
Ho passato diversi anni della mia vita (ovviamente questa è una estremizzazione) a chiedermi come sarebbe finito The Walking Dead. Avevo fantastico molto sul possibile scenario (il più gettonato era che Rick si svegliasse è che tutto era un sogno), almeno sino alle ultime due stagioni nelle quali ormai sembrava chiaro che la direzione, anche per le voci che circolavano, era di stasi. Ed infatti, anche se statisticamente si è dato il The End, la serie non è finita, ma ha lasciato il campo a quello che era l’intento degli ideatori da un certo punto in poi: creare diversi spin off a corollario di quell’immenso e meraviglioso viaggio (dei motivi di tale definizione ho già detto nella recensione apposita). Fra tutti questi progetti a latere, non c’è dubbio che quello atteso con più impazienza era The Ones Who Live. Il motivo è semplice ed ha un nome e un cognome: Rick Grimes. Chi mi conosce sa l’amore che ho verso questo personaggio e il sapere di vederlo nel suo habitat naturale, dal mio punto di vista, valeva e vale il prezzo del biglietto.
Detto questo, nell’economia generale c’era bisogno di questo questa miniserie? Se mi dovessi spogliare dei panni emotivi che mi contraddistinguono dovrei dire che no, non serve a molto. Aggiunge poco o nulla alla personalità dei personaggi (escluso uno ma non è ne Michonne ne Rick), ci porta in una dimensione narrativa esagerata e che stride tantissimo con quello che è stato lo sfondo di tutta le serie madre e soprattutto, finisce in maniera forzata e con un enfasi palesemente frammentaria e paracula. E allora perché ho spesso tremato durante queste 6 puntate e quando la serie ha dato il suo ultimo fotogramma ho sentito all’improvviso tutto il peso del distacco molto di più di quanto è finito lo stesso The Walking Dead? Ho tremato perché il cinema non è solo una fredda analisi e per come vivo io le cose, vedere di nuovo Rick all’azione, come accennato, mi ha fatto scatenare (cosa che questa stessa miniserie fa) ricordi e sensazioni, facendo di The Ones Who Live un viaggio nel viaggio. Ti rendi conto sin da subito che quel cordone ombelicale che mi e ci univa a storia e personaggio non si è minimamente interrotto dietro quel ponte e che tutto questo tempo è stata solo una lunga attesa verso l’inevitabile: ritrovarsi insieme. Questa piccola magia, ovviamente dal mio punto di vista, ha reso digeribile tutta la forzatura narrativa di cui dicevo e, sempre dal mio punto di vista, reso più interessante il personaggio Michonne. Non nascondo che non ho mai avuto una grande predilezione verso di lei, ma in queste puntate qualcosa è cambiato e ho accolto delle sue sfumature che me l’hanno resa più vicina.
Secondo punto: il senso di vuoto e mancanza al temine dell’ultima puntata. Quando è finito The Walking Dead, sapevo che ci sarebbero state delle appendici e soprattutto, che Rick sarebbe riapparso. Stavolta, invece, non lo so. E questo dubbio, tipico di quando sai che non vedrai più nuove gesta di un personaggio a cui ti senti vicino, anzi vicinissimo non può non scuoterti e farti sentire triste e dimesso. Senti che un altro pezzo della tua vita se ne è andato e che un’altra emozione si è trasformata, per quanto bella, in un ricordo. I ricordi per carità sono la fonte della vita e della giovinezza, ma vivere una cosa in divenire è il pane dei nostri perché.
Come tutti sanno esistono altri Spin Off in arrivo (negli Usa sono giù usciti da tempo) e vista anche la loro fortuna, non si può escludere una specie di Reunion. Certo, la fine di questa miniserie (nonostante una fretta inaspettata, se invece di 6 fossero state 8 le puntate non credo sarebbe successo nulla) può tranquillamente non dare adito a nessun proseguo, ma anche la possibilità di poter aprire, qualora lo si voglia, un nuovo capitolo da esplorare.
Sinceramente, rimanendo nel campo romantico, sono abbastanza combattuto su cosa augurarmi. Da una parte, vedi quello che è successo e che sta succedendo con Dexter, penso che a un certo punto certe storie, per quanto può essere doloroso, deve essere lasciate andare e dall’altra c’è la bramosia che continuino regalandoci un altro po’ di immortalità.
Chiudo con ultima considerazione, che poi al di la di tutto quello già detto, è la cosa migliore della serie: il mondo è davvero destinato a morire? Per la prima volta nel modo The Walking Dead c’è un dialogo analitico sui tempi e sul perché tutto possa finire e che l’unica strada per evitarlo è un qualcosa di estremo e antisociale. La domanda, quindi, mi è nata spontanea: e se invece, l’eventuale conclusione scelta da Kirkman e compagni sia l’opposto di quella da me immaginata e detta all’inizio? Sarebbe un discreto colpo di scena. Non ci resta che aspettare e vedere.
Jonhdoe1978
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