
TITOLI DI TESTA: L’origine del male
TRAMA: Ma quanto sono belli i film per famiglie, poi se sono ambientati sotto Natale ancor di più. Tutti che ridono, felicità a momenti, futuro incerto, il fuoco e l’acqua, no vabbè mi ero messo a cantare…ritorniamo a voi. A Natale siamo tutti più buoni, tranne uno. Lui. Il diavolo dal caschetto biondo. Tutti a dì: “Ma è un regazzino” eh no, lui è il figlio di Satana, e adesso vi spiego il perché.
Che fai a Natale? Pranzo e cena coi parenti? Manco pe gnente, infatti i McCallister partono per Parigi. Genitore 1, genitore 2, zio, zia e prole al seguito: tranne uno, che come il paio di mutande che ti serve in più l’hanno lasciato a casa. A quel disgraziato col caschetto non gli pare vero. Tutta vita! Uno spinello tira l’altro, si rade co i rasoi di mammà, legge gli inserti di politica sui Playboy del fratello, e per non annoiarsi, chiama qualche escort.
Purtroppo è Natale (l’avevo già detto?) e a Natale (se non s’era capito) chi và in giro per le strade? I Testimoni di Geova. Vogliono parlà co le persone, e sonano a tutto er vicinato. Pure alla casa del piccolo diavolo. Ma quello pur di non aprirgli s’inventa un gioco de ombre cinesi che la casa pare piena de gente. Così i testimoni ce rimangono male “Anvedi sti stronzi, mo domani je entramo co la forza”. Fin qui tutto bene direte voi. A Parigi, la famiglia McCallister se accorge de essese scordata er fijo “Amore, il nostro pargolo non c’è?” “A Franco, e sti cazzi!” “Amore, guarda che quello è Macaulay Culkin, se muore l’eredità nun la vedi”. Ed è lì che la madre ha un momento alla Anna Magnani e se ricorda de quanto vole bene ar fijo. Torna a Surriento…no, torna da tu fijo. Così la madre, all’aereoporto americano e non trovando voli, se fa accompagnà a casa del piccolo diavolo da una band “A signò, mo te famo sentì come sona sta tromba!”. Raffinatissimi.
Nel frattempo Satana se rompe le palle e va in chiesa a piscià nell’acquasantiera. E t’ariva San Pietro “A zozzone, che stai a fa?” “A vecchio, i miei nun ce stanno e faccio come me pare. Pure quella mignotta de mi madre se n’è andata” “Nun la chiamà mignotta. Voi mette che sta a casa, te prepara la colazione, te lave le cose fino a poco prima de stirà le zampe?”. In quel momento, il piccolo figlio di puttana, si redime: capisce la sacralità della figura materna e capisce il senso di famiglia, di comunità, di unione, di scambio con il prossimo. “Stasera nun c’ho un cazzo da fa, se i Testimoni de Geova sonano quasi quasi je apro”.
E chi t’arriva a bussà alla porta? Quelli pensano d’entrà co i depliant, parlà dei loro tassi d’interesse, te la intortano e via. Magari ci scappa pure un contratto telefonico. Ma non sanno chi hanno davanti. Il figlio di Satana, cioè, il nipote di Saw l’Enigmista. Quello dentro casa aveva preparato certe trappole che manco McGyver, Willy il Coyote e Rambo con un braccio solo avrebbero realizzato. Come entrano succede er cinema. Foco, fiamme, latte de vernice, sparatorie, ragni…i due poveracci nu je la fanno più. E il pupo se n’esce così “Mo ve mozzo le capocce, ve metto du corna in testa, e v’appenno sur camino. Così a mamma je regalo st’installazione artistica, artro che Marina Abramovic”. Talmente la cazzata detta (e anche scritta) che i due riescono a immobilizzarlo “Mo chiama quella mignotta de tu madre”. Alla parola mignotta entra in casa San Pietro (quello è sensibile a certe parole), li pija a randellate e chiama la polizia. Poi s’è fatta na certa ed è già mattina, quando la giovane madre entra a casa e riabbraccia il giovane figlio di mignotta.
TITOLI DI CODA: Se vuoi capire chi era il nipote di Saw l’Enigmista, è qui che comincia la saga. Consigliato a Natale, così almeno saprai come fa fuori i parenti.
EXTRA: Mamma non mi ha mai lasciato a casa da solo. Papà al massimo con un escort.
Mklane























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