
Se La vita è meravigliosa di Frank Capra è l’Iliade dei film di Natale e Una poltrona per due di John Landis è l’Odissea…S.O.S. fantasmi di Richard Donner è sicuramente l’Eneide: un grande classico di Natale, ricco di influenze del primo e del secondo, ma che racconta in chiave moderna e con una grande manciata d’ironia Il Canto di Natale di Charles Dickens (il titolo originale è infatti Scrooged), con protagonista un superbo Bill Murray.
Per l’attore di Evanston fu un vero e proprio ritorno al cinema, dopo una “sparizione” dovuta all’enorme flop de Il filo del rasoio, film a cui teneva molto e che sceneggiò insieme al regista John Byrum, oltre (ovviamente) ad interpretarlo. A causa delle forti critiche Murray entrò in una profonda crisi esistenziale, sfiorando addirittura l’idea di abbandonare la professione di attore, per studiare storia e filosofia alla Sorbona di Parigi.
Quando sentì il desiderio di tornare a recitare, tornò proprio sul progetto di Donner, rimasto fermo dal giorno del suo rifiuto avvenuto anni prima.
Murray descrisse l’esperienza come una “Discreta quantità di sofferenza”. Sentiva la costante pressione dell’essere il protagonista solista, su un set fumoso, polveroso e puzzolente, dove chiunque interpretava brevi camei di uno/due giorni, mentre lui era costretto ad essere sempre presente. Per terminare le riprese, impose alla produzione che i suoi fratelli recitassero nel film.
Nonostante i palesi contrasti e le difficoltà nel gestire il forte carattere e le infinite improvvisazioni di Murray, Donner non utilizzò mai termini forti nei confronti dell’attore, descrivendolo come “Superbamente creativo, ma a volte difficile…difficile come qualsiasi attore” aggiungendo anche che “Dirigere Bill è come dirigere il traffico tra la 42esima e Broadway, mentre i semafori sono spenti”.
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