
L’idea dello script di Rocky balenò per la prima volta nel cervello di Sylvester Stallone dopo aver assistito all’incontro fra il campione dei pesi massimi Muhammad Ali e lo sconosciuto e (quasi) debuttante Chuck Wepner. Quest’ultimo resistette ai colpi di “The Greatest” per quindici riprese, contro ogni più rosea previsione, crollando al tappeto solo all’ultimo round.
Nonostante la bozza fosse apprezzata da ogni casa di produzione a cui l’aveva inviata (o consegnata in prima persona), nessuna era disposta a concedergli il ruolo del protagonista nel suo film, condizione imprescindibile per Stallone per la vendita della sceneggiatura.
Fu la United Artists ad accettare questa “opzione”, a patto però di ridurre il budget da tre a poco più di un milione di dollari e che la regia fosse affidata a John Avildsen, per appianare dei dissidi avuti con alcuni produttori durante la pre-produzione di Serpico nel 1973 e de La febbre del sabato sera nel 1977, le cui direzioni andarono poi a Sidney Lumet e John Badham.
La scelta del regista fu alquanto curiosa, considerato che lo stesso Avildsen dichiarò che prima che gli fosse affidata la regia di Rocky, non aveva mai visto un incontro di boxe…né dal vivo né in TV, poiché poco incline agli sport violenti.
Da quell’esperienza, oltre al successo planetario, deve averci anche preso gusto però, perché negli anni successivi accettò di dirigere il film sportivo sulle arti marziali The Karate Kid – Per vincere domani, due dei tre successivi sequel (Karate Kid II – La storia continua e Karate Kid III – La sfida finale) ed il quinto capitolo della saga sul pugile cinematografico più famoso di tutti i tempi, lanciato da lui stesso: Rocky V.
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