
Può un film di poco meno di 120’ essere migliore di una serie, personalmente considerata deludente, durata sette stagioni? Certo, che può. Ma non è questo il caso.
Dopo la fine completamente aperta della serie, ritroviamo Uthred, nonostante sia passato qualche anno, esattamente dove lo avevamo lasciato: nel suo castello di Bebbanburg. La morte di Re Edward, però, sconvolge gli equilibri di tutto il regno portando i due legittimi successori a scontrarsi.
Degli enormi limiti di The Last Kingdon ho parlato nella corrispondente recensione e devo dire, dopo un incipit sostenibile, di averli quasi tutti ritrovati in questo film, che non fatico a definire tanto inutile quanto incompleto. Il comun denominatore più pregnante tra le due produzioni è senza ombra di dubbio l’incapacità imbarazzante di entrambe di gestire il tempo. Se nella serie però, esso riguardava più che altro il passaggio tra una stagione e l’altra (basta considerare che gli attori sembrano ingiovanire invece che invecchiare) nel titolo in oggetto riguarda proprio la gestione (devo ripetermi) dei singoli momenti. Un esempio su tutti: nel momento in cui Uthred viene scacciato dal regno, la storia ce lo fa vedere per giorni legato, al freddo e senza cibo. Appena “salvato”, dopo un paio di scene e una copertina, lo ritroviamo pimpante e pronto a qualsiasi battaglia. Nessun intermezzo che giustificasse tale condizione o che ci facesse in qualche modo capire che un po’ fosse passato e che quindi quella guarigione fosse naturale. Ma se questo è un caso specifico, tutta la gestione della storia appare costantemente scoordinata e approssimativa. Gli eventi quasi mai, almeno emotivamente, si legano alle conseguenze con tanti buoni saluti a quell’empatia di cui un film del genere (ma come tutti) aveva indubbiamente bisogno. Anche il momento del lutto, quello di Finan per intenderci, seppur drammatico, ha un qualche senso solo perché si conosce il personaggio e ci si è affezionati. Se si dovesse, infatti, esclusivamente basare su quanto visto, quell’evento risulterebbe sentimentalmente sbagliato e soprattutto tristemente poco accurato.
Edward Bazalgette, regista conosciuto soprattutto per essere stato presente in molte serie, The last Kingdon compresa, ha mostrato poca capacità narrativa e un’approssimazione totale nel riuscire a cogliere l’attimo. Se questo è comunque una costante, il momento più basso lo raggiunge nella battaglia finale che sia per svolgimento (ancora si sta aspettando quell’elemento sorpresa tanto acclamato) che proprio per rappresentazione visiva (una delle più grandi battaglie della storia raffigurata alla fine con una manciata di caduti!!??) è assolutamente lontano da qualcosa di credibile e stimolante. Ancor peggio gli ultimi minuti che, a mio avviso, e tale colpa va ascrivibile a chi ha scritto la sceneggiatura, non hanno avuto il coraggio di prendere una decisione, lasciando storia e personaggio (pensare che la voce fuori campo, che dovrebbe essere una persona vicino al protagonista, non sappia cosa gli sia successo fa molto ridere) in un limbo che se anche visivamente coinvolgente (finalmente!!!), a livello concettuale è distante da una logica prima emotiva e poi prettamente storica.
Parentesi a mio avviso necessaria sulla parte sentimentale/amorosa della storia, nel senso che trovo incomprensibile che non ci sia. Tutti i racconti di quelle terre, inglesi o normanni che siano, hanno sempre avuto sullo sfondo una storia d’amore e questo non solo per arricchire la personalità dei personaggi ma proprio perché era nell’indole e nella consuetudine viverla. Decidere di lasciare completamente fuori da tale contesto Uthred, in contrapposizione poi alla serie, ha allontanato ancora di più le sue gesta da qualcosa di empatico. Costumi, guerra e ingiustizia da sempre vengono amplificati dal ruolo del cuore, eliminarlo non ha fatto altro che rendere ancora più arido un percorso già comunque minato dopo pochi minuti dall’inizio.
Se la serie, tra molti bassi, ti lascia indubbiamente qualche emozione, il film è riuscito nell’arduo intento di eliminare anche quelle. Il pastrocchio non è tanto nella storia, che ci sta sia per come è pensata che come quadro della realtà, ma nel come viene rappresentata Si percepisce un senso di superficialità imbarazzante, con la mente che continuamente si chiede o si aspetta qualcosa, rimanendo continuamente delusa. Anche la parte realizzativa, e questo è veramente sorprendente, è povera (assurdo come la magnificenza del castello di Bebbanburg della serie sia stata cosi avvilita), non trasmette mai la possenza che una guerra cosi estesa dovrebbe dare. Un conflitto per la conquista dell’Inghilterra non può apparire come lo scontro tra pochi paesani per un pezzo di terra, si smarrisce tutto.
Non so perché ma ero convinto che il film sarebbe in qualche modo stato superiore alla serie. Tale convinzione nasceva dalla considerazione che l’ovvia compressione dei tempi della storia avrebbero portato a meno errori di gestione e di conseguenza, a un’immersione totale nella trama. E invece sette re devono morire si è lasciato andare sin da subito, quasi che la sua nascita sia stata dovuta più da contratto che da una reale e sentita convinzione. Sbaglierò, e questo sarebbe ancora peggio, ma l’impressione che il budget fosse veramente basso e che alla fine si sia cercato di fare tutto alla bene meglio. Se fossi cosi sarebbe tanto imbarazzante quanto managerialmente cervellotico. A questo punto sarebbe stato molto meglio lasciare la conclusione cosi come pensata dalla serie, sicuramente con qualche incasso in meno (compreso per gli attori) ma con un minimo di sogno e fantasia ancora in tasca. Ora invece a The Last Kingdon non rimane veramente più nulla.
Jonhdoe1978
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