
TITOLI DI TESTA: parlo poco, meno forte
TRAMA: Ci sono film che raccontano una vendetta. E poi ci sono quelli che raccontano un uomo così profondamente ferito da non sapere più distinguere dove finisca il dolore e dove cominci la violenza. A Beautiful Day è uno di quei film.
Diretto da Lynne Ramsay, è un thriller solo in apparenza. Perché dietro la storia di un ex soldato che recupera ragazze scomparse per conto di famiglie disperate, si nasconde un viaggio molto più intimo. Un film sulla memoria, sul trauma e sulla fatica di continuare a vivere. Joe, interpretato da Joaquin Phoenix, è un uomo rotto. Non è il classico giustiziere silenzioso. Non è un eroe. Non cerca redenzione e nemmeno vendetta. Semplicemente va avanti. Ogni giorno sembra essere uno sforzo enorme, come se il peso del suo passato fosse diventato ormai parte del suo stesso corpo. Quando gli viene affidato il compito di ritrovare Nina, una ragazzina finita nel giro della prostituzione minorile, la missione sembra inizialmente seguire i binari del thriller più classico. C’è un obiettivo, ci sono uomini da affrontare, c’è una corsa contro il tempo.
Ma Lynne Ramsay non è interessata all’azione. Ogni volta che il film potrebbe trasformarsi in un revenge movie, decide di guardare altrove. Le esplosioni di violenza vengono spesso lasciate fuori campo. Alcuni dei momenti più brutali li vediamo attraverso telecamere di sorveglianza, oppure ne percepiamo soltanto le conseguenze. È una scelta precisa. La violenza non viene mai celebrata. È soltanto un altro peso che Joe si trascina dietro.

Joaquin quando ripensa alla sua interpretazione nel film…
Joaquin Phoenix costruisce uno dei personaggi più intensi della sua carriera. Non parla quasi mai. Comunica attraverso il corpo, gli sguardi, il respiro. Ogni movimento sembra raccontare una fatica enorme. Joe è un uomo che continua a sopravvivere senza essere davvero convinto di volerlo fare. Ed è proprio questa fragilità a renderlo così umano. La regia di Ramsay lavora continuamente per sottrazione. Non spiega tutto. Non accompagna lo spettatore. Preferisce suggerire attraverso immagini, suoni, ricordi frammentati che si confondono con il presente. Il trauma non viene raccontato. Viene vissuto.
Anche la fotografia contribuisce a questa sensazione di sospensione. Le luci al neon, gli interni sporchi, le notti silenziose costruiscono un mondo che sembra esistere sempre un passo fuori dalla realtà. E la colonna sonora di Jonny Greenwood (Radiohead) accompagna tutto con un’inquietudine costante, senza mai cercare il facile coinvolgimento emotivo.
TITOLI DI CODA: A Beautiful Day è un film che parla di salvezza. Ma non nel senso tradizionale. Perché nessuno qui viene davvero essere salvato. Al massimo, qualcuno trova la forza di continuare. È un’opera asciutta, dolorosa, essenziale. Un film che rinuncia continuamente allo spettacolo per cercare qualcosa di molto più difficile. La verità di un uomo che ha visto troppo. E che, nonostante tutto, continua ostinatamente a cercare un motivo per restare vivo.
EXTRA: non dico altro o mi arriva na martellata
Mklane
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