
Non posso nasconderlo, ho un ascendente per Gabriele Muccino. Mi piace il suo sguardo tormentato e giustamente pessimista sui rapporti e sul filo conduttore delle scelte e delle consuguenze; mi piace il suo modo di scrivere sopra le righe con spesso i protagonisti impegnati a “strilli” e/o iperbole e soprattutto e mi piace la sua interpretazione del tempo e sulla sua influenza su di noi. La sua è una scrittura di sliding doors continui con una visione altalenante anche se molto spesso, e direi giustamente, la vita è cosi, ricca più di bassi, errori e tentazioni che di felicità, sicurezza e condivisione.
Prima di entrare nelle pieghe di questo progetto, però, è necessario che io faccia una premessa: non si può parlare di questo film, pena scadere in una retorica sterile, senza un qualche spoiler in mezzo, quindi se non lo avete visto chiudete subito l’articolo e riapritelo a visione fatta.
Preliminarmente si può dire che ne Le cose non dette, Muccino non si snatura affatto riuscendo, se mai fosse possibile, a concentrare tutto il suo pensiero (che ovviamente può piacere o no) aggiungendo, però, una nota thriller nuova. Il risultato, c’è da dirlo e ritengo sia giusto mettere subito le carte in tavolo, è buono ma non è di certo il suo miglior lavoro. Dopo, infatti, una prima ora molto bella nella quale si assapora tutta la sua maestria nel definire ambito e personaggi, la storia si adagia un po’ con un finale che per quanto intenso e pieno di significati, non ti esplode in mano pienamente. E non lo fa un po’ perché era un pizzico attendibile (che Blu sarebbe stata uccisa si era capito quasi subito, sennò perché quelle dichiarazioni alla polizia?) bisognava capire chi, e un po’ perché, a mio avviso, un filo troppo frenetica. Sostanzialmente tra preparazione ed epilogo non c’è la stessa armonia e la stessa proporzione.
E se questo è un fatto, dentro Le cose non dette ci sono un sacco di elementi, molti dei quali travolgenti se non altro perché fine ultimo di un film, ti portano a pensare, paragonarti, asfissiarti. Per prima cosa, come quasi in tutte le opere di Muccino, l’attenzione è sul ceto medio, sulla borghesia e sulle contraddizioni e pericoli che questa situazione quasi lineare può avere. In un contesto del genere infatti, emergono con forza le tentazioni, le escamotage emotive, la ricerca dei picchi emotivi. Muccino punta sempre il dito sulle nostre debolezze e sul fatto che sentimenti e tempo abbiamo un rapporto strano, ondivago, quasi impertinente se non disastroso. Stavolta, però, se giriamo lo sguardo verso il personaggio di Accorsi, è stata aggiunta una complessità diversa dal solito che ci porta dall’Ultimo Bacio (l’incipit non può non averlo rievocato) a qualcosa di molto più complicato e forse pericoloso. L’instabilità della mezza età stavolta è veramente asfissiante e questo perché non è decisa e solo travolgente, ma quasi consapevole e accettata. Carlo cambia idea cento volte e questo sposta appunto l’attenzione non solo su quella fase dell’età ma proprio sulla natura dell’uomo e delle sue aspettative e/o desideri. A conferma di questa generalità, non è da meno, anche se evidentemente con altri presupposti e conseguenze, il personaggio interpretato da Claudio Santamaria. In lui, infatti, c’è sempre una sorta di fanciullesca irritazione che lo porta a essere ugualmente instabile e alla ricerca di qualcosa (che sia innamorato di Elisa ad esempio era palese da subito) che lo liberi dalla sua condizione.
Il vero switch, però, il film lo fa alla fine che seppur, come detto, troppo striminzita per la preparazione, annulla completamente il fattore età spostando l’attenzione sull’egoismo e l’opportunità. Le parole non detto si trasformano all’improvviso nelle parole di tutto il genere umano sia in quello ritenuto “grande” che cosi si libera dalla pesantezza delle confessioni e/o confronti che in quello dell’adolescenza dove i punti di riferimento sono sempre più digitali. La scena finale, evidente diretta conseguenza di Ricordati di me, è emblematica e nasconde dentro una tristezza infinita. Tristezza che invece, e questo è uno dei passaggi finali che non mi è piaciuto, non ho trovato nelle ultime parole di Carlo e Elisa, quasi che quello successo sia stata una parentesi non cosi indelebile. Se l’intenzione, che poi è cosi, era di dire che la vita macina e trita tutto e noi come uomini siamo comunque destinati a distruggerci e ricomporci sempre, il modo avrebbe dovuto essere diverso, doveva essere più alla Muccino e cioè sognante, con qualche rimorso nascosto (la visione di Carlo non basta) e poi con, appunto, un pizzico di speranza.
Muccino ha dichiarato che la scelta di Accorsi, Crescentini e Santamaria gli è venuta in mente 20 minuti dopo la fine della sceneggiatura (che ricordiamo essere l’estensione dell’opera Siracusa di Delia Ephron). Tale scelta dal mio punto di vista è stata più che azzeccata, ognuno dei tre definisce benissimo (soprattutto Santamaria con i minuti si struttura e si intensifica) il suo personaggio restituendocelo con estrema potenza. Altrettanto all’altezza Miriam Leone. La sua Elisa non era facile, dei quattro era quello più in sottrazione e nonostante questo doveva esplodere nell’immaginario e colpire lo spettatore.
Ma se questi quattro erano le pedine, le vere due variabili erano le due ragazze. E qui non si può non applaudire con convinzione le scelte di Muccino. In particolare, c’è la scena di Vittoria sotto la doccia che è di un’intensità incredibile soprattutto perché in qualche modo è l’anticamera della semplificazione morale di quella generazione (l’impunità è una conseguenza) e anche di tutti quelli (i grandi) che dovrebbero consigliarla e indirizzarla a cui il film mira.
Chiudendo, Le cose non detto è uno di quei film che vanno indiscutibilmente visti ma che ti lasciano un pizzico di amaro in bocca. Una buonissima e vorace ora non è stata seguita da un finale altrettanto cannibale e lo si sente. Devo dire che lo si percepisce soprattutto a caldo, a freddo si riflette e si contestualizzano molte cose, ma sostanzialmente rimane e inevitabilmente lascia un segno opaco sul tutto il progetto.
Jonhdoe1978























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