suoi personaggi. Perché, alla fine, il film non parla davvero di bombe. Parla di due uomini che hanno scelto strade diverse…e che continuano a parlarsi attraverso le esplosioni.
EXTRA: nulla da aggiungere.
Mklane
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