
Con una carriera straordinaria alle spalle e conosciuta soprattutto per l’interpretazione di Jenny Curran in Forrest Gump di Robert Zemeckis e per il ruolo iconico di Claire Underwood nella serie televisiva House of Cards, l’attrice Robin Wright ha deciso di intraprendere un coraggioso viaggio personale e artistico con Land, affrontando una duplice sfida: raccontare una storia intimista e profonda e dimostrare che il passaggio dietro la macchina da presa, non ne intacca la capacità di emozionare.
Land è un dramma sobrio che utilizza la grandiosità dei paesaggi naturali del Wyoming per raccontare una storia di perdita e rinascita. La protagonista Edee Holzer, interpretata dalla stessa Wright, sceglie di isolarsi in una remota capanna tra le montagne dopo una tragedia personale devastante. Questo rifugio solitario diventa il palcoscenico dove si confrontano e si affrontano il dolore umano e la maestosità della natura, entrambi protagonisti centrali della narrazione.
La regia della Wright adotta una chiave minimalista, rifuggendo ogni tentazione melodrammatica. L’enfasi è posta sui silenzi, sui piccoli gesti e sui dettagli che rivelano l’interiorità dei personaggi più delle parole.
La fotografia di Bobby Bukowski risulta da subito un elemento distintivo della pellicola, anche agli occhi più profani. I vasti scenari montani, con la loro bellezza aspra e incombente, riflettono gli stati d’animo della protagonista. Oscillando tra tonalità cupe e improvvisi sprazzi di luce, il direttore della fotografia riesce a trasformare il paesaggio in un personaggio a sé stante. Come già visto nel pluripremiato Nomadland di Chloé Zhao, la natura è qui una presenza imprescindibile, ma mentre nel film della regista cino-americana si esplorano le dinamiche socio-economiche dei margini americani, Land preferisce il registro dell’intimo, invitando lo spettatore a riflettere sul legame tra il paesaggio interiore e quello esterno.

La scrittura a sei mani di Jesse Chatham, Erin Dignam e Liz Hannah si immerge nei territori del cinema indie, mantenendo un equilibrio tra l’introspezione e la rappresentazione visiva. Tuttavia, la divisione narrativa tra le due parti del film appare leggermente sbilanciata. La prima metà infatti, che si sofferma sull’isolamento e sul dolore paralizzante della protagonista, rischia di alienare parte del pubblico per la sua lentezza. I flashback utilizzati per rivelare i dettagli del passato della protagonista, pur interessanti, talvolta accentuano il senso di staticità. Ma è proprio quando entra in scena Miguel Borrás, un cacciatore locale che la ritrova in fin di vita e la riporta in salute, interpretato con profonda umanità da Demián Bichir, che il film acquisisce una nuova energia narrativa. La relazione tra i due personaggi non è solo un’amicizia nata dalla necessità, ma rappresenta una reciproca riscoperta della bellezza della vita. Miguel diventa la figura guida che, attraverso insegnamenti pratici e gesti delicati, aiuta Edee a ricostruire una connessione con il mondo e con sé stessa.
Land è una storia di sopravvivenza fisica ed emotiva che affronta temi universali come il lutto e la resilienza. La protagonista non cerca risposte facili e la regia evita volutamente il rischio di enfatizzare eccessivamente i momenti più dolorosi o epifanici.

Il merito più assiomatico dell’intera pellicola è proprio della Wright, sia come attrice che come regista, per aver saputo raccontare questa storia con sincerità e senza cedere a facili sentimentalismi. Ed anche se il film non può definirsi perfetto nella sua struttura e nell’andamento, il crescendo finale, commovente e profondamente umano, lascia indiscutibilmente un segno nello spettatore. Sono infatti non poche le scelte narrative e stilistiche che, pur non essendo propriamente originali, colpiscono tuttavia per la loro capacità di toccare le corde emotive giuste.
La parabola di Edee dalla disperazione al recupero della speranza, pur non aspirando a grandi rivoluzioni cinematografiche, è un racconto universale che invita a riflettere sull’importanza delle relazioni e della forza interiore. Una storia delicata con buone possibilità di durare nella memoria.
Con Land la Wright dimostra due principali fatti: il primo è che il suo talento va ben oltre la recitazione; il secondo è che qualunque cosa passi dal Sundance Film Festival, nel bene e nel male, merita attenta valutazione…ma questa, più che una dimostrazione, è più da considerarsi una conferma.
Alessandrocon2esse
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