
In una relazione ci sono petali e arbusti, orgoglio e delicatezza, dubbi e certezze. Ma soprattutto c’è un inevitabile momento in cui il pavimento trema segnando la differenza fra un ricordo (dolce o amaro) e un futuro.
Edoardo Leo, nuovamente nella triplice veste di regista, sceneggiatore e attore, dimostra – ancora una volta – di avere una grande capacità nel saper raccontare i rapporti (intesi in senso generale) in maniera estremamente incisiva e realistica. Nel caso specifico, cavalcando l’effetto titolo derivante dall’omonima canzone-poesia scritta da Niccolò Fabi, è riuscito nonostante una linearità narrativa di fondo a trovare, specialmente nella prima parte, il giusto compromesso tra intimità e motivazioni. Nella prima ora, infatti, il film ha una capacità empatica molto forte e questo per merito di come sono state messe nel piatto dinamiche, vedi ad esempio l’eterna verità che parlare con uno sconosciuto è alle volte più facile e che ci si accorge delle proprie mancanze e/o troppi silenzi solo in momenti successivi, assolutamente adattabili a qualsiasi esperienza personale. Tale scia, a tratti magnetica, alla C’è posta per Te per intenderci (a cui ho pensato istintivamente quasi subito), nella seconda parte però, subisce una brusca fermata, come se la necessità di arrivare al finale pensato avesse in qualche modo offuscato o meglio, avuto la meglio sull’idea del come. La sensazione di curiosità e come detto, di introspettiva e delicata difficoltà (allargata ad entrambe le storie raccontate) si è sciolta di fronte a una già vista serie di situazioni che dal mio punto di vista, hanno fatto abbassare la soglia di coinvolgimento. La fine con la sua apparente circolarità ha ridato un senso compiuto a tutto il discorso seppur con un sapore possibilista che se da un lato si sposa con l’ottima premessa dall’altro manifesta una ripetizione che, anche se corretta nelle intenzioni (il lasciarsi più volte), è stata leggermente sminuita nella realizzazione.
Jonhdoe1978
Voto 6.3/10
TITOLI DI TESTA: Pensavo fosse amore invece…
TRAILER: Questa è la storia sull’amore, storie, litigi e pezzi de core. Potrei parlarvi di quando sono stato lasciato alla fermata Re di Roma, o tramite un messaggio sotto lo Stadio Olimpico mentre la stavo andando a prendere, o come di quella volta che ancora non riesco a spiegarmelo. Le relazioni sono un mondo complesso, come lo sono le donne di cui spesso ci innamoriamo, perdiamo la testa e come scusa diciamo semplicemente che “non riusciamo a capirle”.
E allora dopo gli sguardi, le carezze inaspettate date dalle coincidenze, i battiti accelerati, quei baci che se non li dai in quel preciso istante li rimpiangerai per sempre, arrivano anche quei momenti in cui la passione si spegne…colpa della maledetta quotidianità, della sicurezza che ci fà sperare nel fatto che lei non ci lascerà mai. Così il regista e attore Edoardo Leo prova a capire cosa accade in certe zone grigie, quelle che ci fanno sentire confusi e smarriti a dispetto della nostra metà.
L’essere come nella coppia deve evolversi e la relazione con Zoe è affetta da una stabilità di porcellana, capita sono nel momento in cui Edoardo, grazie a un nuovo lavoro, riesce a capirla fino in fondo. Si finge qualcun’altro, un responsabile di una rubrica della posta del cuore, che dice di conoscere in pieno Zoe e i suoi problemi di coppia. Ma talvolta il problema non si risolve parlando ma solo affrontando di petto le cose, con la sicurezza che ci ha fatto dire per la prima volta “Ti amo” alla donna che abbiamo davanti…e purtroppo non tutte le volte basta.
Così oltre alla storia tra Edoardo e Zoe, c’è anche quella di un’altra coppia…cambiano gli attori ma i problemi rimangono sempre gli stessi, come quelli di un film dove non si riesce a raccontare sempre tutto. Ognuno ha le sue storie e i suoi amori e sono poche quelle che non ci toccano davvero…questa, almeno per me, è una di queste.
Mklane
Voto 6/10
Una pellicola SULLA fine che è al contempo una pellicola SUL fine.
Gioca su questo parallelismo Lasciarsi un giorno a Roma, ultimo film sceneggiato, diretto ed interpretato da Edoardo Leo. Una commedia sentimentale che racconta (appunto) la fine della relazione tra Tommaso (Edoardo Leo) e Zoe (Marta Nieto) e del fine a cui anelano, ossia quello di concludere la loro storia senza che l’altro ne soffra.
Dietro ogni separazione c’è sempre un po’ di poesia e l’obiettivo di Leo è abbastanza chiaro: mostrarla e al tempo stesso dissacrarla, in un equilibrato e abbastanza difficoltoso valzer, tra spunti di riflessione e sentimentalismi. In definitiva l’obiettivo lo porta a casa, perché in un cinema saturo di racconti sulla nascita e la maturazione dell’amore, il regista romano dimostra coraggio e conquista interesse scegliendo di raccontarne lo smembramento in sei capitoli: Abbraccio, Fine, Piano, Sogno, Accettare e Lasciare. Sei parole a cui viene data una duplice lettura.
In Lasciarsi un giorno a Roma si consumano tutte le dinamiche riconoscibili di un rapporto di coppia in crisi portato al limite, paragonato con un’altra crisi di coppia…quella composta da Umberto (Stefano Fresi) ed Elena (Claudia Gerini). Entrambe le coppie hanno di fondo il problema dell’incomunicabilità, reale simbolo della nostra attuale società. Non riescono mai a parlarsi di persona e/o ad aprirsi col proprio partner e, quel poco che hanno da dire, lo comunicano nascondendosi dietro a SMS, lettere, e-mail e (addirittura) libri ed uffici stampa.
Ma quello della mancanza di comunicazione non è il solo riferimento al mondo d’oggi: ci sono donne in piena carriera e talmente prese da loro stesse da lasciare spaventati e smarriti i propri “maschi”, una “Sindaca” di Roma continuamente soggetta a critiche (chissà a chi si sarà ispirato), un riferimento alla clausura forzata del primo Lockdown e piccole rappresentative dedicate alle questioni LGBTQ+ e alle minoranze etniche.
Una pellicola riflessiva e non condannante sull’importanza dei sentimenti e della propria felicità che non lascia niente al caso e che, anzi, risulta decisamente credibile. Forse un po’ troppo lunga nei suoi 116’, ma del resto…quale separazione non lo è.
Alessandrocon2esse
Voto 6.5/10
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