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The Boy and the Heron (2023) di Jonhdoe1978

⭐30 Ottobre 2023 ⭐ Contrassegnato con: Recensione The Boy and the Heron, The Boy and the Heron, The Boy and the Heron Recensione

The Boy and The Heron Interna

Sfogliando il programma della 18 edizione della Festa del cinema di Roma, un film avevo cerchiato di rosso più volte ritenendolo, tra tutti, assolutamente imperdibile: The Boy and the Heron. Il ritorno del mio amato maestro Hayao Miyazaki, dopo 10 anni di silenzio e più di una voce di ritiro, e il fatto che si trattasse un’anteprima nazionale assoluta erano elementi troppo forti perché non li potessi considerati come preminenti sopra qualsiasi altra proiezione. Devono averla pensata come me, tra accreditati e spettatori, altre centinaia di persone che si sono, appunto, riversate in sala (personalmente non ricordo una fila cosi corposa) per quest’evento. La trepidazione iniziale era palpabile, alla comparsa del logo Studio Ghibli un forte applauso si è elevato in aria, e la sensazione è che tutti non vedessero loro di immergersi nella storia e poter dire alla fine: CAPOLAVORO. Purtroppo o forse era prevedibile non lo so, non è stato cosi anche se alla fine non è cosi male come forse l’aura della coda finale poteva far pensare. Il problema, secondo me, sta a monte: la troppo aspettativa crea se non rispettata in pieno un rigetto più forte di quello che dovrebbe essere. Essendo a conoscenza di questo principio, almeno per come vivo io i film, ho aspettato un paio di giorni prima di aprire il file (lo so, penna e calamaio sarebbe stato meglio) e credo si aver fatto la scelta corretta.

The Boy and the Heron, per noi il ragazzo e l’airone, è un film di una complessità incredibile, visivamente bellissimo (solo le fiamme meriterebbero un articolo a parte) e narrativamente incalzante. E allora vi chiederete, dov’è il ma? Perchè vista la premessa deve per forza esserci un ma. E’ semplice: non c’è nulla di particolarmente nuovo ed è in lunghi tratti una conferma di temi che Miyazaki ha riportato molto spesso. Parliamo del confine tra la vita e la morte, del limite a volte impercettibile tra il sogno e la realtà e del senso stesso della percezione delle cose e delle emozioni. Di certo, la fantasia non gli manca e anche la costruzione di questo come del mondo alternativo, rasenta la genialità (è incredibile il numero di elementi che è riuscito a mettere insieme), il problema rimane il cuore di questa architettura che, tranne in un paio di punti, non sfonda l’anima. Se, infatti, si esclude l’inizio, e il momento delle bende (questa si una scena visivamente ed emozionalmente impeccabile), tutta la storia sembra essere un continuo rincorrere qualcosa, come se mancasse sempre un passo per l’esplosione o la definizione finale. E questo, ormai pleonasticamente, non può che essere figlio, appunto, della conoscenza o meglio delle storie che il regista/sceneggiatore giapponese ci ha regalato nel tempo.

Come già accaduto, ma stavolta ne ho percepiti ancora di più, ho trovato moltissimi rimandi ad altri film: da Interstellar a 2001 Odissea nello spazio, da Robin Hood a La bella addormentata nel bosco, passando, mi fermo ma potrei continuare, per il viaggio dantesco e l’Eden della creazione. Ovviamente, come da stile, inseriti in un contesto che non è possibile non definire unico, soprattutto per chi non è propriamente della sua stessa cultura. Le storia di Miyazaki, e questa non fa eccezione, sono, infatti, sempre non facilissime da digerire per gli occidentali e questo proprio per la diversa concezione e rappresentazione della vita in genere e del limbo percettivo che da essa ne deriva. Il concetto tra avi, spiritualità, spiriti guida, elevazione morale e concretizzazione delle proprie aspettative, paure e/o aspirazioni è, infatti, quasi all’antitesi e quindi non può non ripercuotesi nella comprensione.

Facendo un passo indietro, è comunque possibile trovare all’interno del film tracce uniche (è il complessivo che non sa di nuovo) e che, a mio avviso, hanno il loro apice nella costruzione e definizione della psicologia del protagonista. Il mio riferimento non è all’inizio, in quel frangente le dinamiche sono abbastanza chiare e anche piuttosto prevedibili, quanto alla parte finale. Per come la vedo io la composizione ed erezione della torre con le forme asimmetriche altro non è che quella dell’equilibrio morale dell’essere e quindi dello stesso Mahito. Il crollo da questo punto di vista, il rimando allo stesso sangue è continuo, da generale diventa particolare rendendo quindi tutta la storia un’affannosa conquista di armonia e di assenza di una qualche piramidale oppressione.

Altro evidente tema riguarda la condanna alla guerra anche se più per le ripercussioni morali che provoca e che sono figlie molto spesso di quelle che sono le singole e personali sensibilità e capacità di reazione. Se la si vede sotto questo punto di vista ecco che tutto il viaggio diventa quasi una proiezione delle complessità personali con gli infiniti particolari che altro non sono che l’esposizione estrema di tale eterogeneità e di come si concretizzi concettualmente nella mente la via d’uscita.
Nel caso specifico questo labirinto mentale è molto composito, più di qualsiasi altro lavoro del Maestro e mostra forse quel lato artistico tipico di chi sa di non dover dare più ne motivazioni ne spiegazione se non al proprio ego. Mi spiego. Per lunghi tratti, ed è la conseguenza di quanto detto inizialmente, The Boys and The Heron sembra una gigantesca autocelebrazione del suo autore almeno dal punto di vista creativo. Appare, infatti, quasi un al quadrato di tutto il suo percorso, neanche fosse un’ode alla speranza. Magari si augura che il paradiso sia proprio cosi, uno specchio idealista del mondo in cui è vissuto con la possibilità di districarsi nelle varie sfaccettature morali, e quindi abbia deciso di renderlo immenso e, forse, meno spaventoso. Ovviamente sono tutte supposizioni e ognuno prenderà questo film (ma vale per tutta la sua filmografia) per come si sente e per cosa ha provato, ma tutti siamo e saremo d’accordo che la leva visiva e la quantità di immaginazione presenti rimangono di livello altissimo.

Jonhdoe1978

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The Boy and the Heron

The Boy and the Heron
6.8

Valutazione Complessiva

6.8/10

SCHEDA

  • Regia: Hayao Miyazaki
  • Anno: 2023
  • Durata: 124'
  • Genere: Animazione

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