
Mettiamo che siano già usciti, con un buonissimo riscontro di critica e pubblico, i primi due capitoli di Resident Evil, adattamento cinematografico della fortunatissima serie di videogiochi, e si decida di scrivere un’altra storia ambientata in un futuro apocalittico/dispotico nel quale un virus sta mangiando e cambiando l’uomo, a chi avreste affidato il ruolo di eroina salva baracca? Ecco, la domanda è retorica e Kurt Wimmer non credo abbia avuto molti dubbi. Nonostante, infatti, Milla Jovovich non era, mai è stata e mai sarà (anche se ormai è fuori dai radar) una grande attrice, in quei ruoli era assolutamente perfetta: bellissima, seducente, atletica e con un’inclinazione al dramma e all’azione mai esagerata o fuori contesto. Una femme fatale coinvolgente e attendibile, insomma. Peccato che questa scelta sia l’unica cosa minimamente salvabile di questo progetto.
Ultraviolet entra di diritto nella mia personale lista (è un discorso vecchio e che riguarda ognuno di noi) dei peggiori film che abbia mai visto. Il tutto parte da una storia ingiustificatamente confusa e priva di qualsiasi step cognitivo minimamente funzionale alla comprensione. La sensazione, tanto per semplificare, è di assistere a un’unica scena lunga 80 minuti senza però capirne pienamente motivazioni e ambito. I normali momenti di pausa che un film d’azione deve avere, qui spariscono, appesantendo e asfissiando il racconto senza un preciso motivo. Tale impostazione a forma di corsa, ovviamente anche per colpa di una scrittura quasi da prenatale (ed è incredibile pensare che sia di Kurt Wimmer), non permette nessuna immedesimazione emozionale, obiettivo evidentemente più volte cercato.
Ma se questo non bastasse, aggiungerei incredibilmente, la sceneggiatura non è la cosa peggiore di Ultraviolet, lo sfondo visivo lo è. La scelta di utilizzare un misto tra il fumetto e la normale regia (alla 300/Sin City con 15 categorie di differenza, per intenderci) è una delle cose più brutte a cui mi è capitato di assistere. Pacchiana, grossolana e soprattutto, senza nessuna cura. Le uccisioni finte senza sangue (che poi magicamente compare dopo, escludendo cosi l’intento di evitare scene cruente) mi hanno ricordati alcuni progetti degli anni ’70 che passavano le televisioni private nel cuore della notte, con l’aggiunta, aggravante, del nulla tematico.
Kurt Wimmer non è lo scrittore o il regista migliore del mondo, ma nemmeno (come accennavo qualche riga fa) uno sprovveduto. Ha lavorato tanto con David Ayer ed è stato autore di script come Sphera, Salt o il Gioco del sospetto. Ovviamente con lo storico non si scrivono le nuove idee, ma una caduta cosi rovinosa non era minimamente preventivabile. A sua discolpa, molto parziale e limitata, c’è che in fase di post produzione gli sono stati imposti dei piccoli tagli/cambiamenti, ma l’impressione è che la cosa non ha fatto cambiare di cosi tanto l’esito complessivo.
Andando versa la conclusione, come spesso mi capita in ogni film che vedo, mi mette dalla parte della produzione chiedendomi le motivazioni per cui far nascere un progetto. In alcuni casi la domanda/risposta è immediata e veloce, in altre è molto più complessa e non sempre nell’accezione positiva. Nel caso specifico, l’idea di omaggiare, pur di fatto non essendolo, il fumetto d’autore con un personaggio che avrebbe potuto benissimo esserlo, non mi era neanche dispiaciuto. Peccato aver dissipato quella piccola luce nel giro di pochissimi secondi, senza, mi ripeto, essere riusciti a rendere un minimo appetibile il contesto e la morale. La protagonista all’inizio ci dice che forse non riusciremo a capire il suo mondo, ovviamente, ci ha detto la verità, ma non per i motivi che intendeva inizialmente. La parte sentimentale rasenta l’allegoria della sciagura non riuscendo a incastrarsi neanche nell’intenzione dell’emozione tanto l’apatia e il metodo costruttivo utilizzato.
Ultima curiosità e poi concludo veramente, non penso si meriti ulteriori approfondimenti, riguardo la natura della protagonista e dei suoi dirimpettai. In teoria dovrebbero essere dei mutanti, ma allora perché riesce ad avere armi infinite o roba del genere? Se si voleva far coincidere la parte narrativa a quella puramente di fantasia (quasi da videogiochi), il modo non solo è stato sbagliato, ma colpevolmente superficiale. Per la serie: questo è e non ti fare domande!
Unendo tutti i punti del mio discorso, con ovviamente l’aggiunto delle sensazioni provate durante la visione, posso tranquillamente affermare, entrando nello specifico del discorso aperto all’inizio, che sino ad ora (e ne ho visto di cose brutte) Ultraviolet è nel podio dei peggiori film a cui ho assistito. Il minimo di voto è dovuto solo ed esclusivamente per “merito” della Jovovich, che ha confermato quando scritto, e posso garantire che tale valutazione (aumentando quindi i meriti dell’attrice) per il quello che è il prodotto è veramente alta.
Jonhdoe1978























Lascia un commento