
La distanza che divide sogno e realtà è qualcosa che trascende la semplice cognizione di noi stessi e questo in virtù di una sensibilità differente che ognuno di noi ha. Possono essere vicinissimi, fondersi o intersecarsi oppure essere cosi distanti da far fatica a riconoscersi.
David Aames (Tom Cruise) è un giovane e affascinante imprenditore che ha ereditato dal padre un importante casa editrice. Il suo stile di vita è molto incostante, a volte superficiale, tendendo a sfruttare in maniera sistematica il suo fascino, per ottenere quello che vuole.
Il giorno del suo compleanno conosce Sofia Serrano (Penelope Cruz) di cui si invaghisce immediatamente. Passeranno la notte insieme, parlando, raccontandosi e sfiorandosi.
Al mattino, trova fuori casa di Sofia, Julianna “Julie” Gianni (Cameron Diaz) che si offre di dargli un passaggio al lavoro. Durante il tragitto, Julie manifesta tutto il suo amore verso David (anche in virtù delle tante notti passate insieme) e sapendo di non essere ricambiata, decide di uccidersi insieme a lui lanciandosi con la macchina nel vuoto.
Vanilla Sky, spacciato per un thriller fantascientifico, non è altro che un meraviglioso racconto di tutto quello che di più intimo abbiamo: speranze, delusioni, gesti, attese e soprattutto sogni. Intesi, quest’ultimi, nel loro senso più sensibile, vulnerabile, quasi fossero un fantasma dorato che però ti da la possibilità, a volte, di farsi toccare.
E’ un viaggio intorno e dentro l’animo umano, in tutto quello che c’è di disperato e tormentato, la ricerca costante di quel bagliore di luce che solca la differenza tra la pazzia e la felicità, fra quello che poteva essere e quello che è. L’attaccarsi con le unghie al ricordo di un istante infinito dietro la profonda convinzione che più tempo non fa sempre rima con più sentimenti. E che un momento unico non perderà mai le sue fattezze.
Sanno tutti che Vanilla Sky è il Remake di Abre los Ojos (con protagonista la stessa Penelope Cruz) ma credo sia, in questo caso, inutile analizzare differenze e similitudini, ritenendo entrambi degli ottimi film.
Nel caso specifico, il bravissimo Cameron Crowe ci offre un film a più livelli emotivi, partendo dall’alto per poi precipitare e ritornare, nella parte finale, di nuovo al cielo. Nel mezzo l’essere e l’apparire, una maschera che copre le cicatrici del volto e quelle dell’anima, con quest’ultime che, come spesso accade, urlano più forte. Grida nelle notti eccessivamente buie, in contrasto alla luce brillante del mattino, a simboleggiare l’impossibilità di trovare pace, anche per poche ore, nella vana speranza di perdonare e di perdonarsi.
Ma la vera forza di questo film è il messaggio, a prescindere dal mezzo scelto, che considero comunque, di buon livello. La parte Thriller, infatti, è a mio avviso gestita bene, con Flashback funzionali e intriganti. Il personaggio collante del dottor Curtis McCabe, interpretato da un Kurt Russell, di certo, non al massimo della forma, è usato nella maniera più intelligente, in modo continuo ma non asfissiante. Le sovrapposizioni dei personaggi, nel momento di massima discesa emotiva di David, sono assolutamente fantastiche e rispecchiano pienamente il momento di percezione confusa, di pensieri scomposti e puzzle con pezzi differenti.
Apri gli occhi. E’ la frase costante del film, un modo per mettere una piccola linea tra il sogno e la realtà, che invece, non fanno altro che sovrapporsi, unirsi, come se l’uno non possa vivere senza l’altra. Come se l’anima volesse per qualche secondo uscire dal corpo e andare a raggiungere quel fascio di arcobaleno dall’altra parte della vallata sapendo di trovare la sua pentola d’oro. E come se all’improvviso il tempo si fosse fermato e mischiato allo spazio, nel tentativo di ripercorre la retta desiderata.
Vanilla Sky è a tratti un film cupo e che mette in luce tutte le debolezze più estreme dell’uomo. Ma quello che penso, è che sia stato il mezzo per raccontarci l’amore, quello più delicato, sorridente e naturale. La presa di coscienza di David in quella fantastica scena dell’ascensore che dal baratro lo riporta alla luce, è la trasmigrazione di come certi momenti non possono avere cattiveria e di come a volte, non ci sia spazio per il buio. Quella salita è consapevole, lenta, struggente, viene quasi da reggersi per non cadere verso l’alto.
Tutto il mondo che si era creato girava intorno a Sofia, alla sua tenerezza, al modo di come l’aveva fatto sentire e non credo che alla fine, nel momento in cui sceglie la presunta realtà gettandosi dall’alto di quello splendido Cielo Vaniglia, l’abbia fatto per dimenticarla o ricominciare. Io credo lo ha abbia fatto proprio per ritrovarla, o per lo meno per darsi una possibilità, per quanto folle.
Sostanzialmente non credo che Vanilla Sky sia un film senza difetti, probabilmente ne ha molti, ma quando si guarda una storia non si può non prescindere dal coinvolgimento emotivo e, a mio avviso, questo supplisce completamente a ogni forma di tecnica. Tecnica che poi sparisce quasi del tutto davanti a quello che personalmente credo sia il messaggio, di cui sopra, del film: a volte non c’è nulla di più reale dei sogni.
Jonhdoe1978























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