
Non è necessario usare giri di parole o cappelli troppo complessi per dire che A Star is Born è un grandissimo film e che avrebbe meritato l’Oscar come migliore dell’anno 2018.
Jackson Maine (Bradley Cooper) è un cantante/musicista di successo con problemi di alcolismo. Una sera in un pub, dopo un suo concerto, incontra Ally Campana (Lady Gaga) e la sua vita cambierà per sempre.
L’attesa per questo titolo è stata da subito molto alta, si è creata un’atmosfera intorno alla sua uscita che ovviamente, non ha lasciato indifferente neanche il sottoscritto. Ho sempre considerato Bradley Cooper un grande attore, ma fare il regista è un’altra cosa, le dinamiche sono completamente diverse cosi come le prospettive. Tutti sanno che è il quarto Remake di questo film, e si sono spesi fiumi di parole, paragonandoli e cercando elementi comuni e differenze. Questo è un gioco a cui ho voluto sottrarmi e questo non per girare la testa su una cosa che ritengo ovvia ma nella convinzione che i particolari in una storia del genere siano determinanti per segnare il confine dell’originalità.
E’ un film sui sentimenti aperti, di quelli più scoperti e brutali e a cui cerchi di aggrapparti disperatamente per tutta la vita. Il centro di tutto è la storia d’amore tra Jack e Ally, in tutti i suoi aspetti. E’ un amore fulmineo, travolgente, passionale, di quelli che ti tolgono il fiato ma anche profondo, viscerale e, soprattutto, reale. Un amore che va oltre i difetti e i limiti di entrambi, è uno stringersi in ogni caso, un abbracciarsi a prescindere alla ricerca di sicurezze e speranze. L’indispensabile unione dei due è una cosa che sfonda lo schermo e che ti attraversa più volte, delicatamente e fortemente. Hai l’impressione come di una congiunzione indissolubile, uno stampo a volte sfocato e a volte perfetto, ma non divisibile. Ognuno accarezza le debolezze dell’altro semplicemente con uno sguardo o con un gesto ritrovando in esse l’essenza stessa del proprio agire.
La musica, imprescindibile in questo film, non fa altro che armonizzare il percorso intrapreso, arricchendolo e sfumandolo di colori luccicanti. La colonna sonora principale, Shallow, è una sinfonia d’impatto ma quello che la rende speciale è che chiudi gli occhi e crei immagini sovrapposte ma nitide figlie del tuo modo di vedere le cose e vivere i sentimenti.
Personalmente mi ha fatto sobbalzare e sprofondare nella poltrona, Maybe It’s Time. Jack l’ha cantata in due occasioni, il mio riferimento è alla prima, nel locale in cui ha conosciuto Ally, lì la cantava per lui, la sua anima si è distaccata dal corpo abbassando ogni sua singola difesa. Non c’era nessuno, solo lui, la sua chitarra e le note nell’aria che lo stringevano.
All’inizio parlavo del Bradley attore e regista. Mentre l’ottima prova da attore non mi ha stupito (anche se va menzionato che per questa parte ha studiato per 3 anni canto), mi ha impressionato la sua mano nella regia. Ha personalizzato molto le inquadrature facendo un grande uso dei profili, gestiti in maniera splendida, e degli specchi, intesi come contrasto tra l’immagine normale e quella capovolta. La netta impressione è di un film pensato, voluto e costruito con cervello e sentimenti. Completamente sorprendente Lady Gaga. Certo, il ruolo era nelle sue corde, cantante e musicista, ma lei ha fatto l’attrice, a 360 gradi. Tempo dopo aver visto il film, mi è capitato di vederla alle prese con un suo nuovo video musicale, non era Ally, non aveva la sua delicatezza, era Lady Gaga. Questo rafforza ancora di più il mio concetto: è stata brava, molto brava.
La piccola nota negativa del film è stata, a mio avviso, la gestione del tempo. Per tre/quarti la narrazione è avvolgente e profonda, entra in ogni aspetto con calma, mentre nell’ultima parte c’è un’accelerazione improvvisa, gli eventi si susseguono più velocemente. Le soluzioni a questo stacco erano due, o accelerare la prima parte o allungare la seconda con 15’/20’ minuti in più. Mi rendo conto che si sarebbero sforati i 150’ ma credo, sarebbe stata la soluzione migliore, toccare la prima parte sarebbe stato un delitto.
A Star is Born viene considerato universalmente un bel film ( tranne per qualche critico ) ma nulla di più. Mi spiego. La magia che ha attraversato il pubblico, e il sottoscritto, non è la stessa della critica in genere. La notte degli Oscar ne è stato esempio lampante, nessuno lo dava per favorito e continuavo, avendo visto tutte le pellicole partecipanti, a chiedermi il perché. La costruzione, la regia, la fotografia e l’interpretazione sono di livello assoluto, nettamente al di sopra di solo “un bel film”. Ma vado oltre, non credo sia solo il migliore film del 2018 ma una di quelle pellicole da consigliare e mettere lì bene in vista nella propria personale collezione pronta per essere rivista. Perchè ogni volta una nota può prendere una sfumatura diversa posando la sua poesia su una corda nuova e magari, più intima del nostro sentire.
Jonhdoe1978
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