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La California (2022) di Alessandrocon2esse

⭐27 Ottobre 2022 ⭐ Contrassegnato con: La California, Recensione La California

La California Interna

Che tra i (numerosi) problemi che mi affliggono ci sia anche quello della gestione della rabbia, non è più un segreto da tempo…lo conferma anche l’estratto conto del mio psicologo. Ma in quasi trent’anni di onorata carriera da “spettatore”, mi era successo poche volte di uscire dal cinema con la voglia di picchiare forte a mani nude qualcuno…e per una di queste volte, se lo avessi fatto sul serio, me la sarei cavata con un “Ale, non si fa!” e la promessa di non rifarlo mai più (avevo appena visto Natural Born Killer di Oliver Stone).

Ho rivissuto la medesima sensazione dopo gli interminabili 100’ de La California, pellicola diretta da Cinzia Bomoll e presentata nella sezione “Freestyle” alla 17° edizione della Festa del Cinema di Roma.

Scritto a sei mani dalla Bomoll, insieme con Christian Poli e la compianta Piera degli Esposti (che nel film funge da voce narrante), La California racconta le vicende di uno sparuto e bizzarro gruppo di personaggi abitanti di un’omonima provincia modenese di frontiera che pare esista per davvero. Ed esiste…solo che si trova in Toscana ed è una frazione del comune di Bibbona, in provincia di Livorno. Il borgo presente in Romagna si chiama Casale California e non ci hanno girato nemmeno una scena.

La “licenza catastale” (con tanto di cartello di località creato dagli scenografi) della regista ha però un senso più profondo, ossia quello di creare un legame assonante con la “California” d’oltreoceano e costruire su questo nome una promessa…un desiderio: quello di andare via dalla California di periferia, dove la vita è fin troppo dura e misera e sembra non lasciare via di scampo e scappare verso la California del sogno americano.

Devo ammettere che il gioco di assonanze ha avuto un certo effetto su di me. Solo in parte però. Perché altro che California…a me sarebbe bastato anche solo scappare fuori dalla sala e graziare occhi e orecchie, da quello che posso senza alcun dubbio definire: la cosa peggiore vista nell’intera rassegna cinematografica (e forse negli ultimi 5/6 anni).

Non ho mai piacere a stroncare su tutti i punti di vista una pellicola, perché conosco bene i sacrifici ed il lavoro che precedono, accompagnano e (qualche volta) seguono alla realizzazione delle riprese…soprattutto poi se si tratta di un film italiano. Ma guardare fino alla fine La California è stata davvero un’esperienza agghiacciante. Una di quelle che spero di non rivivere più al cinema.

Ho aspettato un po’ prima di buttare giù questa recensione, confrontandomi dapprima con i miei colleghi e buttando poi un occhio a qualche altra recensione pubblicata su altre testate online. I motivi erano due: evitare una denuncia per offese e diffamazione (seppur a modo mio giustificate) per qualcosa di scritto troppo “a caldo”; provare a capire se il malessere provato in sala durante la proiezione fosse qualcosa di soggettivo o, effettivamente, la naturale reazione a qualcosa di oggettivamente brutto e mal realizzato.

Il risultato di questa attesa? 1) Eliminare (giustamente) dagli appunti espressioni eccessivamente livorose, tra cui la più buona suonava tipo “Metti caso che uscendo da qui mi mette sotto un pullman, l’ultimo film che ho visto al cinema è sta m***a?!?!”; 2) A giudicare dai pessimi commenti ascoltati appena fuori dalla sala di alcuni colleghi che ho riconosciuto e confrontarli con le loro entusiastiche recensioni, mi ha dato ulteriore conferma sulla somiglianza tra il mondo calcistico e quello della critica: ci sono squadre di cui se proprio devi parlare male, meglio che parli d’altro…o non parli per niente.

La California è un film sbagliato. In tutto.

A voler fantasiosamente trovare un’attenuante (e lo faccio solo per dimostrare che non è che mi diverto ad infierire), sembra quasi che la sceneggiatura sia stata scritta per qualcosa di molto più ampio di un semplice lungometraggio. Un film ad episodi…magari una Serie TV, ma non una pellicola di poco meno di due ore. Il punto è che però, anche appoggiando questa tesi, non credo che produzione e distribuzione abbiano puntato una pistola alla tempia della Bomoll, costringendola a dover tagliare a colpi di machete l’intero copione e di cercare di provare a dargli un senso.

