
Per chi (come il sottoscritto) è condannato a vivere sottomesso al KDM5A, il “Gene della sveglia” che gestisce il nostro orologio biologico, può succedere (e succede sempre) di ritrovarsi a fissare il soffitto della camera da letto alle 6:00 di Domenica mattina, nonostante da programma fosse preventivato il tentativo di spazzare via il record del mondo di inoperosità festiva.
In questi casi, per non regalare una schiacciante vittoria al maledetto gene e provare almeno a mettere giù una scopa, mi ritrovo ad ostinarmi a restare comunque a letto e non raggiungere divano e SmartTV da 55” nell’altra stanza, accontentandomi del piccolo schermo a soffitto della camera da letto che ignora appieno l’esistenza di Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Sky Go e via dicendo…ed è ancora legato all’antidiluviano (si fa per dire…lo so che c’ho una certa) universo del digitale terrestre.
Un microcosmo ormai frequentato meno del corso di una località turistica balneare in pieno Inverno, costituito in gran parte da commedie italiane, a colori o in bianco e nero, tutte prodotte tra gli anni ‘40 e gli anni ’80 e con protagonisti a volte grandi interpreti nostrani come Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Monica Vitti e Marcello Mastroianni, etc. a volte celebrità musicali prestate al cinema come Gianni Morandi, Al Bano e Romina Power, Tony Renis, Rita Pavone e compagnia bella che hanno dato vita a quel sottogenere cinematografico dal nome “Musicarello”, al solo scopo di promuovere all’interno di una pellicola anche l’ultimo album discografico del cantante di fama protagonista della stessa.
Un paio di Domeniche fa è toccato a Popcorn e patatine, commedia sentimental-musicale di Mariano Laurenti del 1985, con protagonista l’allora ventottenne “Caschetto d’Oro” partenopeo Nino D’Angelo.
Quarta pellicola in soli tre anni per D’Angelo sotto la regia di Laurenti, dopo Un jeans e una maglietta, La discoteca e Uno scugnizzo a New York ed ennesima storiella sul più classico degli innamoramenti estivi tra due giovani (?), ostacolati da diversità sociali che da vita ad una scontata commedia degli equivoci, contornata da musiche e canzoni tra cui spicca appunto il brano che dà il titolo al film.
Rispetto all’ultimo titolo del terzetto sopracitato, torna come protagonista femminile Roberta Olivieri, già al fianco di D’Angelo nei primi due film della “mini-saga” e sostituita, per una piccola divergenza col regista, da Claudia Vegliante solo in Uno scugnizzo a New York e torna quella comicità macchiettistica tanto cara a Laurenti, qui affidata a Lucio Montanaro che, nonostante gli sforzi ed un palese scimmiotto a Lino Banfi, risulta distante galassie dal risultato portato in scena dal duo formato da Enzo Cannavale e Bombolo precedentemente.
Laurenti dà l’impressione di essere stanco e annoiato, dimostrando più attenzione alla propaganda turistica e documentaristica della bellissima Taormina che ospita le riprese, piuttosto che alla recitazione degli interpreti e alla stessa sceneggiatura, scritta come in precedenza a sei mani sempre insieme a Francesco Calabrese e Piero Regnoli. Il “Coup de théâtre” del finale ne è la riprova: se dopo 86’ riesci ad abituare (più che a convincere) lo spettatore che D’Angelo e la Ulivieri hanno appena terminato il liceo ed affrontano le loro prime cotte estive, non si può buttare tutto all’aria e dar fuoco alla loro presunta “innocenza”, solo per giustificare la canzone di D’Angelo sulla paternità scritta, peraltro, per il suo primogenito Antonio nato ben sei anni prima.
Tutto ciò che accade sullo schermo sembra fatto a titolo di favore.
E non è di sicuro un caso se anche quando, durante l’infanzia e l’adolescenza passata a Napoli, ho rivisto più volte questa pellicola di D’Angelo che, insieme a quelle di Totò e Peppino De Filippo, Massimo Troisi ed Eduardo De Filippo, passavano di continuo nel palinsesto delle reti televisive regionali, abbia avuto già allora l’impressione che fosse tra quelle più scadenti della filmografia del cantante partenopeo.
Popcorn e patatine andrebbero vietati al cinema. Perché, seppur masticati a bocca chiusa, producono comunque quel fastidiosissimo rumore di sottofondo che disturba chi in sala vorrebbe soltanto godersi il film nella totalità che solo il cinema sa regalare.
Popcorn e patatine andrebbe vietato anche in televisione. A meno che, una volta svegliati dallo scellerato KDM5A, voi non siate quel tipo di persona che decide di passare la Domenica mattina a tirare a lucido la casa. In quel caso potete tranquillamente lasciarlo in sottofondo e buttare ogni tanto lo sguardo sulle panoramiche di Taormina…magari tenendo alto il suono dell’aspirapolvere a coprire tutto il resto.
Alessandrocon2esse
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