
Nome: Anton Chigurh
Segni Particolari: Una pistola ad aria compressa utilizzata normalmente per la macellazione degli animali
Attività: Sicario/Assassino/Psicopatico
Periodo di attività: Nel 2007 tra il Texas e il Messico
Testa o croce? Normalmente una scelta del genere ha una componente prettamente ludica, se si indovina si vince una cosa o un’azione se si sbaglia si perde quell’opportunità senza comunque avere conseguenze. La stessa cosa non si può dire se a chiedertelo è Anton Chigurh, uno dei cattivi più riusciti della storia del cinema.
Il suo personaggio, perfettamente adattato cinematograficamente dai fratelli Coen, è l’estremizzazione di quel concetto di mancata compassione e di perdita dei valori di cui Non è un paese per vecchi si nutre. In lui, infatti, si palesa il passo finale della follia, quello che separa l’umanità e la coscienza dall’istinto e dal puro piacere di sopraffazioni, al di la del motivo e del compenso. La sua è una strada fatta di rosso, di scie che diventano inanimate a ogni suo passaggio, quasi fosse l’angelo sterminatore che tramuta il giusto in sbagliato e lascia lo sbagliato così com’è. La sua mano sembra quella dell’apocalisse, di quei racconti chiusi dove il cielo annuncia la sua rabbia e l’aria tende a diminuire sino a sparire. Aria come l’arma che usa quasi a rappresentare, se mai ce ne fosse stato bisogno, lo sprezzo per la vita, trattata e considerata, appunto, come carne da macello. In lui l’avidità diventa la scusa, la molla di un meccanismo senza anima già partito e che non trova nessun ancora di salvezza o redenzione. Ogni persona, o animale, che gli si mette davanti diventa improvvisamente una preda, un essere animato che per qualche ragione non ha motivo di vivere, quasi che chiunque veda il suo viso fosse per divina concessione, quindi la sua, condannato. Il suo andare, cosi come le sue espressioni, sanno di inevitabile, di quei personaggi che intimamente sembrano immortali e che quindi per definizione ci terrorizzano.
Come al solito però nulla sarebbe possibile senza l’attore che riesca a dare vita all’idea, a colui che trasformi l’intenzione in qualcosa di tangibile e memorabile. Javier Bardem, vincitore senza possibilità di dubbi dell’Oscar come miglior attore non protagonista, è autore di un capolavoro, soprattutto per l’essere riuscito a svuotare completamente i suoi occhi della luce della vita mostrandoci l’inevitabilità della morte, della violenza e dell’annullamento dei sentimenti.
In un mondo diverso Anton sarebbe morto, sopraffatto dalla luce della speranza e delle possibilità, luogo in cui lui non avrebbe motivo di esistere. Ma nel mondo di Non è un paese per vecchi, dove la mancata compassione la fa da padrona, lui ci squazza a meraviglia, tanto che riesce anche a sfuggire alla casualità, che per definizione dovrebbe essere imparziale e imprevedibile. In quel momento, nella sofferenza e nella vulnerabilità, Anton ha vinto definitivamente annientando, nell’attimo in cui il ragazzo ha preso quella banconota, anche l’ultimo gesto di altruismo e ottimismo.
Jonhdoe1978
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