
Nome: Sir Austin “Pericolo” Powers
Segni Particolari: Sex Symbol
Attività: Agente segreto al servizio di Sua Maestà la regina d’Inghilterra
Periodo di attività: Dal 1997 al 2002
Quando il kitsch incontra lo spionaggio e ci aggiungi una generosa spruzzata di nonsense britannico, nasce lui: Austin Powers, uno degli agenti segreti più strambi della storia del cinema.
Figlio illegittimo di James Bond e una comica di cabaret anni ‘60.
Rimasto ibernato nel suo mondo psichedelico e libertino degli Swinging Sixties e catapultato in un presente più politically correct e “depilato”, Austin fatica ad adattarsi, ma non rinuncia mai alla sua missione: salvare il mondo e conquistare ogni donna che incroci il suo sguardo miope.
E se il mondo non volesse essere salvato? Pazienza…lui ci proverà comunque.
Il suo stile è inconfondibile: occhialoni spessi, completi sgargianti, movenze da pantera sotto metanfetamina e una collezione di battute che oscillano tra il genio comico e l’imbarazzo sociale. Ma è proprio questa disarmante sicurezza in sé stesso, unita a un’infantile incoscienza, che lo rende irresistibile. A modo suo. Il suo segreto? Il “Maipiùmòscio”, una rarissima e straordinaria essenza mascolina, che gli consente una connessione più cameratesca con le donne.
Interpretato da Mike Myers nella trilogia che porta il suo nome (Austin Powers – Il controspione, Austin Powers – La spia che ci provava e Austin Powers in Goldmember), Austin ha ridicolizzato e reinventato tutti i cliché del cinema di spionaggio. Laser, squali con teste rotanti, viaggi nel tempo, cloni mal riusciti, sidekick improbabili: tutto diventa pretesto per gag esilaranti e nonsense surreali. Insieme al suo storico nemico Dottor Male (sempre Myers, in stato di grazia schizofrenica), le sue bellissime donne Vanessa Kensington (Elizabeth Hurley), Felicity Ladà (Heather Graham) e Foxxy Cleopatra (Beyoncé) e con la collaborazione di personaggi altrettanto assurdi come Mini-Me (Verne Troyer), Ciccio Bastardo (ancora Myers sotto una tonnellata di gommapiuma), Numero 2 (Robert Wagner), Mustafa (Will Ferrell) e molti altri ancora…ogni missione si trasforma in un delirio travestito da operazione segreta.
Eppure, sotto la patina glitterata e i continui doppi sensi, Austin Powers è anche una critica affettuosa alla nostalgia del passato, alle mode che tornano ciclicamente, e a quel pregiudizio secondo cui i britannici possiederebbero una scarsissima igiene orale, diffuso soprattutto negli Stati Uniti.
A distanza di anni, Austin resta un’icona pop della cultura anni ‘90 e 2000, uno dei pochi capaci di farsi amare nonostante l’alito, il guardaroba e i modi discutibili.
“Yeah, baby, yeah!”
Alessandrocon2esse
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