
Prima di essere affidato a Meryl Streep, il ruolo di Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada di David Frankel fu offerto a Glenn Close, che declinò gentilmente l’offerta, poiché non aveva voglia di interpretare l’ennesimo villain.
Per accettare la parte del personaggio ispirato a Anna Wintour, la temibile direttrice della rivista Vogue che terrorizzò per anni Lauren Weisberg (autrice dell’omonimo libro da cui è tratta la pellicola), la Streep pretese che il suo solito cachet venisse raddoppiato.
Soldi ben spesi dalla produzione, perché la nomination all’Oscar come Miglior Attrice Protagonista la Streep se l’è guadagnata, oltre che per la straordinaria interpretazione, portando consistenti contributi sia alla sceneggiatura dei suoi dialoghi che all’immagine del suo personaggio.
L’idea di portare capelli completamente bianchi fu proprio della Streep, che motivò questa scelta suggerendo a regista e reparto costumi che così ogni capo da lei indossato avrebbe risaltato di più.
Anche la scena in cui Miranda appare sconvolta, vulnerabile e senza trucco è stata voluta fortemente dall’attrice, per poter rendere il suo personaggio più umano…almeno per gli spettatori. Infatti la Streep, per tutta la durata delle riprese, non parlò mai con le colleghe di set e a fine giornata si rintanava nella sua roulotte. Un atteggiamento che rese sicuramente più credibile la sua Miranda, ma che giurò non avrebbe più utilizzato perché la rendeva triste e depressa.
Anche l’altra protagonista, Anne Hathaway, deve la sua partecipazione alla pellicola alla Streep. La preferita di Frankel per il ruolo di Andrea “Andy” Sachs era infatti Rachel McAdams, mentre la Hathaway era solo la nona scelta. Fu la Streep ad imporsi per lei, dopo averla vista in I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook























Lascia un commento