
Anche se il concetto di film composto da “Found Footage” (filmati ritrovati) era già stato istituito nel 1980 dal Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, The Blair Witch Project di Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez è riuscito nel 1999 a rilanciare la tecnica per diversi decenni a venire, ispirando altri film horror e produzioni come Paranormal Activity e Rec del 2007, Cloverfield del 2008, L’ultimo esorcismo del 2010 e molte altre ancora.
La pellicola che detiene ancora oggi il primato di “Film di budget più basso con gli incassi più alti” (248,6 milioni di dollari a fronte di una spesa di produzione di soli 60.000), deve il suo straordinario successo all’efficacissima campagna promozionale imbastita, durante la quale i produttori sostennero che i filmati fossero reali. Dopo 22 anni dall’uscita nelle sale, alcune persone ancora ci credono, o perlomeno, credono che sia tratti della rievocazione di una storia realmente accaduta.
Per rendere la storia ancor più credibile, venne costruito un sito web dove si raccontava della storia della scomparsa di Heather Donahue, Joshua Leonard e Michael C. Williams (i tre attori che interpretano loro stessi nel film), dei rapporti dettagliati della ricerca, il ritrovamento dei filmati, i pareri degli esperti e le interviste ai parenti delle vittime.
Donahue, Leonard e Williams, inoltre, evitarono totalmente apparizioni pubbliche nei mesi precedenti all’uscita del film e se si cercavano loro notizie sul database cinematografico IMDb, alla loro voce compariva la scritta “Dispersi, presumibilmente morti”.
Poche settimane dopo le prime proiezioni, la città di Burkittsville (località vera in cui è ambientata la pellicola) si ritrovò sommersa di fan e curiosi. Il piccolo cinema locale, per sua scelta, non ha mai proiettato il film.
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