
TITOLI DI TESTA: a tua mica la mia…
TRAMA: ci sarebbe da dire una cosa, anche due, forse tre…però oggi s’accontentamo de una. I film romantici so sempre stati un campo minato. Ci sono quelli sdolcinati che te fanno venì er diabete dopo 10 minuti dove Julia Roberts parla e Hugh Grant risponde come n’cretino. Ci stanno pure quelli dove piangi dall’inizio alla fine che te chiedi perchè te sei messo a guardarlo. E infine eccote quelli “epici-romantici”, co li panorami mozzafiato, le frasi da bacio Perugina, la musica che te gonfia er petto e i protagonisti che se amano in mezzo a un deserto, un oceano, sulla luna o al massimo, come in questo caso, nella savana.
Eccote servita “La mia Africa”, un documentario di National Geographic che dal titolo pensi subito a na casa occupata a Tor Bella Monaca, e invece no.
Ce stà Meryl Streep che s’è rotta le palle de fa la bella vita, così pe raggiunge er marito, molla tutto e parte pe l’Africa a gestì la piantagione de caffè. Mo dico io, ma nun è na scelta de merda? Malattie, zanzare grosse come droni, macumbe, leoni che te se magnano pure le pantofole…nun era mejo aprì n’agriturismo a Viterbo? Pare de no.

“A Robbè, sò tutta bagnata!”
Dato che er marito nun ce stà mai e lei se rompe le palle, ecco che la sceneggiatura decide de tà arrivà lui: Robertino Redford nei panni dell’avventuriero scazzato, pilota d’aerei, che se lava si e no na volta al mese ma lui può perchè è figo pure così. Manco er tempo de scende dall’aereo che tra i due parte t’amore travagliato: lui non vuole legami, lei ce prova a incatenallo ma Robertino è meglio de Houdini. Meryl le prova tutte ma niente, l’unica cosa in cui riesce è fasse lavà i capelli da Robertino. Ar bagno? Dar parrucchiere? No, in mezzo alla savana.
Così in mezo a litigi, ritorni de fiamma, sorelle gelose, tossici coloniali, tribù che je dicono a Meryl “Ma chi te l’ha fatto fà?” Arriva pure er momento della tragedia co tre g, perchè a savana è crudele, figuramose l’amore.
TITOLI DI COSA: un film che vole parlà d’amore, libertà, scontri culturali, ma spesso te pare de guardà un film dove il vero protagonista è er tramonto. Bello da vedè ma difficile da regge tutto intero, anche se alla fine s’è portato a casa 7 premi Oscar, se vede che all’Academy je piacciono i panorami. Più che un film è na pubblicità lunghissima su un viaggio organizzato: “scopri la savana, porta er cappello e forse trovi pure Robertino che te fà lo shampoo”. Come dire, romantico, struggente, ma co qualche sbadiglio quando te becchi le giraffe sullo sfondo.
EXTRA: io l’Africa l’ho sempre vista allo stadio…ma lì c’aveva er nome de Gervinho sulle spalle.
Mklane
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