
Demolition Man, la pellicola del 1993 con Sylvester Stallone, Wesley Snipes e Sandra Bullock è uno di quei film che andrebbe rivisto una volta al mese: carico di tensione, azione e di una buona dose di ironia, nei suoi vent’anni di attività ha saputo conquistare il pubblico di diverse generazioni.
Eppure il film di Marco Brambilla non riuscì a sfruttare appieno l’onda del successo dei suoi due attori protagonisti, con Stallone che godeva di un ottimo riscontro da parte del pubblico americano, tanto da essere quasi venerato e fresco della buona riuscita di Cliffhanger (uscito nelle sale qualche mese prima) e con Snipes che godeva del medesimo successo, poiché visto dal popolo afro come l’alter ego di Eddie Murphy, ormai bistrattato dopo il flop di Beverly Hills Cop III.
Nel resto del mondo, per ovviare a questa poca attenzione nei riguardi di una trama ed una sceneggiatura non proprio “amate” in patria, venne provato un po’ di tutto nel tentativo di vendere un numero maggiore di biglietti.
In Europa, ad esempio, il brand Taco Bell fu sostituito con quello di Pizza Hut, perché maggiormente presente nei paesi europei rispetto al primo. Sostituire il nome dell’unica catena di ristoranti rimasta sul mercato nella futuristica San Angeles (fusione tra Los Angeles, Santa Barbara e San Diego), costò la modifica di immagini, sottotitoli e doppiaggio, lasciando il brand originale intatto solo nella menzione dei titoli di coda. Personalmente, la ritengo un’idea abbastanza sciocca…oltre ad uno spreco di lavoro e denaro.
A mio parere, molto più furba fu la decisione dei distributori in Kuwait che presentarono la pellicola con il titolo “Rambo The Destroyer”, vista la popolarità raggiunta con la saga di Stallone sul veterano del Vietnam.
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