
“Non basta un grande Cast per fare un grande film”. Quanta verità in queste dieci parole.
Succede però che quello che dovrebbe essere un “Mantra” nel mondo del cinema, venga spesso dimenticato o seppellito sotto tonnellate di avidità, di produttori a cui interessa soltanto il verde dei dollari.
Ed infatti, alla fine dei 97’ della commedia, il messaggio che sembra voglia essere lasciato è quello di impegnarsi a raggiungere la fine della propria esistenza riuscendo a racimolare un bel gruzzolo di soldi, perché solo in questo modo si riuscirebbe a mettere la spunta sul “Fatto”, di una ipotizzabile lista delle cose da fare prima di morire. Poi, una volta ultimate le voci della lista, si può pensare a riconciliarsi con gli affetti perduti e gli amori dissolti.
Rob Reiner, lontano anni luce dal regista conosciuto in Stand by Me, Misery non deve morire e Harry, ti presento Sally, decide di non rischiare mai…MAI. Si limita a sorvolare da lontano quelli che dovrebbero essere i due temi portanti del film: l’ inno alla vita e l’ accettazione della morte. E per quanto questa pavida scelta possa scatenare rabbia nel sottoscritto, devo ammettere che è proprio questa mossa che lascia scorrere via la pellicola senza intoppi, aggrappandosi alle performance di Jack Nicholson e Morgan Freeman (due dei migliori attori viventi al mondo), trasformando un atto di vigliaccheria in un mezzo merito.
Il merito non può essere pieno, poiché Reiner non si sforza nemmeno di dirigere i due attoroni, i quali si ritrovano a recitare quelli che sono i due caratteri che li hanno resi identificabili da sempre: Nicholson incazzato, gradasso e tagliente, come già visto in Qualcosa è cambiato, A proposito di Schmidt e Tutto può succedere; Freeman saggio, calmo e affidabile come in Le ali della libertà, Seven e la saga di Una settimana da Dio.
Ci sono modi e modi di girare una commedia e questa volta Reiner punta tutto sul modo peggiore di farlo, facendo leva esclusivamente sulla facile ironia e su uno stucchevole “Gioco degli Opposti” dei due protagonisti: uno nero e l’ altro bianco, uno religioso e l’ altro ateo, uno povero e l’ altro milionario, uno benvoluto e l’ altro solo…e così via.
The Bucket List o, come lo conosciamo noi, Non è mai troppo tardi è la riprova che un elementare mix fra sorrisi e lacrime (ben impacchettato) è una ricetta che può difficilmente sbagliare. Riuscire a far commuovere con la morte è (quasi) matematico e la commozione fa sempre sentire in obbligo lo spettatore, di apprezzare quello che è riuscito in qualche modo a colpirlo.
Un obbligo però non è mai un atto sincero. E mai lo sarà, ogni qual volta verrà preferito alla sincerità l’ utilizzo di espedienti per emozionare. Il massimo risultato con il minimo sforzo, non sarà mai la strada giusta per dare alla luce un capolavoro.
Alessandrocon2esse
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