
Nome: Tyler Durden
Segni Particolari: Non esiste
Attività: Produttore di sapone/Proiezionista/Cameriere/Alter ego
Periodo di attività:
Una scheggia impazzita. Carismatico, determinato, affascinante, disilluso, menefreghista, noncurante e così schifosamente sicuro di sé da risultare arrogante. Ogni cosa che fa o che dice è decisamente imprevedibile e finalizzata ad un unico scopo: riscattare la natura umana dall’opprimente ed impersonale vita che il capitalismo ci costringe a condurre.
Tyler Durden è un ideale a cui aspirare, un mantra da recitare, una dottrina a cui obbedire, un sogno in cui credere, un modello da perseguire e, soprattutto, è una reazione…una necessità.
Nominato nel 2008 come “Il più grande personaggio cinematografico di tutti i tempi” dalla rivista Empire, la proiezione complementare del protagonista di Fight Club, non è che la risposta reazionaria alla “malattia” da cui è stato infettato dalla società, la stessa alienante malattia che sta fortemente minando la vita quotidiana di tutti noi, vittime ogni giorno di più di carenze sociali, emotive ed affettive.
Nato dalla penna di Chuck Palahniuk, portato sullo schermo da David Fincher e trasformato in un’icona (non solo di bellezza) da Brad Pitt, Durden è uno di quei pochissimi personaggi in grado di elevarsi da aggregatore simbolico di una determinata generazione, a vero e proprio oggetto di culto profetico, in grado di sopravvivere allo scorrere del tempo e, per certi versi, di riuscire ad influenzarne gli eventi.
La nascita del movimento No Global nell’anno dell’uscita del film nelle sale, gli attacchi terroristici del Settembre 2001 ai simboli della finanza mondiale, le frequenti agitazioni sociali e l’inarrestabile disuguaglianza tra classi che spacca il mondo a metà tra sempre più ricchi e sempre più poveri, assomigliano infatti ad una per nulla divertente imitazione della cristallina satira anticapitalista ed antiborghese di Durden. Quando il cinema inverte (spaventosamente) il rapporto tra finzione e realtà.
Tyler Durden è il simbolo di questa inversione. L’imprevisto pescato nella lunga (se sei fortunato…o sfortunato) partita al Monopoli della vita che ti mette davanti ad un quesito rivelatore: “Vuoi essere il regista, l’attore, o lo spettatore della tua vita?”.
E, parafrasando uno dei suoi più grandi insegnamenti, visto che questa è la vostra (e la mia) vita e sta finendo un minuto alla volta, sembrerebbe arrivato il momento per voi di smettere di leggere (e per me di scrivere) e di andare a trovare una risposta a questa domanda.
P.S.: Per chi ancora non considera Fight Club un capolavoro, la risposta alla domanda è suggerita nel finale del film da Edward Norton.
Alessandrocon2esse
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