
La guerra è uno degli argomenti più utilizzati nella filmografia di ogni tempo e questo sia per l’enorme impatto visivo ed emozionale che crea nello spettatore che dalle infinite possibilità narrative che da essa possono svilupparsi.
Siamo nel 1942 a Camp Toccoa, in Georgia, e la Compagnia Easy del 2º Battaglione, 506º Reggimento di Fanteria Paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti, sta effettuando il suo addestramento per essere pronta per future azioni di guerra. L’occasione arriva due anni dopo, precisamente il 6 giugno 1944, il giorno del D-Day, meglio conosciuto come lo sbarco in Normadia.
Di film ambientati nella seconda guerra ne sono stati girati a decine, ognuno con il suo taglio e il modo più o meno originale di raccontare un passo fondamentale della nostra storia. Di questi credo, di averne visto una grande quantità, incuriosito spesso dalle storie dietro le bombe, dall’uomo oltre al fuoco, e questo senza disdegnare nella maniera più assoluta le parti puramente di azione, comunque indispensabili. Detto questo, posso dire con certezza, che nessuno può asserire di aver una pur minima conoscenza del genere senza aver visto Band of Brothers.
Tratto dal dall’omonimo libro di Stephen Ambrose, la seria, che vede Tom Hanks e Steven Spielberg come produttori e supervisori, ci racconta la vera storia della Compagnia Easy, dallo sbarco in Europa fino al termine della guerra, ricostruita tramite i racconti diretti e indiretti dei protagonisti. La struttura di serie è inconsueta, dieci episodi quasi autoconclusivi, diretti sempre da registi diversi, ma retti comunque, da una sottile linea comune che li rende perfettamente incastrati e consequenziali tra di loro.
Parliamo di un racconto che parte dal cielo, metaforicamente e materialmente, per poi precipitare brutalmente sulla terra per sporcarsi di sangue, fango e sudore. Di quello che ti entra nelle ossa e che trova un minimo di ristoro solo negli occhi di chi ti sta accanto, nella consapevolezza che anche lui sta provando la stessa cosa. E in quel momento si serrano le mani, le spalle, i pensieri, che diventano un unico individuo, un blocco spirituale che continua ad andare avanti sapendo di avere dietro la forza e il coraggio di altri cento uomini, cento amici, cento fratelli. E in un momento si mischiano le vite, i sogni, le aspirazioni, diventando tutti un pezzetto dell’anima dell’altro, stretta e accarezzata quanto se non di più, della propria. In un istante si smaterializzano ideologie, fondendosi in un senso di appartenenza che va oltre il “semplice” obiettivo giornaliero della sopravvivenza, trasformandosi in qualcosa di eterno e unico, come ogni respiro che segue quello precedente.
Band of Brothers ti prende la mano e ti trascina dentro la guerra, le bombe, le grida, i proiettili e le esplosioni. Ti sembra di avere tutto questo accanto, cosi come quella parola che ti entra in testa e ti accompagna per la tutta la serie, o almeno in otto della dieci puntate: “Dottore!”. Un nome che sa di sola speranza e protezione e che a volte ho avuto l’impressione, abbia fatto scopa con l’ultima parte razionale dei protagonisti, l’infinita piccola scintilla per non smettere di sentire il caldo e il freddo, abbandonandoti al silenzio.
Le prime 8 puntate non hanno soluzione di continuità, poche pause, in un turbine di avvenimenti estremi che hanno il loro punto più alto nella battaglia di Bastogne, la più dura e importante di tutta la campagna americana contro il nazismo. In questa c’è quasi una piccola sintesi di tutto quello sinora raccontato, una centrifuga di emozioni, di speranze ferite, di mani spente, di volontà messe alla prova e sorrette dalla dignità di esistere e di poterlo fare insieme, attraverso il fuoco e la neve. Questo probabilmente è stato lo spartiacque del conflitto e la serie ce lo mostra in maniera sublime, facendoci rendere perfettamente l’idea dell’inferno e ritorno di quei ragazzi.
La rappresentazione delle battaglie è qualcosa di straordinario, dettagliata in ogni particolare, direi quasi maniacale, accompagnata da un’accuratezza delle singole movenze dei protagonisti che non ha quasi, uguali nella storia del genere. Per l’occasione sono stati ricreati armi e mezzi esattamente come erano, cosi come tutti i paesaggi, modellati per ottenere il massimo realismo possibile. Un lavoro immenso, grandioso, ma che ha creato qualcosa di epico, a tratti unico, sicuramente indimenticabile.
Ottima anche la gestione degli attori cosi come la loro alternanza nella storia. Come si può immaginare le vicende da raccontare erano tante, c’era il rischio di perdersi, trascurando alcune parti preferendone altre e smarrendo cosi, il coinvolgimento generale. Nulla di tutto questo, tutti i pezzi sono andati al loro posto, ogni volto ha avuto la sua fisionomia associata a un nome, incastrato perfettamente all’interno della scacchiera.
Il genere Guerra è un genere ben definito e che non può piacere a tutti. Detto questo, esistono dei parametri oggettivi, a cui nessuno di noi può sottrarsi se non risultando poco credibile e pretestuoso. Poi, ovviamente, la meraviglia, ognuno di noi, la trova in quello che lo colpisce, emoziona, coinvolge e un certo senso, affonda.
Band of Brothers è tutto questo, uno splendido percorso accanto alla storia di tanti uomini uniti da un destino scelto ma mai capito sino in fondo. La loro è stata una discesa continua verso la parte più interna dell’inferno a cui hanno rubato un po’ di cenere fondendola con loro stessi, condita di quel fuoco chiamato istinto di sopravvivenza che neanche il peggiore dei demoni può portare via. Hanno vissuto l’oblio della follia, il suono delle urla, il silenzio della disperazione, la rabbia della perdita e queste sono sensazioni che si porteranno per sempre, magari alleviate dai propri cari, ma non per questo meno profonde.
Cicatrici indelebili a cui saranno ostinatamente legati e dalle quali non vorranno mai separarsi, come simbolo del ricordo, dell’unione, di quel senso di consapevolezza di aver comunque, avuto l’onore in mezzo all’atrocità, di aver camminato, marciato, affondato i propri passi acconto ad altri eroi travestiti da semplici uomini.
Jonhdoe1978























Lascia un commento