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Lo scopone scientifico (1972) di Jonhdoe1978

⭐10 Gennaio 2022 ⭐ Contrassegnato con: Lo scopone scientifico, Recensione Lo scopone scientifico

Lo scopone scientifico Interna

I motivi per i quali una persona si affaccia al gioco, a prescindere se ci sono di mezzo le carte, sono sostanzialmente due: l’adrenalina e i soldi. Questi due, nella giusta misura, possono andare tranquillamente d’accordo, il problema è quando il secondo prende il sopravvento alterando e storcendo il concetto di divertimento e svago a cui la suddetta attività è per definizione collegata.

Come ogni anno la vecchia miliardaria (Bette Davis) fa ritorno a Roma per trascorre il solito mese tra le bellezze della città e giocare a carte, cosa che fa tutto l’anno in ogni parte del mondo, con Peppino (Alberto Sordi) e Antonia (Silvana Mangano), coppia con 5 figli che vive con pochissimi soldi e molte difficoltà. I due da ormai otto anni cercano di battere l’anziana signora a scopone scientifico, famoso gioco popolare nostrano, allo scopo di vincere una somma sufficiente per far cambiare vita a loro e a chi gli sta intorno.

Polvere e poesia. Questi i due termini che mi vengono in mente spontaneamente pensando a questo film, quale sintesi di un racconto, a mio avviso, sospeso tra la fiaba e la realtà. Da un lato infatti, abbiamo il povero principe e la sua ambigua sposa che cercano di conquistare il castello della strega e dall’altro la triste definizione di una parte della società nel quale l’arte dell’arrangiarsi si mischia con la disperazione. Due mondi distanti e raffigurati in maniera netta, divisi da una salita che sembra essere una specie di anello di congiunzione tra l’inferno e il paradiso, almeno per come viene percepito da tutti i protagonisti della storia.
Figura centrale e per certi versi di congiunzione è Peppino, un meraviglioso Alberto Sordi, che sembra l’unico che riesca a dare un senso compiuto alle cose, misurandole, nonostante le evidenti difficoltà, in maniera che definirai più umana e comprensibile. Tutti quelli che lo circondano, moglie compresa, sembrano quasi essere attanagliati da una sorta di follia avida e veloce, di alterazione di quella che è la realtà. La ricerca continua di una scappatoia che però, piano piano, assume una dimensione diversa da come era all’inizio, quasi a mostrare quel lato umano che vede nel non accontentarsi, almeno in certe cose, uno dei suoi più grandi limiti.
La stessa Cleopatra (Antonella Di Maggio), la figlia maggiore della coppia, mostra una continua ambiguità, oltre a una tristezza inevitabilmente toccante, che sfocia nel finale in un’altra lucida pazzia che altro non è che lo specchio di quello che l’ha sempre circondata. Il suo gesto se da una parte ha come scopo quello di scollegare i suoi da un tornado praticamente senza uscita, dall’altra appare quasi l’ennesima situazione deviata e storpia con alla base un egoismo privato e per questo ancora più pericoloso.
Non aver mostrato però, le conseguenze di quest’ultima azione, lasciando cosi le cose in sospeso, ha a mio avviso, aggiunto ulteriore bellezza a questo racconto quale corollario di un qualcosa di profondamente intimo e volubile.

Il cuore della storia, infatti, riguarda, in modo trasversale e quindi non univoco, la debolezza, intesa come inclinazione al variabile e al non controllabile. La lussuria dei vari personaggi, anche se di premessa diversa, mostra la perenne tendenza al sopra le righe che l’uomo ha e questo a prescindere dalla sua esatta utilità. L’atteggiamento di Antonia, il professore (Mario Carotenuto) e di tutto il piccolo quartiere nel momento in cui si affidano a Righetto (Domenico Modugno), è di completa perdita della misura, del non più riuscire a distinguere la fortuna e la possibilità con l’ingordigia. La fame di soldi sembra ad un certo punto passare in secondo piano sostituita da sete di protagonismo che rende irrazionale e utopica qualsiasi possibilità di espiazione. Il modo con cui Peppino si aggrappa ai primi milioni, al contrario, è di quanto di più umano ci sia, l’accortezza di dare il giusto valore a un colpo di fortuna (nel gioco a volte serve) dandogli la definizione terrena e di prospettiva che dovrebbe avere. Di contro a tutto questo, c’è la visione della vecchia che invece nel gioco, oltre a vederci uno svago, ci vede la consacrazione della sua posizione. Lei è ricca, ha sempre comandato e quindi non può perdere. Per rivendicare questo diritto gira il mondo quasi volesse mettere una bandierina ovunque per dire al mondo che lei l’ha in qualche modo conquistato.
Questo netta dicotomia ha permesso a Luigi Comencini e a quello mostro che era Rodolfo Sonego (sceneggiatore), di mostrare la diversa faccia di due monete distanti e inarrivabili. La ricchezza e la povertà, a prescindere dei motivi, sono due mondi che possono coincidere solo per pochi secondi se non si ha l’intelligenza di capire quando fare un passo e quando no.

A livello interpretativo a tratti si raggiunge la maestosità. Ogni personaggio ha una definizione e una personalità cosi delineata che sembra naturale, come se l’attore non possa che essere cosi anche nella realtà. Bette Davis, in particolare, racchiude il perfetto esempio di bilanciamento tra talento e applicazione, con il primo al servizio del secondo. Alberto Sordi, invece, mostra ancora una volta come sia possibile passare dal comico al drammatico in pochi secondi senza perdere minimante di intensità e passione.

Lo scopone scientifico è uno di quegli esempi di film nel quale la sensibilità dello spettatore la fa da padrone. Le tematiche trattate, infatti, e come detto non sono poche, non hanno una definizione univoca ma lasciano aperte tutta una serie di variabili legale al soggettivo e al personale. E’ come se regista e sceneggiatore abbiamo voluto mostrare uno spaccato di inferno e paradiso lasciando il purgatorio in sospeso e in divenire, che poi è l’habitat naturale nel quale la maggior parte delle vite si muovono e questo a prescindere dal diverso livello emotivo e materiale dal quale sono partite.

Jonhdoe1978

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Lo scopone scientifico

Lo scopone scientifico
7.8

Valutazione Complessiva

7.8/10

SCHEDA

  • Regia: Luigi Comencini
  • Anno: 1972
  • Durata: 116'
  • Genere: Commedia/Drammatico

Interazioni del lettore

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