La regista sembra non svolgere mai le mansioni che il suo ruolo comprenderebbe. Sembra muoversi senza direzione all’interno di infinite matrioske di storie, storielle, fatti cronaca e personaggi, i cui pezzi vengono consegnati senza criterio allo spettatore che ha l’arduo compito di rimetterli insieme, capire quali sono utili ai fini del racconto e quali sono lì per chissà quale motivo e cercare di ricomporre tutto.

Un esempio su tutti è il personaggio di Stupazzoni, protagonista di alcune scene che definire “senza capo né coda” è fargli un complimento: un impresario musicale interpretato da Enrico Salimbeni che, dopo anni di richieste cestinate (ce lo racconta lui stesso frettolosamente) da parte della parrucchiera/cantante rock Liviana (Angela Baraldi), si presenta ad una sua serata live e, dopo una sola canzone ascoltata, tira fuori dalla giacca un foglio arrotolato ed una penna e propone alla donna il “treno da non lasciarsi scappare”. Il fatto che poi la donna diventi, una volta lasciato il paese per una tournée, improvvisamente il punto di riferimento di una delle due protagoniste, al punto da doverla chiamare al telefono in un momento di sconforto, è un rebus talmente fuori dalla mia portata che lo lascio volentieri ai colleghi concorrenti che hanno definito “Una piacevole sorpresa” il film.

La pellicola è satura di elementi del genere ad ogni singola inquadratura. Sembra un collage di mini sketch, montati con lo sputo e discordi l’uno dagli altri. Del sonoro nemmeno ne parlo. La musica è talmente alta che a tratti si fa fatica a sentire i dialoghi dei protagonisti. Ma forse questo è un bene.

Sì. Perché l’elemento peggiore de La California, se nel mucchio vogliamo trovarne uno, è la selezione del Cast. Piccola premessa: non trovo alcun tipo di problema se si sceglie, per motivi prettamente economici e legati alla promozione e distribuzione di una pellicola, l’inserimento di celebrità (o pseudo tali) provenienti da altri campi e poco avvezzi alla recitazione…a patto che però, a meno che non si tratti di vere e proprie “rivelazioni”, ricoprano ruoli marginali e non essenziali alla costruzione del climax emozionale dell’intero film. Ne La California sembra invece tutto costruito per dar modo di recitare a gente che non dovrebbe farlo, magari perché brava in altri settori o perché proprio “NO”.

Affidare a Lodo Guenzi, il frontman de Lo Stato Sociale e a Giulia e Silvia Provvedi (vedi Le Donatella) i ruoli principali della pellicola, non fa che regalargli un livello recitativo da sagra della pannocchia abbrustolita. Tutto si può tranquillamente racchiudere in una sola parola: Overacting. Gli interpreti sembrano non aver quasi voglia di incarnare i propri personaggi, ma da quello che si vede sullo schermo, si può avere la quasi certezza che non abbiano ricevuto né consigli, né direttive diverse da “Vai da lì a lì e sei triste” oppure “Ti ha rubato il fidanzato, sei arrabbiata”.

La produzione ha presentato La California come un film “Eccentrico” (alla Michel Gondry, per intenderci), ma di eccentrico non c’è nemmeno la scusa che hanno provato ad utilizzare per mascherare la totale illogicità del prodotto che stavano andando a promuovere. Con me non ha funzionato…e penso che si sia abbastanza capito a questo punto. Qualcuno però l’hanno convinto: i tanti colleghi delle testate concorrenti che “inspiegabilmente” hanno stravolto il loro giudizio, nei pochi minuti che portavano dalla sala alla Press Room dell’Auditorium allestita per noi.

Cosa li ha convinti? Cosa ha influenzato il loro cambio di rotta? Non lo so. E’ un rebus. Un rebus grande almeno quanto la presenza di Stupazzoni nel film.

Alessandrocon2esse

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La California

La California
1

Valutazione Complessiva

1.0/10

SCHEDA

  • Regia: Cinzia Bomoll
  • Anno: 2022
  • Durata: 100'
  • Genere: Bravo chi lo capisce

Interazioni del lettore

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