
TITOLI DI TESTA: giovane sBARBina…
TRAMA: uno de quei film che partono convinti de fà storia e invece finiscono dritti nel reparto “ma che cazzo stavo guardando?”. Ambientato in un futuro post-apocalittico che sembra Los Angeles dopo na serata storta, il film prende (male) Casablanca, je ruba l’ossatura, je leva la dignità e ce piazza in mezzo il silicone, qui interpretato da Pamela Anderson in corsetto.
La trama, sulla carta, vorrebbe pure esse seria: America diventata uno stato di polizia, dittatura fascio-fashion, resistenza underground che traffica documenti segreti per salvare vite e libertà. Al centro de tutto c’è Barbie, o meglio, Barb Wire, ex bagnina, mercenaria, cacciatrice de taglie, donna indipendente che si paga l’affitto da sola e per giunta, incazzata col mondo. Dovrebbe esse un’eroina tosta, una specie de Mad Max co due ragioni in più pe esiste, ma in realtà pare più una hostess del post-apocalisse che ha sbagliato set.
Poi arriva er passato: mica Mitch Buchannon, ma l’ex amore, quello tormentato, quello che deve scappà dal regime. E lì il film pensa de fà er salto di qualità emotivo. Peccato che ogni dialogo sembra scritto sul retro de na confezione de cereali e che l’unica vera tensione sia capire come fa Pamela a combatte senza perde il reggiseno.

Donne che non hanno paura…di prendere freddo
Le scene d’azione sò confusionarie, girate senza fantasia, con sparatorie che nun lasciano il segno e cattivi che sembrano usciti da un raduno de cosplay low budget de Blade Runner. Il mondo distopico? Buttato lì, senza regole, senza peso, perchè tanto è tratto da un fumetto e per essere il 1996 va bene così. Tutto è scenografia, niente sostanza. Un futuro dove nessuno soffre davvero, perché tanto dopo due minuti parte na scazzottata e via.
Pamelona non è manco il problema principale: lei fa quello che può, ovvero posa, cammina, spara e ammicca. Il problema è che il film le costruisce attorno un cast e una storia che non reggono manco cinque minuti senza distrarsi. Le uniche cose che reggono, le porta in dote la nostra bagnina preferita.
TITOLI DI COSA: Barb Wire non è un personaggio: è un poster che si muove, un film inutile, confuso, convinto de esse figo e invece tremendamente ridicolo. Un esperimento fallito, figlio degli anni ’90 più tamarri, dove si pensava che bastasse il latex per raccontare una rivoluzione, o sperare di portare al cinema più gente possibile per via della protagonista. E invece no. Casablanca campa ancora, mentre Barb Wire…vabbè, lasciamo stare.
EXTRA: nulla da aggiungere.
Mklane























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