
Esiste l’amore sbagliato? E se si, qual’è? O meglio quali sono i parametri che lo distinguono da quello “normale”? E ancora, nel caso, chi li definisce questi parametri? Domande complicate alle quali dare una risposta è difficile oppure semplicemente non ce n’è una che possa comprendere tutto essendo molto figlia della propria soggettività/sensibilità.
Credo che la pensi cosi anche Rose Glass tanto da condirci, dopo il sorprendente Saint Maud, il suo secondo lungometraggio nei duplici panni di regista e sceneggiatrice.
Per farlo ha scelto un contesto molto tipico, un piccolo paese nel profondo New Messico, e un periodo storico poco controllabile e nel quale comandava molto il vedere o non vedere: la fine anni ottanta.
L’ambientazione segue proprio l’immaginario collettivo: situazioni al limite, un alone perenne di provvisorietà e povertà e personaggi molto poco soggetti alla sensibilità e alla socializzazione.
Detto cosi, potrebbe sembrare tutto molto lineare e invece questa è stata solo la base per una storia esplosiva e magnificamente contorta almeno nel suo significato più stringente.
La prima parte molto di preparazione, ci mostra il lato fisico della relazione e quindi la diversa funzione che il sesso può avere nella vita. Si passa cosi dal semplice divertimento alla passione in maniera repentina passando per la funzione di opportunità (nel senso di ottenere favori) che alcune volte può avere. Da questa premessa la trama poi scivola in un terreno ancora più complesso che poi è quello menzionato all’inizio: l’amore nelle sue pieghe più oscure. Attenzione ho detto oscure, non sbagliate. Love Live Bleeding (un titolo meraviglioso che già da solo tira fuori un mondo immaginario sul quale appoggiare i pensieri), infatti, parte dall’estremismo di questo sentimento (quello violento e quindi questo si sbagliato oggettivamente) per poi aprirsi a quello più complesso dell’irrazionalità, della materialità, della necessità e dell’idealizzazione. Il rapporto tra Lou e Jacky è di contatto, di poche parole, di sogni tangibili e di dinamiche che sembrano lasciare poco spazio all’immaginazione e invece gliene riservano tanto. Il sesso diventa estremo, ma passionale e la carnalità un modo, almeno per Lou, per ritrovare se stessa e un mondo smarrito (qua si apre la sotto trama del suo rapporto con il padre).
L’elemento droga (non quella tradizionale ma quella del body builder), per come l’ho vissuta io, è come fosse un tubo che è servito a collegare l’io razionale e all’inconscio. Sostanzialmente la Glass l’ha usato come acceleratore della personalità di Jacky e quindi per dare un modo alla storia di creare nel minor tempo possibile tutte le domande che voleva. La prima e più grande di esse (se non avete visto il film vi consiglio di fermarvi) è se il senso di giustizia possa sconfiggere l’amore. Snellendo: coprireste mai il vostro partner per un reato che ha fatto? Love Live Bleeding cerca di far combaciare queste due visioni mostrandoci proprio il senso di giustizia con quello del non ti lascerò mai da sola e lo fa dando il tempo allo spettatore di assorbire il l’intenzione. Sostanzialmente, per come impostata la storia e grazie alla bravura della sua autrice, la follia trova quasi una giustificazione e l’auto salvarsi un concetto meno egoistico di quello che potrebbe essere o sembrare. Tale vicinanza emotiva nasce anche dal fatto che quello che vediamo è un amore “sporco” (nel senso buono) e profondamente legato alla sua istintività.
Ad accelerare questo processo l’impostazione narrativa scelta fatta di scene crude, quasi splatter, alternate a un senso di tensione consapevolmente grossolano. Quest’ultimo è proprio figlio della direzione “comune” che la storia ha da subito cercato e che ci ha portato ad assorbirne il significato.
E se questa è la parte ottima del film qualche dubbio me l’ha dato il rapporto tra Lou e il padre, almeno nella sua parte conclusiva. Certo, so che alla fine tale presenza è costante in tutta la storia, ma la sua definizione non mi ha coinvolto come hanno fatto le altre dinamiche e questo forse, mi ha ammorbidito la fine che, devo dirlo, per come concepita è stata quasi geniale. In essa, infatti, c’è proprio l’emblema finale di quello che l’amore può: portarci allo stremo e per certi versi farci fare cose che magari avevamo solo immaginato. Questo ci porta alla domanda iniziale: esiste l’amore sbagliato? Rimanendo sulla strada della soggettività di cui ho accennato, la mia risposta (escludendo ovviamente la sua parte più bieca, vedi la violenza) è no. Il sentimento si porta dietro troppe complicazioni per essere snellito e semplificato e Love Live Bleeding vuole proprio evitare questo dando un senso di speranza anche nel buio e nell’errore. NEgli ultimi istanti, cosa che la Glass ha fatto anche con Saint Maud, le immagini si mischiano con l’immaginazione e si crea una sorta di abbraccio tra quello che si è visto e che si vede e quello che invece si è percepito. E questo abbraccio, devo dirlo, diventa più caldo con il passare dei minuti e questo proprio perché se ne capisce maggiormente il significato legato, come più volte detto, a quanto l’amore ti mangia e ti da.
Chiudo con le due attrici protagoniste: meravigliose. E se per Kirsten Stewart è una conferma (nonostante la giovane età ha ormai una maturità impressionante), quello che ci fa vedere Katy O’Brian è qualcosa si assolutamente sorprendente. Il suo personaggio è dirompente, intrigante e crea in chi lo guarda tutta una serie di sentimenti contrastanti assolutamente avvolgenti. Le due si compensano sia fisicamente che emotivamente e quello che ne esce fuori è proprio il senso più incomprensibile dell’attrazione e dell’emotività, che poi è probabilmente il segreto della bellezza di questa produzione.
Jonhdoe1978
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