
Dopo le vicende del film precedente, la famiglia dello scienziato Wayne Szalinski (Rick Moranis), ha un nuovo membro: Adam (Daniel & Joshua Shalikar). Il bambino è vivacissimo, al punto che i genitori non riescono a tenerlo rinchiuso nel suo box, da cui evade in continuazione.
Una mattina, mentre Diane Szalinski (Marcia Strassman) accompagna la figlia maggiore Amy (Amy O’ Neill) al College, Wayne porta con se al laboratorio dove lavora i due figli maschi. Szalinski sta lavorando ad una nuova invenzione, capace stavolta di ingrandire gli oggetti invece di rimpicciolirli. Ha l’ idea di testare l ‘invenzione sul coniglio di pezza di Adam, ma il bambino, nel tentativo di riprendersi il peluche, esce dal suo passeggino e tocca il coniglio di pezza proprio mentre viene azionato il laser della macchina, mentre sia Wayne che Nick Szalinski (Robert Oliveri) sono distratti a controllare i dati sul computer. Adam viene così sottoposto alle stesse radiazioni del pupazzo.
Senza girarci troppo intorno, diciamo subito che questo sequel risulta poco fantasioso sia dal punto di vista della trama, sia da quello dell’ intreccio. Alla fine di tutto resta comunque un buon film “per famiglie”, ma con meno mordente (difetto comune nei sequel) del precedente. Infatti, a differenza del primo episodio, non riesce nemmeno a ricreare quel nostalgico effetto “Macchina del tempo” che dovrebbe scattare per quelli della mia generazione a riguardarlo in età adulta.
Probabilmente l’ unica cosa che si salva sono gli effetti speciali…oddio, qualche risatina a denti stretti ci scappa, ma in numero talmente povero che resta comunque protagonista la noia per tutta la durata della visione, mentre invece se ci si immerge nell’ idea che siamo comunque all’ inizio degli anni ’90, non si possono non apprezzare i più che piacevoli risultati ottenuti da Peter Chesney e Kate Steinberg per gli effetti speciali (di cui il film è pieno zeppo).
In conclusione, se proprio volessi rischiare il linciaggio e dovessi consigliare la visione di questo film, di sicuro lo farei con chi ha figli piccoli…o comunque direttamente ad un pubblico giovanissimo e privo di senso critico e malizia, perché le chiacchiere stanno a zero: la Disney ha provato a cavalcare l’ onda del successo del primo film, facendo un enorme buco nell’ acqua. E anche se qualche recensione di “bocca buona” abbia provato a raschiare il fondo del barile, intravedendo in alcune scene una sorta di “satira” al colosso King Kong, per me questo film resta solo una ulteriore (ed inutile) prova che talvolta, se una pellicola riscuote successo, deve restare unica…senza nessun sequel o prequel che ne intacchi la positiva memoria.
Alessandrocon2esse























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