
Ben 12 anni prima di interpretare il ruolo di Nick Fury in Iron Man di Jon Favreau ed entrare di diritto nel MCU, Samuel L. Jackson aveva già vestito i panni di una spia.
Stiamo parlando di Mitch Henessey, personaggio del film del 1996 The Long Kiss Goodnight, titolo ignoto ai più, esclusivamente per merito del (a dir poco geniale) riassunto degli spossati ed apatici distributori italiani che, immagino dopo estenuanti ore passate in briefing, hanno valutato che Spy potesse bastare a riepilogare un po’ il tutto.
Nonostante gli sforzi della Cecchi Gori Group per renderlo anonimo ed ignorato dal pubblico, il film ha acquisito nel tempo addirittura lo status di “Cult”, costruendosi un consistente seguito grazie alla sua combinazione di suspense e comicità, che sfida i canoni del genere spionistico e, soprattutto, grazie alle interpretazioni dei suoi due protagonisti principali: il già citato Jackson e l’ex sexy “giraffona” del cinema Geena Davis.
Alla regia troviamo Renny Harlin, già noto per 58 minuti per morire – Die Harder e Cliffhanger – L’ultima sfida. Con una carriera caratterizzata da una forte ispirazione al cinema di Alfred Hitchcock ed una smodata passione per le esplosioni, il regista finlandese all’epoca coniuge della Davis, non si lascia abbattere dal costoso flop del precedente Corsari (con protagonista sempre la moglie) e rilancia con un genere a lui più congeniale, raddoppiando il piatto chiamando per la sceneggiatura quel capoccione di Shane Black (Arma letale, L’ultimo boy scout e il più recente The Nice Guys…per intenderci).
La protagonista di Spy è Samantha Caine, un’insegnante di una cittadina tranquilla in Pennsylvania, che vive serenamente con il suo compagno Hal (Tom Amandes) e la figlia Caitlin (Yvonne Zima). Tuttavia, il passato di Samantha è avvolto nel mistero: otto anni prima era stata trovata senza memoria della propria identità. Nel tentativo di svelare il suo passato, ha ingaggiato vari investigatori, l’ultimo dei quali è Mitch Henessey, investigatore privato dai metodi poco convenzionali. La svolta avviene quando Samantha rimane coinvolta in un incidente d’auto e scopre di possedere abilità fisiche straordinarie che la rendono una letale assassina. Da quel momento, una serie di eventi inaspettati, incluso l’incontro con l’evaso Timothy (Craig Bierko) che afferma di conoscerla, la porteranno a scoprire la sua vera identità e il suo legame con un intrigo internazionale che coinvolge i servizi segreti americani e il traffico d’armi illegale.

Le premesse ci sarebbero tutte per un film che sappia offrire con qualità intrattenimento leggero e tensione, se non fosse che ad Harlin, dopo una prima parte abbastanza avvincente e con una Davis nel doppio ruolo degna del miglior Dr. Jekyll e Mr. Hyde ed un Jackson carismatico, ironico ed in forma smagliante, se ne freghi altamente di sceneggiature, personaggi ed incongruenze ed inizi a voler soltanto vedere il mondo intero saltare in aria tra fuoco e ghiaccio.
Entrambi i personaggi avrebbero infatti molto più da raccontare di quanto si vede sullo schermo: passati da riscattare e/o cancellare e nuovi presenti da abbracciare, ma Harlin mette quasi subito da parte lo psico-thriller per dare corpo all’allucinazione che lo sta portando al delirio, ossia sua moglie nei panni di un qualunque Sylvester Stallone o Arnold Schwarzenegger in gonnella, che incassa quintali di botte e ne restituisce indietro (almeno) il doppio. Se non fosse per le divertenti e scorrette gags con cui Black infarcisce l’intera pellicola, ad ogni fine proiezione dopo i titoli di coda, servirebbero le riprese di due infermieri con in mano un TSO firmato da sindaco e due medici, che trascinano via un Harlin scalciante ed urlante, in evidente stato confusionale.
Se l’obiettivo iniziale del regista era quello di interrompere il sodalizio artistico e di farsi lasciare dalla Davis, avrebbe potuto semplicemente attendere…visti i precedenti (e i susseguenti) della moglie, anziché rovinare sia un film che aveva sulla carta un discreto potenziale e, per almeno 20’, stava rendendo alla grande anche su pellicola, sia macchiare la carriera di un’attrice che, prima dei due successivi fallimenti al botteghino, viaggiava a gonfie vele con due candidature agli Oscar, di cui una portata a casa.
Alessandrocon2esse
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