
Clint Eastwood è senza ombra di dubbio il regista più prolifico degli ultimi 30 anni. Il numero di film da lui girato è sorprendente ma ancor di più lo è il costante livello medio/alto di ogni sua opera.
E’ il 21 agosto del 2015 quando il mondo riceve la notizia di un attacco terroristico da parte del marocchino Ayoub El-Khazzani al treno Thalys 9368 che da Amsterdam era diretto a Parigi, sventato da 3 giovani americani, due dei quali militari, in vacanza insieme in Europa.
Eastwood ha sempre avuto una passione nel riportare storie vere sul grande schermo, la sua filmografia ne è piena, cosi come la sua maestria a scegliere un lato diverso, più umano direi, per raccontarle. Anche in questo caso ha cercato di fare lo stesso, approfondendo prima la vita dei tre protagonisti e poi l’evento che, loro malgrado, li ha resi celebri. Per fare questo ha scelto di affidarsi non a tre attori ma agli stessi veri protagonisti, Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos che quindi hanno in definitiva, interpretato se stessi.
Tale coraggiosa scelta avrebbe dovuto accentuare la parte emotiva del film con l’identificazione completa tra gli eroi e la tragedia sfiorata. Invece è stato l’elemento che, a mio avviso, lo ha affossato definitivamente.
15.17 Attacco al Treno è indiscutibilmente il peggior film, tra quelli che ho visto, diretto da Eastwood e questo sotto quasi tutti i punti di vista. Per prima la storia. La scelta è stata quella, come detto, di raccontare dei tre protagonisti, dall’inizio della loro amicizia nelle scuole medie sino al viaggio insieme in Europa, analizzando i problemi e le limitazioni che hanno avuto durante la loro adolescenza. L’idea seppur non geniale, non era neanche male, un taglio diverso, ma è stata la realizzazione che è stata pessima, senza anima, trasporto o immedesimazione.
E questo per gran demerito, secondo aspetto negativo, degli attori (improvvisati) che non riescono ad esprimere la benchè minima espressività. Non gliene si può fare, però, una colpa, loro fanno tutt’altro, lo sbaglio, e dirlo è come auto colpirsi, è di chi ha scelto di puntare su di loro a seguito (immagino) di qualche provino.
Il concetto è molto semplice, a mio avviso: il regista ha sicuramente la sua grande importanza, riesce a dare il suo tocco personale, la sua idea di spazio, di luce, di intensità, di montaggio, etc etc, ma una pessima interpretazione delle persone che dovrebbero esaltare le sue idee, ha la forza di distruggere ogni cosa. Dall’alto della sua esperienza Eastwood, avrebbe dovuto saperlo meglio di chiunque altro ma l’impressione che ho avuto è che la soluzione scelta lo stuzzicasse troppo per non realizzarla.
Il montaggio rimane di alto livello cosi come la ricostruzione temporale della vicenda, comprensibile e conseguenziale all’obiettivo. Troppo poco, però.
Anche il finale che dovrebbe essere il culmine emotivo del film, non riesce a concedersi del tutto, rimane più nelle intenzioni che altro. Non c’è traccia della tensione necessaria che il momento meriterebbe, a tratti risulta svilito e semplificato, considerando l’importanza, anche storica direi, che esso ha.
L’unico elemento che considero ben riuscito è il modo in cui sono mostrate le difficoltà emotive di Spencer, il suo essere sempre un filo indietro a quello che lo circonda, alle sue aspettative, ai suoi sogni. In questo Eastwood è inarrivabile, mostrare l’animo umano in maniera cosi delicata e profonda senza utilizzare situazione al limite è uno dei sui tratti distintivi.
E anche in questo caso raggiunge il suo intento, mettendo bene in risalto la corsa dello stesso Spencer verso l’attentatore quasi come un ribellarsi al mondo, gridando che lui vale e che non ha paura di affrontare le sue responsabilità. Ovvio che un altro tipo di premessa avrebbe dato un impatto maggiore, più intenso, anche più drammatico…alla fine quello è stato il momento, drammatico al limite della tragedia. Basti considerare che a bordo del treno c’erano circa 500 persone e che Ayoub El-Khazzani aveva con se altrettanti proiettili, per capire cosa sarebbe potuto succedere.
Per la prima volta Clint Eastwood trasforma una storia forte in un film debole. Di solito l’operazione è sempre stata inversa, riuscendo spesso a trasformare in emozione ogni cosa abbia deciso di raccontare, e questo a prescindere dal livello (mai scarso comunque) della pellicola nel suo complesso. Come detto ho avuto la sensazione di un peccato di gola del nostro Texano dagli occhi di ghiaccio, una specie di dimostrazione di come l’idea e le capacità potessero sopperire a certe mancanze. Per quello che ha fatto e che farà, una leggerezza del genere gli è assolutamente perdonata, un piccolo inciampo può capitare a chiunque. Anzi ritengo che lui (speriamo di no) ha ancora alcuni bonus da giocare avendo a mio avviso, dato più lui al cinema di quello che sinora ha ricevuto, un po’ per il suo carattere un po’ perché non si è mai voluto contornare di persone e/o cose a cui non credeva.
Jonhdoe1978
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