
“Peter sei contento di essere il protagonista di questa commedia?”
“Oh, non sono io Peter Pan…è James!”
E’ affidata ad una battuta dell’ allora “bambino prodigio” Freddie Highmore, la visione di James Matthew Barrie del regista Marc Forster: un uomo come chiunque di noi, reso triste dagli insuccessi (come chiunque di noi) e con una valanga di insicurezze (come chiunque di noi), ma che è riuscito a mantenere “acceso” dentro di se, il bambino che è stato un tempo (come purtroppo pochi di noi) e che necessità di fuggire verso la felicità della sua “Isola che non c’è”, non per sfuggire alla realtà, bensì per riuscire ad affrontarla meglio.
Il regista tedesco di Monster’s Ball ha scelto di sposare il punto di vista della fantasia dello scrittore e drammaturgo britannico, per affrontare il non semplice compito di dirigere Neverland – Un sogno per la vita, una favola biografica che racconta al contempo, anche la genesi dell’ opera (prima teatrale e poi letteraria) di maggiore successo di Barrie.
Pur non eccellendo per nessun particolare elemento e scivolando qualche volta di troppo in voli pindarici nelle scene che non riguardano il mondo fantastico di Barrie, Forster è comunque riuscito a trovare un “Equilibrio Magico” convincente. Se si riesce poi a lasciarsi trasportare dalla storia e ad allontanare ogni sorta di tecnicismo dalla mente (proprio come suggerito fino allo stremo all’ interno della pellicola), la visione può solo giovarne.
Il Cast è azzeccato, con il solo Johnny Depp (che veste proprio i panni di Barrie) che a mio parere, nonostante la candidatura all’ Oscar, si limita a svolgere il compitino senza infamia e senza lode. Buona prova come sempre per Kate Winslet che interpreta la vedova Sylvia Llewelyn Davies. Convincenti e delineati i personaggi della burbera Mrs. Emma du Maunier e del direttore del teatro Charles Frohnam, portati sullo schermo da Julie Christie e Dustin Hoffman, con quest’ ultimo che aveva già interpretato Capitan Uncino nel film Hook di Steven Spielberg. Superlativi i quattro giovanissimi nel ruolo dei fratelli George, Jack, Michael e Peter Llewelyn Davies: Nick Roud, Joe Prospero e Luke Spill, capitanati dal già citato Highmore. Per gran parte del film, si ha quasi la sensazione che siano loro a guidare il navigato Depp…proprio come successe a Barrie quando partorì l’ imperitura storia di Peter Pan.
La forza del film sta di fatto tutta nell’ abbandonarsi o no nell’ atmosfera ricreata da Forster e dallo sceneggiatore David Magee: nel primo caso si riuscirà ad entrare nella testa del protagonista, guardare il mondo attraverso i suoi occhi, superare il limite fra realtà e fantasia e accogliere il suggerimento a riflettere su quell’ indelebile “attimo” in cui l’ età adulta viene a galla dalla fanciullezza, per non farvi mai più ritorno; nel secondo invece, tutto risulterà lineare e tremendamente piatto.
Interessante spunto quello che suggerisce il regista sul rapporto fra fantasia e realtà confrontato con quello fra vita e morte. Se si guarda oltre il concetto ridondante che si può raggiungere il Paradiso solo attraverso la fede, assume un aspetto diverso anche la regola che vuole il raggiungimento dell’ Isola che non c’è solo aprendosi alla fantasia. La “Neverland” di cui ci parla Forster è un luogo sì etereo e distante, ma raggiungibile qui ed ora, come suggerito al piccolo Peter sulla panchina resa famosa da centinai di Meme sui Social: per ritrovarci con tutti quelli che abbiamo amato e che ci hanno lasciato troppo precocemente, basta affidarsi al loro ricordo. Il ricordo è la nostra “Fata” in cui abbiamo bisogno di credere per continuare a “Volare” insieme a loro.
Neverland – Un sogno per la vita è un film che strizza l’ occhio ai “Sognatori”, ma che con un piccolo sforzo può arrivare al cuore degli spettatori più pratici. Lo stesso Barrie, come si vede nel film, riservò una trentina di posti sparsi in platea alla prima teatrale del suo “Peter Pan”, in modo che le risate degli stessi abbattessero le difese del pubblico più adulto, rendendoli disponibili nei confronti di un testo lungimirante e fuori dagli schemi dell’ epoca. E se ce l’ hanno fatta, più di due secoli fa, gli spocchiosi borghesi della fredda Londra vittoriana…le moderne ed aperte menti del nuovo millennio, del tutto prive di convenzioni sociali, dovrebbero poter contare su qualche chances in più a riguardo.
Alessandrocon2esse
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